mercoledì 27 febbraio 2008


Quadri senza titolo (1°parte)

(Gli scritti di Le Corbusier)


Le Corbusier si considerò sempre più un pittore che un architetto ed aveva due separati studi, in uno lavorava come pittore e nell'altro come architetto. Ancora oggi continua ad essere conosciuto più come architetto che come pittore. Ma c'è un indizio interessante nel suo lavoro pittorico che in un certo senso riunisce le due attività: non dava quasi mai un titolo alle sue opere. La reazione istintiva del visitatore che apprende questo particolare è di rifare il giro delle sale per riguardarsi le opere che altri e non lui (tranne qualche eccezione) hanno titolato e quindi inevitabilmente in un certo senso interpretato, e provare a dargli un'altra titolazione.
Nel 1930 Le Corbusier pubblica un libro, una sorta di taccuino di appunti dal titolo “Precisazioni sulla stato attuale dell'architettura e dell'urbanistica con un prologo americano, un corollario brasiliano seguiti da una temperatura parigina e da un atmosfera moscovita” (in italiano pubblicato in Biblioteca di Cultura Moderna Laterza). Contiene diversi buoni elementi per poter conoscere meglio l'estetica di questo eclettico autore e anche le atmosfere di quegli anni che ispirarono le sue creazioni.
Nel 1960 il testo viene ristampato e lo stesso Le Corbusier scrive nella prefazione:
“Il nostro problema è il seguente: gli uomini abitano la terra. Perché? In che modo? Altri vi risponderanno. Il mio dovere individuale, la mia ricerca è di mettere questo uomo d'oggi al riparo del male, al riparo della catastrofe; di metterlo in condizione di benessere, nella gioia quotidiana, nell'armonia. Si tratterà in particolare di ristabilire o di stabilire l'armonia tra l'uomo e il suo ambiente (...) Una civilizzazione meccanica si è insediata sornionamente, clandestinamente a nostro dispetto, senza che lo capissimo chiaramente. Essa ci ha precipitati e ci mantiene nel discutibile modo di vita odierno. Sintomi di squilibrio appaiono nella salute degli individui, nelle trasformazioni economiche, sociali, religiose. Una civilizzazione macchinista è cominciata. Alcuni non la comprendono, altri la subiscono. Ma 'dove sono le nevi dell'altro anno'? (Citazione da una ballata del poeta F. Villon)
Oro e argento circolano nelle nostra attività e raddoppiano gli onori, gli orgogli, le vanità. La terra è rotonda e ormai troppo piccola. L'era atomica capovolge le strategie. Gli aerei trasportano gli uomini da più di vent'anni. Con la borsa di cuoio in mano essi salgono sull'aereo; in dieci o venti ore si trovano agli antipodi (...) Ma oggi il problema si pone alla nostra attenzione: la terra è malamente abitata dagli uomini, sono apparsi dei mostri, che sono le città tentacolari, cancro dei nostri insediamenti. Chi se ne occupa, chi se ne preoccupa?”
Nei testi delle dieci conferenze (definite “Precisazioni”) tenute in varie località tra l'Argentina e il Brasile nel 1929, troviamo esposte in anticipo molte moderne intuizioni, che esulano dal campo strettamente architettonico-urbanistico per sfociare in quello dell'ecologia, della sociologia ecc. ecc. Molte di queste idee, quella del verde urbano, e del far piantare alberi ai bambini, oggi ci sembrano scontate ma allora non lo erano affatto.
Nella prima di questo ciclo di conferenze troviamo una sferzante critica del moderno “disordine urbano”:
“ L'architettura è il risultato dello stato d'animo di un'epoca. Siamo in un vicolo cieco, gli ingranaggi sociali e morali sono disorganizzati (...) La riforma è difficile da intraprendere, poiché è l'ipocrisia che regna: amore, matrimonio, vita sociale, morte: siamo interamente falsificati, noi siamo falsi! Siamo saturi di Brillat Savarin, una cucina per colazioni e pranzi diplomatici, un porto di smoking o di abiti a coda. Se pure usiamo porri, asparagi, patate, carne di bue, burro, spezie, frutta, in grazia di una scienza che ha fatto scrivere interi libri, riusciamo a snaturare tutto, a ricondurre ogni ingrediente allo stesso sapore. Solo risultato apparente è che, grazie al vino ed a puzzolenti formaggi, appesantiamo talmente lo stomaco che una parte del controllo intellettuale va perduta. L'architettura è coinvolta in questo processo”.
Per Le Corbusier tutto ciò che nel mondo intero è stato prodotto agli inizi dell'era macchinista, non è altro che il “frutto di una convulsione dello spirito e l'effetto di un equivoco, la forza da cui sono nati i mostri, le nostre città, cosiddette moderne, questa forza potentemente accresciuta dal suo stesso impulso, dovrà in breve cacciare l'incoerenza, distruggere questi primi strumenti ormai usati e, al loro posto, essa introdurrà l'ordine, eliminerà lo spreco, imporrà l'efficacia, produrrà la bellezza!”.
(continua)

M.L.A.
Quadri senza titolo (2° parte)
Nella terza delle dieci conferenze di Buenos Aires dice “non credo, alla fine dei conti, di dare importanza ad altro che alla bellezza, che è la vera sorgente di gioia. L'arte, prodotto dell'equazione ragione=passione, è a mio avviso il luogo dell'umano benessere. “Architettura” è un atto di volontà cosciente.
“Architetturare”, significa mettere in ordine. Mettere in ordine che cosa? Delle funzioni e degli oggetti. Occupare lo spazio con edifici e con strade. Creare dei vasi per riparare gli uomini e creare delle comunicazioni utili a farli incontrare. Agire sul nostro spirito attraverso l'abilità delle soluzioni, sui nostri sensi attraverso le forme che si offrono ai nostri occhi e attraverso distanze determinate per il nostro cammino. Commuovere attraverso il gioco delle percezioni cui siamo sensibili, e a cui non possiamo sottrarci. Spazi, distanze e forme, spazi interne e forme esterne, e spazi esterni , quantità, pesi, distanze, atmosfera, è attraverso questi strumenti che noi agiamo. Questi sono i fattori in causa.” E ancora: “Architettura musica sono manifestazioni istintive della dignità umana. Con esse l'uomo afferma: Io esisto, sono un matematico, un geometra, un essere religioso. Ossia credo in qualche ideale gigantesco che mi domina e che posso perseguire Architettura e musica sono sorelle molto intime: materia e spiritualità; l'architettura è nella musica, e la musica nell'architettura. In entrambe un cuore che tende a sublimare (...)non ci si può sublimare con dei dissacrati.”
La madre di Le Corbusier era pianista e insegnante di musica, lui non compose mai armonie di note ma armonie di volumi, di colori, di forme, lo possiamo dire osservando tutta la sua produzione architettonica e artistica, le sculture, le pitture, anche questi stessi scritti che stiamo considerando, tutto ha un suo ritmo. Senza mai dimenticare il fondamentale binomio forma-funzione. E' interessante a questo proposito riguardare i suoi progetti di spazi “sacri”, il Convento di Sainte Marie de la Tourette, (dei Domenicani), La Cappella di Notre Dame du Haut a Rochamp, la chiesa di S. Pierre a Firminy, alla luce di questi suoi appunti di viaggio. Sulla semplicità:
“Il semplice non vuol dire povertà, il semplice rappresenta una scelta, una discriminazione, una cristallizzazione che ha per oggetto la purezza stessa. Il semplice è una concentrazione. Non più una forma che è un agglomerato irsuto di volumi, fenomeno che non si riesce a controllare, ma una forma sintetica, atto pieno di coscienza, fenomeno di spiritualità”.
Sulla luce: “La luce è a mio avviso l'alimento basilare dell'architettura. Io compongo con la luce. Ho fatto appello ogni istante alla luce, intesa materialmente e spiritualmente. Materialmente: bisogna vederci chiaro per saper apprezzare. Apprezzare significa giudicare, intervenire individualmente. Ed eccoci nello spirituale: intervenire è la gioia. E ho fatto appello alla saggezza: giungere al massimo attraverso il minimo, che è la chiave dell'economia generale e causa profonda di qualsiasi opera d'arte.”
Sul silenzio: “Il rumore deve essere sconfitto. Una sana dottrina urbanistica e una dottrina della “macchina per abitare” rifiutano il rumore (...) La tendenza della meccanica più raffinata non è per il rumore, bensì per il silenzio. Noi soffriamo per il rumore, il rumore è anormale, i suoi effetti sono disastrosi... Tra breve i milionari offriranno ai loro amici ore di “silenzio”. Questo succederà se non riesce a trionfare l'urbanistica moderna apportatrice di pace. Si troverà una capitale che vorrà essere elogiata perché sarà diventata silenziosa”.
Un giorno un collega gli disse che avrebbero dovuto trovare un sistema per brevettare le loro idee per proteggerle. Ma lui gli rispose in questo modo: L'idea è fluida, un'onda che cerca delle antenne. E le antenne stanno dappertutto. Caratteristica di un' idea è appartenere a tutti. Ci si trova sempre a scegliere tra due fatalità: donare delle idee o prenderle dagli altri. In realtà ci capita di fare sempre entrambe le cose; doniamo ben volentieri le nostre idee e, a titolo di compenso impieghiamo, sfruttiamo per dei fini più particolari idee che sono universalmente diffuse e che un giorno in tutto o in parte vengono in nostro aiuto. L'idea è proprietà pubblica, dominio pubblico. Donare le proprie idee, ebbene! E' semplice e non c'è altra via d'uscita che questa! Donare le proprie idee non significa dolore o perdita. Si può provare una soddisfazione profonda, che non è necessariamente vanità, nel vedere le proprie idee adottate dagli altri (...) Si tratta del fondamento stesso della solidarietà. (Conferenza a Rio de Janeiro, 1929)
Si era allora ancora abbastanza lontani da certe attuali moderne concezioni di “rete” e di “informatiche-condivisione”, si capisce perché lo stesso collega che gli poneva la questione del brevettare le “idee” diceva di Le Corbusier: è un uomo che “crea delle correnti d'aria e noi ci passiamo sopra!”
Così non bisogna stupirsi troppo se in questi giorni in Francia si parla di porre alcuni suoi progetti sotto il patrocinio dell'Unesco. Sembra quasi di sentirlo: “Oh, entusiasmo, tu strapperai sempre alla fine, coloro che sentono la tua fiamma dalla quiete e dal riposo!”
(Titolo dell'edizione orginale “Précisions sur un état présent de l'architecture et de l'urbanisme” Les Edition G. Gres et Cie, Fondation Le Corbusier, Paris, traduzione di F. Tentori)
Maria Letizia Azzilonna

martedì 19 febbraio 2008

Maria, Madre dell'Agnello

Ricordati, o piissima Vergine Maria,
che non si è mai inteso al mondo che qualcuno
abbia fatto ricorso alla tua protezione,
abbia implorato il tuo aiuto,
abbia chiesto il tuo patrocinio
e sia stato da te abbandonato.
Animato da una tale confidenza,
a te ricorro,
O Maria, vergine delle vergini,
a te vengo,
e, peccatore come sono,
mi prostro ai tuoi piedi
a domandare pietà.
Non volere o Madre del divin Verbo,
disprezzare le mie preghiere,
ma benigna ascoltale
ed esaudiscile.
Amen (S. Bernardo di Clairvaux)

mercoledì 13 febbraio 2008

Preghiera per una campagna elettorale pulita

Siano pacati i toni, siano autentiche le promesse, siano dignitosi i mezzi utilizzati siano bandite le diffamazioni violente, le volgarità gratuite, i mezzi illeciti, le ciniche strumentalizzazioni delle cose sante, si metta innanzi sempre il bene comune, l'amore autentico per il Paese e per l'Europa e non solo del proprio campanile, il rispetto dei più giovani, si conquistino i cuori con la passione più che con la mazzetta, con la gioia e la voglia di fare più che creando strategie di tensione,
comunicando serenità e sicurezza piuttosto che terrore, amore per l'onestà, piuttosto che per la prepotenza, per la verità piuttosto che per l'ambiguità, per l'impegno piuttosto che per l'indifferenza. Ricordandosi il vecchio detto, chi semina vento raccoglie tempesta!



sabato 9 febbraio 2008

Vocazione di Mosè

L'angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco in mezzo a un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva nel fuoco, ma quel roveto non si consumava. Mosè pensò: "voglio avvicinarmi a vedere questo meraviglioso spettacolo: perché il roveto non brucia?". Il Signore vide che si era avvicinato e disse: "Mosè, Mosè!". Rispose: "Eccomi!". Riprese: "Non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è una terra santa!". E disse: "Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe". Mosè allora si velò il viso, perché aveva paura di guardare verso Dio. Il Signore disse:"Ho osservato la miseria del mio popolo e ho udito il suo grido a causa dei suoi sorveglianti; conosco infatti le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo...e per farlo uscire da questo paese...io stesso ho visto l'oppressione con cui li tormentano. Ora va'! Fa uscire dall'Egitto il mio popolo." (Dal libro dell'Esodo 3, 1-20)
*** *** ***
Spesso accade che i nostri peggiori nemici non siano fuori di noi, ma in noi stessi! Sono i nostri difetti, i nostri attaccamenti, la cupidigia, la nostra poca fede, i rancori che intossicano i cuore e ci imprigionano nella tristezza, il desiderio smodato di cose che non possiamo ottenere. Soffriamo a volte ingiustamente perchè altri si appropriano di ciò che spettava di diritto a noi, e che avevamo conquistato con fatica, oppure perché non riusciamo a tacere di fronte alle ingiustizie e ci facciamo nemici potenti. Nella Scrittura dell'Antico Testamento troviamo molti esempi di sofferenza "innocente", molti esempi tra i profeti i quali avevano ricevuto da Dio la loro scomodissima vocazione e gli era impossibile tacere, e allora ecco scatenarsi le ire dei prepotenti di turno.
Oppure per esempio, Giobbe, che non andava in giro a predire sventure o a smascherare le trame dei furbi, come i profeti, ma era, un giusto, come si dice oggi, una brava persona; questi, per una scommessa tra il Signore e il demonio, viene spogliato un po' alla volta di tutto quanto aveva e lasciato povero e malato in terra a grattarsi le ferite con un coccio. Ma il Signore lo benedice nuovamente e gli ridona molto più di quello che gli aveva sottratto per provare la sua fede. Ma anche nel Nuovo Testamento, il Vangelo, Gesù è emblema della sofferenza innocente. Il suo insegnamento durissimo a riguardo ci consiglia che nel caso qualcuno ci abbia preso il mantello, dobbiamo donargli anche la tunica, se ci hanno schiaffeggiato su una guancia, dobbiamo porgere anche l'altra, nel caso che l'aggressore non fosse ancora soddisfatto. Fedele ai suoi insegnamenti Gesù ha lasciato che lo spogliassero delle sue vesti, della famosa tunica senza cuciture, ma il Padre celeste lo ha rivestito di luce per l'eternità!

venerdì 8 febbraio 2008

Sul "silenzio"

Sul silenzio

Occorrono speciali misure per la lingua, che per il negligente può diventare uno strumento di innumerevoli mali... E' scritto infatti nel salmo 33: "C'è qualcuno che desidera la vita brama lunghi giorni per gustare il bene? Preserva la lingua dal male, le labbra da parole bugiarde". Con la parola "male" si vieta ogni sorta di insulto e parola maliziosa, con l'aggettivo "bugiarde" si pone fine alla malvagità e alle sue conseguenze, intendo dire la dissimulazione, l'adulazione, la menzogna, i doppi sensi che copiscono il fratello nel segreto. ...Ho ricevuto questo strumento da Dio non per bestemmiare contro di lui, nè per insultare, biasimare, condannare, accusare, calunniare il fratello o commettere qualsiasi altro tipo di male che ha origine in questo strumento. L'ho ricevuto piuttosto per pronunziare le rette dottrine, proclamare le parole di Dio rionoscere il Creatore, lodare il prossimo e dargli utili suggerimenti, condannare me stesso, ...Chi è dunque il saggio che sorveglierà la lingua e comprenderà nella conoscenza le virtù del silenzio? La porta della conoscenza si apre per colui che ha serrato la lingua. Chi sorveglia la propria bocca mantiene la mente senza macchia, chi serra le labbra si trova nella fortificazione dei propri pensieri. L'uomo del silenzio tiene il cuore libero dalla prigionia. L'uomo del silenzio scopre le trappole delle belve intellegibili. Un uomo dalla lingua disciplinata volge la sua anima a Dio; con la sua attitudine attenta si prepara a ricevere i doni divini. Egli canta con il profeta: "Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore, egli annunzia la pace per il suo popolo, per i suoi fedeli, per chi ritorna a lui con tutto il cuore". (Salmo 84) Colui che controlla la lingua consegue con facilità il dominio delle passioni. Colui che controlla la lingua medita sulle parole dei divini comandamenti, "affinchè la sua bocca non parli dell'agire degli uomini". (Salmo 16) ... Anche noi dunque, pensando a tali cose pertutto il tempo, grideremo dinanzi a Dio: "Poni Signore una custodia alla mia bocca, sorveglia la porta delle mie labbra", (Salmo 140) e la conoscenza ci farà comprendere i nostri pensieri, in modo che possiamo sorvegliare le nostre strade e non peccare nè nella lingua nè nella conoscenza, ma piuttosto aprire e chiudere la nostra bocca nel timore divino.
Tu solo sei in grado di sorvegliare l'ingresso della nostra mente con la conoscenza e la sua uscita con la lingua, a te gloria, onore e adorazione, al Padre, al Figlio e allo Spirito santo, oggi e sempre, nei secoli dei secoli. Amen

(Dalle Lettere e Discorsi di Teolepto di Filadelfia)


mercoledì 6 febbraio 2008

Le Ceneri

Salmo 50

Pietà di me, o Dio,
secondo la tua misericordia;
nel tuo grande amore
cancella il mio peccato.
Riconosco la mia colpa,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l'ho fatto;
Ecco nella colpa sono stato generato,
nel peccato mi ha concepito mia madre.
Ma tu vuoi la sincerità dl cuore
e nell'intimo m'insegni la sapienza.
Purificami con issopo e sarò mondato;
lavami e sarò più bianco della neve.
Fammi sentire gioia e letizia,
esulteranno le ossa che hai spezzato.
Distogli lo sguardo dai miei peccati,
cancella tutte le mie colpe.
Crea in me o Dio un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non respingermi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito.
Rendimi la gioia di essere salvato,
sostieni in me un animo generoso.

Dal libro del profeta Isaia

...Ecco voi digiunate fra litigi e alterchi e colpendo con pugni iniqui. Non digiunate più come fate oggi, così da fate udire in alto il vostro chiasso. E' forse questo il digiuno che bramo, il giorno in cui l'uomo si mortifica? Piegare come un giunco il proprio capo, usare sacco e cenere per letto, forse questo vorresti chiamare digiuno e giorno gradito al Signore? Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo? Non consiste forse nel dividere il pane con l'affamato, nell'introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire chi è nudo, senza distogliere gli occhi da quelli della tua gente? Allora la tua luce sorgerà come l'aurora, la tua ferita si rimarginerà presto. Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà. Allora lo invocherai e il Signore ti risponderà; implorerai aiuto ed egli dirà: "Eccomi!". Se toglierai di mezzo a te l'oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, se offrirai il pane all'affamato, se sazierai chi è digiuno, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua oscurità sarà come il meriggio. Ti guiderà sempre il Signore, ti sazierà in terreni aridi, rinvigorirà le tue ossa; sarai come un giardino irrigato come una sorgente le cui acque non inaridiscono.

domenica 3 febbraio 2008

XXX Giornata per la Vita


3 febbraio 2008

Le donne che hanno vissuto il trauma dell'aborto, (è sempre tale anche quando una donna rimane convinta di aver fatto la scelta migliore) devono sapere che questo evento lascia dei residui a livello psico-fisico e che è possibile (e doveroso) utilizzare ogni mezzo a disposizione per rimediarvi. Ritengo che ciò avvenga sia quando la persona ha ricevuto una educazione cristiana, sia quando non è così. Bisogna evitare di "colpevolizzare", chi ha ceduto a questa trappola perché intere generazioni di donne sono cresciute indottrinate sulla liceità dell'atto e con le battaglie per la conquista di questa "libertà". E numerose sono le donne che vi sono state costrette dal partner o dalla famiglia, o da cattivi consiglieri. Chi scrive ricorda bene come in certi anni alcuni dicevano che era come andare dal dentista! Ma la scienza ha fatto molti progressi da allora e sembra oggi abbastanza chiaro che al di là di ogni giudizio etico o moralistico che vi sono delle indiscutibili ripercussioni sulla salute della donna. Questo non significa che i danni siano irreparabili, vi sono donne che sono incappate in questo dramma e che oggi vivono tranquillamente e svolgono professioni prestigiose (in tutti i campi sociali, anche tra i "vip") cavandosela anche bene. Diverso è per i le classi sociali meno abbienti e per le donne extracomunitarie (le statistiche dicono che siano loro oggi le più numerose) certamente l'ignoranza e la mancanza di consapevolezza di ciò che si è fatto costituiscono una buona attenuante, ma rimane l'aspetto psico-fisico e lì è opportuno informare. Molte donne hanno curato questa ferita con la psico-terapia, altre adottando bambini a distanza, altre svolgendo attività caritative. Per le donne di tradizione cattolica è ovviamente fondamentale il sacramento della confessione e il catechismo della Chiesa Cattolica prevede per questo genere di mancanze un confessore che sia almeno un religioso o un Vescovo, qualcuno che abbia un carisma superiore alla media. Sono interessanti le testimonianze di donne che hanno raccontato cosa è avvenuto in loro dopo aver fatto la confessione e ricevuto l'assoluzione per questo tipo di colpa, o dopo aver dato un nome al bambino mai nato e aver fatto celebrare anche delle messe a suffragio per queste creature. Avviene allora che molte sperimentano un miglioramento del proprio stato psico-fisico e la scomparsa di veri e propri "blocchi" a livello energetico e di rigidità nel corpo. Occorre comunque sempre molta delicatezza, sono da evitare le campagne anti-abortiste violente, perché è come sparare nel mucchio, spesso dietro certe scelte ci sono veri e propri drammi umani, si rischia di esasperare situazioni di fragilità, di causare accanimento invece che pentimento. Va anche detto che molti accaniti anti-abortisti non dimostrano la stessa sensibilità verso le numerose etnie di migranti che attraversano i nostri paesi e che poveri di tutto sono indifesi proprio come "embrioni" scacciati dal ventre materno, oppure anziani dimenticati negli ospizi e anziani a cui viene accorciata brutalmente la durata naturale dell'esistenza perché tanto oramai sono solo un peso per la famiglia che ha troppo da fare. Allora difendere la sacralità della vita significa difendere tutta la vita in tutte le sue fasi lì dove è minacciata. (M.L.A.)
*** *** ***
O Maria, Aurora del mondo nuovo,
Madre dei viventi,
affidiamo a Te la causa della vita:
guarda o Madre al numero sconfinato
di bimbi cui viene impedito di nascere,
di poveri cui è reso difficile vivere,
di uomini e donne vittime di disumana violenza,
di anziani e malati uccisi dall'indifferenza
o da una presunta pietà.
Fa' che quanti credono nel tuo Figlio
sappiano annunciare con franchezza e amore
agli uomini del nostro tempo il Vangelo della vita.
Ottieni loro la grazia di accoglierlo
come dono sempre nuovo,
la gioia di celebrarlo con gratitudine
in tutta la loro esistenza
e il coraggio di testimoniarlo
con tenacia operosa, per costruire,
insieme con tutti gli uomini di buona volontà,
la civiltà della verità e dell'amore,
a lode e gloria di Dio creatore e amante della vita.
Giovanni Paolo II

sabato 2 febbraio 2008

Il "secondo Battesimo"

Festa della vita consacrata
La Vita consacrata, è radicata nel Vangelo; ad esso, come alla sua regola suprema, ha continuato ad ispirarsi lungo i secoli ed ad esso è chiamata a tornare costantemente per mantenersi viva e feconda portando frutto per la salvezza delle anime". “Agli inizi delle diverse espressioni di Vita consacrata” ha detto il Papa “c’è sempre una forte ispirazione evangelica” ed è stato lo “Spirito Santo ad illuminare di luce nuova la Parola di Dio ai fondatori e alle fondatrici”: "Lo Spirito Santo attira alcune persone a vivere il Vangelo in modo radicale e a tradurlo in uno stile di sequela più generosa. Ne nasce così un’opera, una famiglia religiosa che, con la sua stessa presenza, diventa a sua volta “esegesi” vivente della Parola di Dio. Il succedersi dei carismi della Vita consacrata, dice il Concilio Vaticano II, può dunque essere letto come un dispiegarsi di Cristo nei secoli, come un Vangelo vivo che si attualizza in sempre nuove forme.

venerdì 1 febbraio 2008

Sacro Cuore

Il cuore è un muscolo! Bisogna ricordarsi di tenerlo in allenamento, portarlo in "palestra" con una certa regolarità, come si fa con tutto il resto della muscolatura. Altrimenti come tutti gli altri muscoli perde tono e vigore, a volte si rimpicciolisce e non sembra più un cuore, a volte si atrofizza e non funziona più tanto bene. Con la grazia che viene da Dio e un costante allenamento è possibile farlo dilatare fino a contenere il mondo intero! Così è il cuore dei santi. Ma ci si può esercitare incominciando con l'amare il nostro prossimo più prossimo e soprattutto quelli che non ci sono simpatici, quest'ultimo esercizio è uno dei più efficaci per uno sviluppo perfetto della muscolatura cardiaca ma è anche piuttosto difficile. Non tutti ci riescono, ma chi ci riesce non cambia solo se stesso ma anche la realtà che lo circonda, anche se la persona in questione è tutt'altro che amabile o è già passata a miglior vita. E' anche un ottimo esercizio amare le persone che hanno importanti responsabilità civili, perché tutti coloro che si sentono amati in genere danno il meglio di sé. E' sempre un valido allenamento amare gli afflitti e gli sfiduciati perché trovino la forza di reagire verso il bene e non verso la violenza, anche quando siamo impossibilitati ad aiutarli materialmente, possiamo sostenerli con la forza del nostro cuore ben allenato!
Signore aiutaci ad amare, in ogni situazione,
nel bene e nel male,
aiutaci ad avere sempre un angolo del nostro cuore libero
per chi si trova nel bisogno,
fa il tempo della prova non indurisca il nostro cuore
ai bisogni materiali e spirituale dei fratelli,
donaci un cuore che abbia a "cuore" e rispetti,
tutte le bellezze
del creato, e che rispetti ogni creatura, un cuore libero
dalle suggestioni del male,
un cuore che si dilata ogni giorno di più
nel tuo amore! Amen

giovedì 31 gennaio 2008

Dalle Lettere di Don Bosco

DALLE LETTERE DI DON BOSCO

(...) E' certo più facile irritarsi che pazientare: minacciare un fanciullo che persuaderlo: direi ancora che è più comodo alla nostra impazienza ed alla nostra superbia (che è causa dell'ira) castigare quelli che resistono, che correggeri col sopportarli con fermezza e con benignità. (...) Così faceva Gesù con i suoi apostoli, tollerandoli nella loro ignoranza e rozzezza, nella loro poca fedeltà, e col trattare i peccatori con una dimestichezza e familiarità da produrre in alcuni lo stupore, in altri quasi lo scandalo, ed in molti la santa speranza di ottenere il perdono da Dio. Dal momento che sono i nostri figli allontaniamo ogni collera quando dobbiamo reprimere i loro falli, o almeno moderiamola in maniera che sembri soffocata del tutto. Non agitazione dell'animo, non disprezzo negli occhi, non ingiuria sul labbro; ma sentiamo la compassione per il momento, la speranza per l'avvenire, ed allora sarete i veri padri e farete una vera correzione. In certi momenti molto gravi giova più una raccomandazione a Dio, un atto di umiltà a lui, che una tempesta di parole, le quali se da una parte non producono che male in chi le sente, dall'altra parte non arrecano vantaggio a chi le merita. Ricordatevi che l'educazione è cosa del cuore, e che solo Dio ne è il padrone, e noi non potremo riuscire a cosa alcuna, se Dio non ce ne insegna l'arte, e non ce ne mette in mano le chiavi. Studiamoci di farci amare, d'insinuare il sentimento del dovere del santo timore di Dio, e vedremo con mirabile facilità aprirsi le porte di tanti cuori ed unirsi a noi per cantare le lodi e le benedizioni di colui, che volle farsi nostro modello, nostra via, nostro esempio in tutto, ma particolarmente nell'educazione della gioventù.

mercoledì 30 gennaio 2008

Che significa essere "persona"?



Un uomo non è un pezzo di materia

Quando diciamo che un uomo è una persona, vogliamo dire che egli non è solamente un pezzo di materia, un elemento individuale della natura, così come sono elementi individuali della natura un atomo, una spiga di grano, una mosca, un elefante. Dov'è la libertà, dov'è la dignità, dove sono i diritti di un pezzo individuale di materia? Non ha senso che una mosca, un elefante diano la loro vita per la libertà, per la dignità, per i diritti della mosca o dell'elefante. L'uomo è sì un animale e un individuo, ma non come gli altri. L'uomo è un individuo che si guida da sè mediante l'intelligenza e la volontà: esiste non solo fisicamente, ma c'è in lui un esistere più ricco e più elevato, una sopraesistenza spirituale nella conoscenza e nell'amore. La persona è un tutto, ma non è un tutto chiuso; è un tutto aperto, non un piccolo dio senza porte nè finestre o un idolo che non vede, non intende e non parla. Essa tende per natura alla vita sociale e alla comunione. Noi non possiamo essere uomini e divenire uomini senza andare in mezzo agli uomini; noi non possiamo accrescere in noi la vita e l'attività senza respirare con i nostri simili. (J. Maritain)

martedì 29 gennaio 2008

Il Senato come lo stadio?



E' inevitabile una riflessione sulle ultime vicende italiane che hanno sciupato mondialmente l'immagine del nostro Paese. Come si può fare finta di niente quando coloro che dovrebbero essere modello o d'esempio perdono a tal punto il controllo su se stessi da far dubitare chi guarda su che cosa sta guardando? Come si può poi pretendere che certe manifestazioni violente verbali e gestuali non vengano emulate dai giovani? Trasformare il Senato in una salumeria portandosi dietro mortadella affettata o nella peggiore delle bettole davanti alle telecamere non dovrebbe essere permesso impunemente. Perché non porre delle sanzioni in questi casi estremi? Si può quantificare economicamente il danno recato all'immagine di una intera nazione? Certamente il temperamento del popolo italiano non è quello anglosassone, ma c'è un limite che non dovrebbe essere mai superato. Ci sono molti vantaggi ad essere sempre sulla "scena" , davanti alle telecamere, lo sappiamo tutti e non c'è bisogno di elencarli. Ma ci sono anche dei doveri di rispetto, di buona educazione, di semplice auto-controllo. Si potrebbe parlare in questo caso di vilipendio all'immagine del Paese. Come pretendere di bandire la violenza dagli stadi quando non si riesce a bandirla neanche in Parlamento? Come cittadino posso sentirmi tranquillo di affidare il mio futuro in mani di persone che hanno difficoltà nel controllare il sentimento dell'ira, e che si lasciano accecare dal sentimento dell'odio fino a perdere l'autocontrollo? Certemente nessuno vuole dei "robot" come parlamentari. Ma esistono diversi sistemi per essere capaci di controllarsi meglio, chi si definisce cattolico, può pregare di più, come faceva Don Bosco quando aveva davanti a sè una giornata particolarmente faticosa. Ci sono tecniche psicologiche estremamente efficaci, c'è il "training autogeno", c'è la meditazione trascendentale, ci sono svariate forme di massaggi, ci sono farmaci portentosi per riuscire a mantenere la calma nei momenti delicati.
Chi deve rappresentare pubblicamente un Partito politico, di qualsiasi orientamento sia, non può permettersi di cadere in tali forme di delirio davanti alle telecamere. Non vorremmo mai che si dovesse ricorrere al trattamento sanitario obbligatorio (litri di camomilla, prima di ogni seduta importante!) anche per i troppo focosi parlamentari, oltre che per certi poveri cristi disoccupati.

lunedì 28 gennaio 2008

Il pensiero di Tommaso D'Aquino

«Il fine della sacra dottrina è di fare conoscere Dio, non solo in se stesso, ma in quanto causa efficiente e causa finale di tutto l'universo. Tratteremo quindi, prima di Dio in se stesso; poi di Dio come causa efficiente universale e fine ultimo di tutte le creature e specialmente dell'uomo, che tende verso Dio; infine di Cristo che, in quanto uomo, è per noi la via del tendere e del tornare a Dio».
«Exitus a Deo - Reditus in Deum»
Così il primo movimento gigantesco della «Summa», principale opera di S. Tommaso, è quello che descrive il sorgere dell'universo dell'uomo da Dio, Creatore e Signore del cielo e della terra. Tutto l'universo, gli abissi stellari, il nostro mondo, l'umanità, la vita, la storia, l'uomo. È l'exitus, la partenza da Dio. L'universo creato non può fuggire dal suo creatore e Signore: esso gravita verso di Lui. Il fine a cui l'universo tende, e nell'universo l'umanità, rimane eternamente Dio, per rendergli gloria. Dio resterà per sempre il seno accogliente di tutto l'universo, particolarmente dell'uomo, il quale è attratto da Dio verso Dio con l'attrazione suprema della bellezza, della verità, dell'amore.
È il ritorno, il reditus. In questa perfetta circolarità di movimento l'uscire da Dio e il ritornare a Dio - è segnato il ritmo dell'universo, della storia, delle nostre singole vite!

domenica 27 gennaio 2008

27 gennaio - BUONA DOMENICA!

LA VERA PACE

Donaci Signore la vera pace,
che è un dono dall'alto
e liberaci dalla falsa pace
che è un prodotto del nostro egoismo

Donaci la pace che unisce nell'amicizia,
e liberaci dalla pace dell'isolamento
e del rifiuto degli altri.

Donaci la pace
che si approfondisce nella sofferenza,
e liberaci dalla pace
che si sprofonda nella prova.

Donaci la pace che sopporta lo scacco,
e liberaci dalla pace
che si gonfia del successo.

Donaci la pace
che fa crescere la speranza,
e liberaci dalla pace che comporta lo spregio,

Donaci la pace degli umili,
e liberaci dalla pace dei prepotenti.


(Aubert Collard)
Posted by Picasa

sabato 26 gennaio 2008

A Genova il Santo Volto di Edessa, matrice di tutta l'iconografia cristiana (nella foto sovrapposizione del Mandilion di Genova e del Santo Volto di Manoppello)

L'antica chiesa di S. Bartolomeo degli Armeni è coperta in buona parte dalla facciata ottocentesca del palazzo che i Padri Barnabiti costruirono nel 1883, quasi a ridosso dell'antica struttura. Solo con un po' di attenzione si può scorgere l'ingresso dell'antica chiesa che racchiude un tesoro prezioso custodito da più di sei secoli dalla città di Genova. Trattandosi il tesoro in questione di una delle più famose immagini acheropite del Volto di Cristo, forse c'è in questa originalezza architettonica anche una certa coerenza con la reliquia custodita! Un volto che continuamente si cela conservato in una chiesa che è altrettanto ben celata. I genovesi lo chiamano S. Mandillo, o il Santo Sudario: secondo la tradizione è il ritratto che il re Abgar, malato di lebbra, commissionò al pittore Anania, qualora il Nazareno non avesse potuto recarsi da lui. Si parla anche di due lettere, (Eusebio di Cesarea, nelle “Historiae Ecclesiasticae”), una di Abgar a Gesù e la risposta di Cristo stesso ad Abgar. Il pittore riuscì più che bene nella sua impresa, portando al re più che un normale ritratto! Leggiamo la vicenda come viene tramandata dalla tradizione attraverso la preziosa cornice, detta Paleologa, di finissima filigrana che racchiude il Santo Volto, dieci piccole formelle con didascalie in greco della koinè: il re Abgar a letto malato, il pittore che cerca di dipingere il ritratto, il Signore che si lava le mani e il volto e consegna il lino con sopra impressa l'immagine del suo volto al pittore insieme con una lettera per il re. Esiste anche un'altra tradizione secondo la quale il pittore avrebbe eseguito effettivamente il ritratto, quello che noi oggi vediamo. Ma le due ipotesi non è detto che si escludano a vicenda!
La storia racconta che il re Abgar guarì e dopo di lui molti altri che vennero al cospetto di quel Volto, da sempre riconosciuto e venerato come il vero Ritratto di Gesù, come la matrice di tutta l'iconografia cristiana che storicamente risulta aver avuto origine proprio nella regione di Edessa; ciò spiegherebbe il perché di alcuni procedimenti tecnici di preparazione della tavola, tra cui appunto la sovrapposizione di una tela sulla stessa tavola.
Il Santo Volto di Edessa è ricordato dallo storico Procopio, da Evagrio (VI secolo), da S. Germano di Costantinopoli, da S. Giovanni Damasceno, da Papa Gregorio II, da Papa Adriano I, dal Concilio Niceno-Costantinopolitano del 787.
Germano di Costantinopoli scrive a Leone III Isaurico, fautore dell'iconoclastìa: “come osi tu, che hai ricevuto da Dio non solo la vita ma anche la gloria imperiale, ergerti insolentemente contro la volontà del Creatore?... Non sai tu che Cristo stesso, immagine perfetta dello splendore del Padre, ha voluto dietro supplica di Abgar, re di Edessa, imprimere sul lino il suo Divin Volto e inviarglielo?” Anche Papa Gregorio II in una lettera allo stesso imperatore così si esprimeva:” Del resto tu stesso puoi giudicare...ivi accorrono a pregare le folle da tutto l'Oriente”. Ancora, Papa Adriano I in una lettera a Carlo Magno, mentre gli comunica gli atti del Concilio Niceno-Costantinopolitano accenna alla immagine di Edessa.
La Sacra Effige corse numerosi pericoli, come è possibile immaginare, prima a causa di un nipote di Abgar che volle ritornare alla idolatria, poi nell'invasione saracena dell'Armenia, quando Edessa fu espugnata. Ma i Saraceni stessi tennero in grande considerazione la Reliquia poiché era il ritratto di Gesù, per loro il Profeta Grande, sia pure inferiore a Maometto come è loro pensiero. Nell'anno 944 la preziosa immagine si ritrovò a Bisanzio dopo uno scambio tra l'emiro di Edessa e l'Imperatore di Bisanzio, (200 saraceni prigionieri di guerra, 12.000 monete d'argento e la promessa che Edessa non sarebbe più stata molestata da Bisanzio). Ancora oggi la Liturgi a Bizantina, ogni anno fa memoria della “traslazione del Santo Volto”.
Fu custodita dapprima nel Tempio di S. Sofia, poi nella Cappella Imperiale detta Chiesa del Faro, dove fu custodita quasi ad esclusivo uso liturgico della Corte.
La presenza del Santo Mandilion (Santo Lino) a Genova è legata al Doge Leonardo Montaldo che nel 1382 si trovava in Oriente per curare i possedimenti dei Genovesi. Da uno di questi viaggi recò con sé il S. Volto di Edessa. La tradizione narra di un dono dell'Imperatore Giovanni V Paleologo al Doge (da cui il nome della preziosa cornice che si chiama appunto Cornice Paleologa). Il Doge custodiva il S. Volto nel suo castello, ma morì due anni dopo nella terribile pestilenza che decimò mezza città e la reliquia fu lasciata in testamento ai monaci Basiliani di S. Bartolomeo degli Armeni (nei pressi della chiesa i Montaldo avevano possedimenti e case) che lo offrirono alla devota venerazione di tutti genovesi, in modo particolare nei tre giorni solenni della Pasqua. Più tardi i festeggiamenti in suo onore furono spostati all'Ottava di Pentecoste, (dalla vigilia di Pentecoste alla SS. Trinità) ed è ancora oggi così, aggiungendovi le festività proprie dei padri Barnabiti, subentrati ai monaci armeni nel 1656 e custodi oggi del Santo Volto di Edessa, insieme alla Confraternita del Santo Volto. Da segnalare la bellezza degli inni e di alcuni testi liturgici composti nel corso dei secoli in suo onore e conservati nell'Archivio Storico della stessa Chiesa di S. Bartolomeo degli Armeni.

M.L.A.

25 gennaio 2008 - Conversione di S. Paolo


A Damasco viveva un cristiano chiamato Ananìa. Il Signore in una visione lo chiamò: "Anaìa!" Ed egli rispose: "Eccomi, Signore!". Ma il Signore gli disse di nuovo: " Alzati e va nella via che è chiamata "Diritta". Entra nella casa di Giuda e cerca un uomo di Tarso, chiamato Saulo. Egli sta pregando e ha visto in visione un uomo, di nome Ananìa, venirgli incontro e mettergli le mani sugli occhi perché ricuperi la vista". Ananìa rispose: "Signore, ho sentito molti parlare di quest'uomo e so quanto male ha fatto ai tuoi fedeli in Gerusalemme. So anche che ha ottenuto dai capi dei sacerdoti l'autorizzazione di arrestare tutti quelli che ti invocano". Ma il Signore disse: "Va', perché io ho scelto quest'uomo. Egli sarà utile per farmi conoscere agli stranieri, ai re e ai figli di Israele." (Atti degli Apostoli 9, 10-16)Il povero Ananìa è praticamente terrorizzato! Forse più dello stesso Paolo, quando sbalzato dal suo cavallo sulla via di Damasco, rimane accecato dalla luce di quel Signore che perseguitava uccidendone i seguaci. E Ananìa avrebbe dovuto non solo incontrarlo ma addirittura imporgli le mani sugli occhi affinché recuperasse la vista! E chi gli assicurava che una volta recuperata la vista, Saulo non avrebbe ricominciato le sue persecuzioni, magari proprio da lui? Ma contrariamente ad ogni buon senso Ananìa vince ogni remora, ogni pregiudizio ogni timore e obbedisce. "Saulo, fratello mio è il Signore che mi manda da te: quel Gesù che ti è apparso sulla strada che stavi percorrendo . Egli mi manda perché tu recuperi la vista e riceva lo Spirito Santo". Subito dagli occhi di Saulo caddero come delle scaglie ed egli recuperò la vista. Si alzò e fu battezzato. Poi mangiò e riprese forza. (Atti 9,17-18)

Signore ti preghiamo perché come Ananìa, noi vinciamo ogni pregiudizio nei confronti del nostro prossimo, anche quando questo ci fa paura,
ti preghiamo perché impariamo ad accettare che Tu puoi fare nuove tutte le cose,
e tutte le creatura in Te sono una cosa nuova,
Ti preghiamo perché Tu ci guarisca dalla cecità della nostra presunzione, del nostro egoismo, della vanità,
e accettiamo come Saulo di essere sbalzati dal cavallo delle nostre sicurezze, delle nostre "estensioni"
e accettiamo la notte oscura dell'attesa e dell'incertezza, finché non siano completamente purificati nostri occhi
e si aprano finalmente alla tua sfolgorante luce che allora non ci accecherà più ma ci guiderà, perché saremo tutt'uno con essa! Amen

giovedì 24 gennaio 2008

PROTAGONISTI DELLA VERITA'

"Nella creazione Dio comandò alle piante di produrre i loro frutti, ognuna secondo la propria specie (Gn 1, 11). Lo stesso comando rivolge ai cristiani, che sono piante vive della sua Chiesa, perché producano frutti di devozione, ognuno secondo il suo stato e la sua condizione."

(S. Francesco di Sales, Vescovo, Dottore della Chiesa, Patrono dei giornalisti)

La missione di "in-formare", come dice la parola stessa è assai delicata. Chi vuole un mondo di dis-informati o di mal-informati, in realtà vuole un mondo di mostri! Illuminare le coscienze degli individui e aiutarli a sviluppare il proprio pensiero e il proprio senso critico è la comunicazione autentica. Due accorgimenti: non indebolirsi sotto il peso delle valanghe di informazioni che ogni giorno ci piovono sulla testa e non adeguarsi mai a verità parziali o provvisorie. I media possono contribuire alla diffusione di tutto quanto è buono e vero, non solo di tutto quanto è male o fa scandalo. I media possono essere promotori di pace e non mostrare solo immagini di guerre.
I media devono combattere la tendenza di creare una monocultura che indebolisce il genio creativo e la sottigliezza del pensiero complesso.
I giornalisti devono favorire il dialogo e la comunione nella famiglia umana, non soggiogarla in un clima di ansie e di paure, anche quando le situazioni sono difficili e delicate devono incoraggiare e non paralizzare. In modo particolare sono da evitare le ripetizioni ossessive delle notizie che possono provocare atteggiamenti di emulazione da parte di giovani e giovanissimi e allo stesso modo essere devono essere vinte le tentazioni di manipolare, cercando invece di privilegiare l'educazione e la formazione, lo scambio di cultura e la solidarietà.

mercoledì 23 gennaio 2008



Quale “lectio” dai fatti della Sapienza?
Ci sono diversi modi di leggere gli avvenimenti. Una domanda è sorta immediata nel cuore di chi scrive dall'inizio di quelle manifestazioni di ostilità che hanno impedito a Benedetto XVI di poter pronunziare di persona il suo discorso alla Sapienza: “Cosa ho fatto, o cosa non ho fatto, perché
perché questi giovani e questi docenti tirano fuori ancora questo anticlericalismo ammuffito?”
Sono sicura che anche altri in quella sterminata folla che si è giustamente mobilitata per esprimere affetto e stima nei confronti di Benedetto XVI, si saranno chiesti con una fitta al cuore, come mai certi giovani hanno ancora un'immagine così vecchia e stereotipata della Chiesa, del Pontefice, o della laicità? Con quali entità cattoliche si sono incontrati o scontrati nelle scuole che hanno frequentato? Altrettanto dicasi per i docenti che si sono mobilitati perché la visita papale non avvenisse: quale impressione avranno ricevuto dai loro colleghi credenti e praticanti? Allora se è giusto manifestare il proprio dissenso bendandosi la bocca o scendendo in piazza è anche legittimo porsi l'interrogativo: quale testimonianza ho dato negli ambienti universitari come studente o come docente, quale immagine di Chiesa ho trasmesso a chi ho incontrato, e quali sentimenti verso il nostro Pontefice? In certi ambienti di “contestatari” l'unica chiesa di cui vogliono sentir parlare (quando va bene) è quella di Alex Zanotelli o dell'Abbé Pierre. Certamente due figure illustri, ma che non possono rappresentare tutta la Chiesa, l'unica chiesa che che esiste e merita rispetto in certi ambienti è quella che opera visibilmente nel sociale. Da contrapporre alla Chiesa settaria che innalza muri e divieti, alla Chiesa che scomunica, alla Chiesa che fa uso del termine “catto-comunista”, che non dà la comunione ai risposati, alla Chiesa che vieta il matrimonio ai suoi sacerdoti, che è contraria ai “pax” ecc ecc. Ma né la Chiesa che pensa ai poveri, né la Chiesa “bacchettona”, hanno nulla a che spartire con la vita di studio e di pensiero. Ogni autentico “pensante” deve essere rigorosamente ateo o agnostico, a al massimo un estimatore di Gesù e del Vangelo, mai della Chiesa e tantomeno del Papa.
Com'è triste e stantìo tutto ciò, come se le università più antiche d'Europa, compresa la Sapienza, non fossero nate grazie a papi o chierici, come se Agostino, Tommaso, Bernardino, Ignazio di Loyola, Rosmini, Giussani, Escrivà De Balaguer, Giovanni Paolo II, (questi ultimi hanno lavorato a lungo negli ambienti universitari) e molti altri ancora non fossero mai esistiti! Come se ancora certi forti messaggi dell'ultimo Concilio, fossero rimasti sulla carta: “Il Signore è anche vicino a quanti cercano il Dio ignoto nelle ombre e nelle immagini, poiché egli dà a tutti vita e respiro e ogni cosa, e come Salvatore vuole che tutti gli uomini siano salvi. Infatti quelli che senza colpa ignorano il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa, cercano sinceramente Dio e con l'aiuto della grazia si sforzano di compiere con le opere la volontà divina, conosciuta attraverso il dettame della coscienza, possono conseguire la salvezza eterna. Né la divina Provvidenza nega gli aiuti necessari alla salvezza a coloro che, senza averne colpa, non sono ancora arrivati a una conoscenza esplicita di Dio, e si sforzano, non senza la grazia divina, di condurre una vita retta.” (Lumen gentium, N 2. 16) Insiste ancora Papa Benedetto, anche in quest'ultima sua enciclica (Spe Salvi), su quel “Logos”, che comunemente tradotto con il “Verbo”, significa anche “Ragione”, su quelle antiche raffigurazioni del Cristo, rappresentato con il Vangelo e con il bastone del viandante proprio del filosofo, fino a dire: “La nostra speranza è sempre essenzialmente anche speranza per gli altri; solo così essa è veramente speranza anche per me. Da cristiani non dovremmo mai domandarci solamente: come posso salvare me stesso? Dovremmo domandarci anche: che cosa posso fare perché altri vengano salvati e sorga anche per altri la stella della speranza? Allora avrò fatto il massimo anche per la mia salvezza personale”.
M.L.A.