lunedì 7 luglio 2008

Lettera ai partecipanti del G8

YEMEN/

Pace e gioia a tutti voi !

Sono in molti questi giorni ad accompagnarvi con la preghiera, voci autorevoli e voci piccole e sconosciute, voci forti e voci appena percettibili, come un vento leggero. Le voci che il Signore dei Signori ascolta maggiormente, si sa sono quelle dei santi che egli ama con amore speciale, non riesce a negargli quasi nulla, così è importante smetterla di tormentare i santi, quelli già defunti e quelli che stanno compiendo ora il loro passaggio terrestre. I santi (quelli autentici, però) sono sempre una benedizione per tutti, non portano calamità o catastrofi, o sconvolgimenti climatici, portano ciò di cui c'è maggiormente bisogno, soprattutto portano la pace, anzi, esportano fuori di sè, la pace che hanno dentro di sè. E' veramente stupido fare la guerra ai santi (è anche antieconomico!), perché il Signore dei Signori è con loro e chi se la sente di combattere contro Dio? In questo momento, come in passato, i santi sono occupati ad intercedere, a guarire, a consolare, a donare speranza e amore dove è più necessario, sono occupati a placare l'eventuale ira di Dio... e a fare in genere tutto ciò che gli altri non fanno, come andare contro i propri interessi e il prorio tornaconto, i santi veri non si comprano, altrimenti non sono più santi, la loro voce è voce santa finché è voce libera, è può continuare ad essere voce libera e santa anche con le catene ai piedi, come accadeva a S. Paolo, mentre una voce che non non ha più la purezza dell'appartenere solo a Dio, può avere anche grandi mezzi a sua disposizione ma non ha più l'amicizia di Dio ... Tutte le culture hanno i loro santi, e sempre le creature molto vicine a Dio, sono anche sempre vicine tra di loro, anche se di culture differenti. I santi, a qualunque cultura appartengano rispettano i capi dei popoli e delle nazioni, perché anche l'autorità e le capacità di governare sono dei doni di Dio (tranne il caso di dittatori che hanno ottenuto il potere con la forza e non con le loro capacità) e comportano certo anche delle grosse responsabilità. E' bello pensare a voi come governanti preparati, saggi e prudenti, che non guardano solo al loro tornaconto immediato d'immagine, ma che si preoccupano di ciò che lasceremo alle generazioni future, degli ambienti " interiori" ed esteriori, mai più popolazioni esasperate, dai bisogni primari, o dalla mancanza di libertà, mai più genocidi subdoli, utilizzo di armi segrete e invisibili, mai più paesi dove l'uso della tortura è legalizzata, mai più prigioni segrete e persone costrette a vivere in universi "paralleli" o "rimpiccioliti", e mai più aggressioni selvagge alla natura stupenda di questo giardino che il Signore dei Signori ci ha affidato. E' per questo che voi potete contare sulla preparazione dei vostri collaboratori stretti ma anche sulla invisibile rete di preghiera che sale dal cuore di tutte le anime sante di questo mondo creato con tanto amore dal Signore dei Signori e per questo benedetto, voi siete i custodi visibili di questo pianeta, i santi sono i custodi invisibili dello stesso pianeta. (M.L.A.)

venerdì 4 luglio 2008

Importante documento firmato recentemente dall'Ordine dei giornalisti

Ordine dei Giornalisti Federazione Nazionale

Consiglio Nazionale della Stampa Italiana

CARTA DI ROMApenna-gift

PROTOCOLLO DEONTOLOGICO CONCERNENTE RICHIEDENTI ASILO, RIFUGIATI, VITTIME DELLA TRATTA E MIGRANTI

Il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, condividendo le preoccupazioni dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) circa l’informazione concernente rifugiati, richiedenti asilo, vittime della tratta e migranti, richiamandosi ai dettati deontologici presenti nella Carta dei Doveri del giornalista - con particolare riguardo al dovere fondamentale di rispettare la persona e la sua dignità e di non discriminare nessuno per la razza, la religione, il sesso, le condizioni fisiche e mentali e le opinioni politiche - ed ai princìpi contenuti nelle norme nazionali ed internazionali sul tema; riconfermando la particolare tutela nei confronti dei minori così come stabilito dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia e dai dettati deontologici della Carta di Treviso e del Vademecum aggiuntivo, invitano, in base al criterio deontologico fondamentale ‘del rispetto della verità sostanziale dei fatti osservati’ contenuto nell’articolo 2 della Legge istitutiva dell’Ordine, i giornalisti italiani a:

osservare la massima attenzione nel trattamento delle informazioni concernenti i richiedenti asilo, i rifugiati, le vittime della tratta ed i migranti nel territorio della Repubblica Italiana ed altrove e in particolare a:

  1. Adottare termini giuridicamente appropriati sempre al fine di restituire al lettore ed all’utente la massima aderenza alla realtà dei fatti, evitando l’uso di termini impropri;

  1. Evitare la diffusione di informazioni imprecise, sommarie o distorte riguardo a richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti. CNOG e FNSI richiamano l’attenzione di tutti i colleghi, e dei responsabili di redazione in particolare, sul danno che può essere arrecato da comportamenti superficiali e non corretti, che possano suscitare allarmi ingiustificati, anche attraverso improprie associazioni di notizie, alle persone oggetto di notizia e servizio; e di riflesso alla credibilità della intera categoria dei giornalisti;

  1. Tutelare i richiedenti asilo, i rifugiati, le vittime della tratta ed i migranti che scelgono di parlare con i giornalisti, adottando quelle accortezze in merito all’identità ed all’immagine che non consentano l’identificazione della persona, onde evitare di esporla a ritorsioni contro la stessa e i familiari, tanto da parte di autorità del paese di origine, che di entità non statali o di organizzazioni criminali. Inoltre, va tenuto presente che chi proviene da contesti socioculturali diversi, nei quali il ruolo dei mezzi di informazione è limitato e circoscritto, può non conoscere le dinamiche mediatiche e non essere quindi in grado di valutare tutte le conseguenze dell’esposizione attraverso i media;

  1. Interpellare, quando ciò sia possibile, esperti ed organizzazioni specializzate in materia, per poter fornire al pubblico l’informazione in un contesto chiaro e completo, che guardi anche alle cause dei fenomeni.

IMPEGNI DEI TRE SOGGETTI PROMOTORI

i. Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, in collaborazione con i Consigli regionali dell’Ordine, le Associazioni regionali di Stampa e tutti gli altri organismi promotori della Carta, si propongono di inserire le problematiche relative a richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti tra gli argomenti trattati nelle attività di formazione dei giornalisti, dalle scuole di giornalismo ai seminari per i praticanti. Il CNOG e la FNSI si impegnano altresì a promuovere periodicamente seminari di studio sulla rappresentazione di richiedenti asilo, rifugiati, vittime di tratta e migranti nell’informazione, sia stampata che radiofonica e televisiva.

ii. Il CNOG e la FNSI, d’intesa con l’UNHCR, promuovono l’istituzione di un Osservatorio autonomo ed indipendente che, insieme con istituti universitari e di ricerca e con altri possibili soggetti titolari di responsabilità pubbliche e private in materia, monitorizzi periodicamente l’evoluzione del modo di fare informazione su richiedenti asilo, rifugiati, vittime di tratta, migranti e minoranze con lo scopo di:

  1. fornire analisi qualitative e quantitative dell’immagine di richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti nei mezzi d’informazione italiani ad enti di ricerca ed istituti universitari italiani ed europei nonché alle agenzie dell’Unione Europea e del Consiglio d’Europa che si occupano di discriminazione, xenofobia ed intolleranza;

  1. offrire materiale di riflessione e di confronto ai Consigli regionali dell’Ordine dei Giornalisti, ai responsabili ed agli operatori della comunicazione e dell’informazione ed agli esperti del settore sullo stato delle cose e sulle tendenze in atto.

iii. Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e la Federazione Nazionale della Stampa Italiana si adopereranno per l’istituzione di premi speciali dedicati all’informazione sui richiedenti asilo, i rifugiati, le vittime di tratta ed i migranti, sulla scorta della positiva esperienza rappresentata da analoghe iniziative a livello europeo ed internazionale.

Il documento è stato elaborato recependo i suggerimenti dei membri del Comitato scientifico, composto da rappresentanti di: Ministero dell’Interno, Ministero della Solidarietà sociale, UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) / Presidenza del Consiglio – Dipartimento per le Pari Opportunità, Università La Sapienza e Roma III, giornalisti italiani e stranieri.

ALLEGATO: GLOSSARIO

  • Un richiedente asilo è colui che è fuori dal proprio paese e presenta, in un altro stato, domanda di asilo per il riconoscimento dello status di rifugiato in base alla Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951, o per ottenere altre forme di protezione internazionale. Fino al momento della decisione finale da parte delle autorità competenti, egli è un richiedente asilo ed ha diritto di soggiorno regolare nel paese di destinazione. Il richiedente asilo non è quindi assimilabile al migrante irregolare, anche se può giungere nel paese d’asilo senza documenti d’identità o in maniera irregolare, attraverso i cosiddetti ‘flussi migratori misti’, composti, cioè, sia da migranti irregolari che da potenziali rifugiati.

  • Un rifugiato è colui al quale è stato riconosciuto lo status di rifugiato in base alla Convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati, alla quale l’Italia ha aderito insieme ad altri 143 Paesi. Nell’articolo 1 della Convenzione il rifugiato viene definito come una persona che: ‘temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale od opinioni politiche, si trova fuori del paese di cui ha la cittadinanza, e non può o non vuole, a causa di tale timore, avvalersi della protezione di tale paese’. Lo status di rifugiato viene riconosciuto a chi può dimostrare una persecuzione individuale.

  • Un beneficiario di protezione umanitaria è colui che - pur non rientrando nella definizione di ‘rifugiato’ ai sensi della Convenzione del 1951 poiché non sussiste una persecuzione individuale - necessita comunque di una forma di protezione in quanto, in caso di rimpatrio nel paese di origine, sarebbe in serio pericolo a causa di conflitti armati, violenze generalizzate e/o massicce violazioni dei diritti umani. In base alle direttive europee questo tipo di protezione viene definita ‘sussidiaria’. La maggior parte delle persone che sono riconosciute bisognose di protezione in Italia (oltre l’80% nel 2007) riceve un permesso di soggiorno per motivi umanitari anziché lo status di rifugiato.

  • Una vittima della tratta è una persona che, a differenza dei migranti irregolari che si affidano di propria volontà ai trafficanti, non ha mai acconsentito ad essere condotta in un altro paese o, se lo ha fatto, l’aver dato il proprio consenso è stato reso nullo dalle azioni coercitive e/o ingannevoli dei trafficanti o dai maltrattamenti praticati o minacciati ai danni della vittima. Scopo della tratta è ottenere il controllo su di un’altra persona ai fini dello sfruttamento. Per ‘sfruttamento’ s’intendono lo sfruttamento della prostituzione o altre forme di sfruttamento sessuale, il lavoro forzato, la schiavitù o pratiche analoghe, l’asservimento o il prelievo degli organi.

  • Un migrante/immigrato è colui che sceglie di lasciare volontariamente il proprio paese d’origine per cercare un lavoro e migliori condizioni economiche altrove. Contrariamente al rifugiato può far ritorno a casa in condizioni di sicurezza.

  • Un migrante irregolare, comunemente definito come ‘clandestino’, è colui che a) ha fatto ingresso eludendo i controlli di frontiera; b) è entrato regolarmente nel paese di destinazione, ad esempio con un visto turistico, e vi è rimasto dopo la scadenza del visto d’ingresso (diventando un cosiddetto ‘overstayer’); o c) non ha lasciato il territorio del paese di destinazione a seguito di un provvedimento di allontanamento.

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Lungotevere de’ Cenci, 8 - 00186 Roma – tel. 06/68623.1 sito: www.odg.it e-mail: odg@odg.it

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domenica 29 giugno 2008

Pietro e Paolo



Questi due grandi testimoni della fede hanno pur nella loro diversità, hanno qualcosa in comune, l'aver vissuto entrambi ciò che la moderna psicologia definisce come "peak-experience". San Pietro quando insieme a Giacomo e Giovanni sul monte Tabor assiste ed è partecipe, ("E' bello per noi stare qui!") della Trasfigurazione del Signore, San Paolo quando fa l'incontro con il Cristo Risorto. Nella 1 lettera ai Corinzi 15 scrive: "Vi ho trasmesso l'insegnamento che anch'io ho ricevuto: Cristo è morto per i nostri peccati, come è scritto nella Bibbia, ed è stato sepolto. E' risuscitato il terzo giorno, come è scritto nella Bibbia ed è apparso a Pietro. Poi è apparso ai dodici apostoli, quindi a più di cinquecento discepoli riuniti insieme. Dopo essere apparso a tutti, alla fine è apparso anche a me, benchè io tra gli apostoli sia come un aborto. Infatti io sono l'ultimo degli apostoli, non sono degno neanche di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la chiesa di Dio. Tuttavia per grazia di Dio sono quello che sono. E la sua grazia non è stata inefficace: io ho lavorato più di tutti gli altri apostoli; non io, a dir la verità, ma la grazie di Dio che agisce in me."

lunedì 23 giugno 2008

Voci che gridano nel deserto

Preghiera
(nella memoria della nascita di S. Giovanni Battista)


Signore, nella memoria liturgica di colui che fu "voce", ti preghiamo per tutti coloro che hanno ricevuto il carisma dell'annuncio e della predicazione, per tutti i "battezzatori" dei tempi moderni, che sovente lo fanno utilizzando i moderni mezzi della comunicazione, che spesso non vestono con pelo di cammello, ma con giacche e clergyman, o cravatte, che sovente non abitano in deserti geografici ma in deserti dello spirito, dove ogni forma di autentica trascendenza è mal vista o sotto controllo, ti affidiamo oggi Signore tutti gli autentici operatori di pace e tutti i veri testimoni della verità, sostieni e incoraggia quanti sono costretti al silenzio, quanti si sforzano di educare comunque e in ogni caso alla verità
, coloro sui quali lo spirito di menzogna non ha presa, tu sai quanta sete ha questo mondo di parole di verità, di gesti autentici, di santi autentici, di destini autentici, ora che questo tempo si fa breve, Signore, insegnaci ad anteporre al successo personale il servizio della verità, donaci la gioia di poter gustare qualcosa di vero, di santo, di non corrotto, perché molti cuori si aprano al tuo Amore e non all'idolo menzognero, alla vera pace e non allo stordimento della ragione, alla vita vera, non a quella che sembra vita ma conduce alla morte! E allora i cieli dei nostri cuori si apriranno e si rischiareranno e vedremo finalmente il Figlio tuo prediletto e amato saremo allora pronti per ascoltarlo. Amen

A servizio del Verbo

"Cari amici, mentre lavorate nelle stazioni radio cattoliche siete al servizio del Verbo. Le parole che trasmettete ogni giorno sono un'eco del Verbo eterno che si è fatto carne. Le vostre parole daranno frutto solo nella misura in cui servono il Verbo eterno Gesù Cristo. Nel piano salvifico e nella provvidenza di Dio, questo Verbo ha vissuto in mezzo a noi, o come dice S. Giovanni, "venne ad abitare in mezzo a noi" (Gv 1,14) in umiltà. L'incarnazione è avvenuta in un villaggio distante, lontano dalle rumorose città imperiali dell'antichità. Oggi, sebbene facciate uso delle moderne tecnologie della comunicazione, le parole che voi trasmettete sono parimenti umili, e talvolta potete pensare che vadano completamente perse nella competizione con gli altri mezzi della comunicazione sociale rumorosi e più potenti. Ma non vi scoraggiate! State seminando la Parola "in ogni occasione opportuna e non opportuna" (2 Tm 4,2) adempiendo così il mandato di Cristo di predicare il Vangelo a tutte le nazioni. le parole che trasmettete raggiungono innumerevoli persone, alcune delle quali sono sole e ricevono la vostra parola come un dono consolatorio mentre altre sono curiose e interessate a quanto sentono, altre non vanno mai in Chiesa perché appartengono a un'altra religione o a nessuna, e altre ancora non hanno mai sentito il nome di Gesù Cristo, ma attraverso il vostro servizio ascoltano per la prima volta le parole di salvezza. Questo lavoro di paziente semina, svolto giorno dopo giorno, ora dopo ora è il vostro modo di cooperare alla missione apostolica. Se i molteplici tipi e forme di comunicazione possono ssere un dono di Dio al servizio dello sviluppo della persona umana e della umanità intera, la radio attraverso la quale esercitate il vostro apostolato, propone una prossimità e un ascolto della parola e della musica, per informare e distendere, per annunciare e denunciare, ma sempre nel rispetto della realtà e in una chiara prospettiva di educazione alla verità e alla speranza. Gesù Cristo ci dona in effetti la Verità sull'uomo e la Verità per l'uomo, e, a partire da questa verità una speranza per il presente e per il futuro delle persone e del mondo. In questa prospettiva il Papa vi incoraggia e si congratula per il lavoro svolto. Tuttavia come ha sottolineato la Redemptoris Missio, "non basta usarli i mezzi di comunicazione,(...) ma occorre integrare il messaggio stesso in questa nuova cultura creata dalla comunicazione moderna" (n.37). Per questo legame con la parola, la radio partecipa alla missione della Chiesa e alla sua visibilità, ma genera anche un nuovo modo di vivere, di essere e di fare Chiesa: comporta poste in gioco ecclesiologiche e pastorali. E' importante rendere attraente la Parola di Dio dandole corpo attraverso le vostre realizzazioni e le vostre emissioni per toccare il cuore degli uomini e delle donne del nostro tempo e per partecipare alla trasformazione della vita dei nostri contemporanei.
Carissimi fratelli e sorelle in Cristo, quali entusiasmanti prospettive si aprono al vostro impegno e al vostro lavoro! I vostri network possono rappresentare, fin d’ora, una piccola ma concreta eco nel mondo di quella rete di amicizia che la presenza di Cristo Risorto, il Dio-con-noi, ha inaugurato fra cielo e terra e fra uomini di tutti i continenti e le epoche. Così facendo, il vostro stesso lavoro si inscriverà a pieno titolo nella missione della Chiesa, che vi invito ad amare profondamente. Aiutando il cuore di ogni uomo ad aprirsi a Cristo, aiuterete il mondo ad aprirsi alla speranza e a spalancarsi a quella civiltà della verità e dell’amore che è il frutto più eloquente della sua presenza fra noi. A tutti la mia Benedizione!

(Dal discorso di Papa Benedetto XVI ai partecipanti ricevuti in udienza il 20 giugno)


(per approfondire www.pccs.it)

Identità e missione delle radio cattoliche oggi


"Dal pensiero sull'uomo ad una informazione a servizio della persona"

Si è svolto dal 19 al 21 giugno, presso la Pontificia Università Urbaniana il primo Congresso Internazionale che ha riunito a Roma le radio cattoliche di tutto il mondo. Le emittenti cattoliche – ha detto il Papa incontrando i congressisti - partecipano in modo sempre nuovo alla missione della Chiesa annunciando il Vangelo agli uomini del nostro tempo. Ma cosa è emerso dal Congresso?
Secondo Mons. Claudio Maria Celli, Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, dicastero promotore dell’evento, " E' da sottolineare l’aspetto positivo, la ricchezza delle esperienze ed una presenza vera, concreta, precisa delle radio cattoliche a livello mondiale. E di questo bisogna renderne grazie al Buon Dio di ciò che le radio stanno facendo in questo momento, nel contesto ecclesiale e mondiale. Alcune realtà sono emerse fortemente. Nella prima c’è una consapevolezza che un radio cattolica deve nascere da un’esperienza profonda di incontro con Gesù Cristo e quindi deve essere annunciatrice del Vangelo: quindi, il ruolo di evangelizzazione di una radio cattolica, vissuto però in una contestualità. Vale a dire come è emerso qui, durante gli incontri, c’è il settore africano, il settore latinaoamericano, l’asiatico, l’europeo, per citarne alcuni, ciascuno con le proprie caratteristiche; però, il grande discorso è: come vedere, come annunciare il Vangelo in questa contestualità particolare? Quindi, un dialogo interculturale, a tutto tondo. C’è questa profonda consapevolezza. La seconda consapevolezza è il ruolo che una radio cattolica gioca nella promozione dell’uomo. Erano interessanti, certi riferimenti ad esempio a ciò che soffrono determinate radio con il proprio personale in settori di questo mondo dove certe parole non sono gradite, o dove certe parole causano difficoltà con gli ambienti socio-politici locali. Qui direi che è emersa con grande forza questa testimonianza, questo diritto di dire una parola vera all’uomo. Perché? Perché è ancora emerso ugualmente con grande forza che una radio cattolica deve essere voce di chi non ha voce, e quindi ancora una volta tutto ciò che è reazione a problematiche, a situazioni in cui all’uomo è negata la possibilità di essere uomo, dove non gli è riconosciuta la dignità dalla sua umanità. Poi, un’altra cosa che è emersa e forse è stata anche una delle ricchezze di questo Congresso – e qui siamo grati al teologo della Casa Pontificia, che ci ha riportati a riscoprire ancora una volta che siamo, sì, legati alla tecnologia, legati al professionalismo ma poi, riscoprire come c’è un dono di Dio nell’annuncio della Parola; c’è una grazia della predicazione. Il che vuol dire quindi che quando io mi accingo ad annunciare la Parola anche attraverso la radio, io devo avere questa consapevolezza e questa profonda umiltà di sapere di essere portatore di qualche cosa che è più grande di me, perché è la Parola di Dio. E allora, sapere che non sono tanto le capacità tecnologiche, ma è la grazia di Dio che interviene nel cuore dell’uomo, per accogliere la Parola. E questo ci ha fatto bene, perché ci ha invitato – lei avrebbe dovuto vedere ieri le reazioni dell’uditorio, di fronte a questo intervento del teologo pontificio! - a riflettere sull’essenzialità. Il lavoro di una radio cattolica non è propaganda, ma è testimonianza e essere consapevoli che quello che noi annunciamo è la Parola di Vita. E questo va sottolineato con tutta forza. (...) Il Santo Padre ci ha ricordato che la Parola è questo amore di Dio rivelato e donato in Cristo, che continua ad invitare gli uomini a rapportarsi con Lui e fra di loro in modo nuovo. E poi, l’altra cosa che mi sembra ancora forte, del Papa, per noi, è che le parole che voi annunciate, che voi trasmettete dalle vostre stazioni radio, ogni giorno, sono un’eco di quella eterna Parola che è divenuta Carne. Le vostre parole porteranno frutto solamente nella misura in cui queste servono, sono a servizio della eterna Parola che è Gesù Cristo. E poi ancora questo richiamo del Papa a far sì che il nostro intervento, la nostra comunicazione sia al servizio dello sviluppo della persona umana, di tutta l’umanità. Ecco, credo che il Papa ci abbia proprio invitato a questo, abbia ancora nuovamente puntato l’indice su questo grande punto di riferimento. Infatti “L’Osservatore Romano”, scrivendo di questo congresso ha titolato: “Una rete di amicizia tra Cristo ed i popoli di tutti i continenti”. Ecco, credo che questa sia stata la grande ricchezza di questa iniziativa."

(per approfondire www.pccs.it)


mercoledì 18 giugno 2008

Il Volto dell'Assoluto


Icone bizantine contemporanee del Monte Athos - Roma Basilica S. Maria in Ara Coeli

Per la prima volta in Italia sono state presentate 85 icone dipinte a mano, con il tradizionale metodo della tempera all'uovo e pigmenti colorati su fondo oro, dai più grandi maestri monaci athoniti e dalle loro scuole. L'iniziativa si propone la raccolta di fondi economici da devolvere interamente alla ricostruzione di un lembo di terra del Santo Monte Athos (penisola al nord della Grecia autogovernata da venti monasteri in cui vivono oltre 3.500 monaci ortodossi) affidato cinque anni fa ad un gruppo di volontari per la maggior parte italiani. Questa proprietà chiamata metoki è dedicata a S. Nicola di Mira. La mostra è stata organizzata dall'Associazione Onlus "Insieme per l'Athos".

Info: www.voltoassoluto.com

martedì 10 giugno 2008

1. FAO Cosa dicono gli esperti


1. I cambiamenti climatici di adattamento
Settore alimentazione e agricoltura . FAO (studio del 5-7 marzo 2008)


APPENDICE 2
Valutazioni di impatto nel cambiamento climatico:
Africa
• Peggioramento dell'insicurezza alimentare peggioramento e aumento del numero di persone a rischio fame.
• La produzione agricola gravemente compromessa a causa della perdita di terra, delle stagioni di crescita più brevi e più incertezza su cosa e quando piantare. Entro il 2020, alcune colture potrebbe essere
dimezzata in alcuni paesi e, dal 2100, ricavi netti da colture potrebbe diminuire del 90 per cento.
Generale declino nella maggior parte dei raccolti di sussistenza, come il sorgo in Sudan, Etiopia, Eritrea e Zambia; granturco in Ghana; miglio in Sudan; arachidi e in Gambia.
• Gli stock ittici già compromessi saranno esauriti per ulteriore aumento di temperatura dell' acqua e altr modifiche all' ecosistema fisico. Minacce di inondazione per la costa orientale dell' Africa, costiere,
delta, come ad esempio il Nilo, e il degrado degli ecosistemi marini e altre modifiche dell' ecosistema.
• Diffusa essiccazione e desertificazione, in particolare nel Sahel e
Africa australe.
• Deforestazione, degrado e aumento degli incendi boschivi

Asia
•Per la diminuzione dei raccolti in molte aree molti milioni di asiatici rischieranno di morire di fame.
• Lo stress idrico interesserà più di 100 milioni di persone a causa di diminuzione della disponibilità di acqua dolce nel centro, sud, est e sud-est asiatico, in particolare nei grandi bacini fluviali come Changjiang.
• Il degrado dei suoli e la desertificazione potrà aumentare a causa della ridotta umidità del suolo e di una maggiore evapotraspirazione. La produttività dei pascoli dovrebbe ridursi dal 40 per cento al 90
con un aumento della temperatura di 2-3 C, combinate con la riduzione delle precipitazioni in regioni semi-aride e aride.
• La produttività dell'Agricoltura potrebbe espandersi in zone settentrionali.
• La foresta boreale nel nord Asia, potrà aumentare, anche se il probabile aumento della frequenza e la portata degli incendi boschivi potrebbe limitare l'espansione delle foreste.
•L' habitat di pesce di allevamento e pesce di approvvigionamento alimentare, l'abbondanza delle popolazioni ittiche, nelle acque dell'
Asia verranno sostanzialmente modificate. Il settore dell'acquacoltura e delle infrastrutture, in particolare in delta densamente popolate, rischiano di essere gravemente colpite da inondazioni costiere.

Australia e Nuova Zelanda
• Intensificazione dei problemi di sicurezza dell'acqua entro il 2030 nel sud orientale, Australia, Nuova Zelanda Northland orientale e alcune regioni. Espansione del degrado del terreno per grandi problemi come l'erosione e salinizzazioni.
• Per la produzione agricola è previsto un calo entro il 2030 in gran parte di tutta Australia orientale meridionale, e in tuttala parte orientale della Nuova Zelanda, a causa di una maggiore siccità e fuoco. Al contrario, vi potrebbe essere moderato aumento della produzione nel nord-est l'Australia e nelle principali parti della Nuova Zelanda a causa di un più lungo periodo vegetativo, meno gelo e l'aumento della pioggia.
• Si prevede che la produttività del bestiame in Australia soffra da stress da calore, diminuzione della produttività dei pascoli, foraggio di qualità inferiore e espansione delle malattie degli animali come ad esempio i bovini di spunta.
• Foreste beneficeranno di fecondazione di CO2, per un numero più elevato di precipitazioni, più stagione di crescita, a lungo impatti negativi di maggiore stress idrico, per parassiti, incendi e di erosione.
• Il settore della pesca marittima avrà ulteriore stress a causa di una sempre maggiore temperatura del mare, cambiamento del livello del mare, l'acidificazione e le modifiche della circolazione oceanica del Sud che provocherà cambiamenti specie di distribuzione, in particolare per le specie ai bordi di habitat.

Europa
• La produttività delle colture avranno piccoli aumenti globali che potrebbe essere di gran lunga superato dallo sviluppo tecnologico. Un aumento della produzione sarà principalmente nel nord Europa, e la più grande diminuzione nel Mediterraneo, i Balcani a sud-ovest e il sud della Russia europea.
• Sud Europa colture come mais, girasole e soia avranno espansione verso nord.
• La produttività delle colture del Mediterraneo è influenzata dalle più frequenti siccità che portano ad una riduzione delle rese (ad esempio, girasole), aumentodella domanda di acqua per l'irrigazione, un più elevato rischio di incendio e meno biodiversità.
• Aumenterà il bestiame a rischio di malattia per malattie come la febbre catarrale degli ovini e la peste equina.
• La produttività della foresta aumenterà notevolmente nel Nord Europa. Vi saranno perdite di carbonio del suolo in foreste boreali e spostamenti stagionali a seconda del gelo.
• La produttività delle praterie in Europa (zone temperate) è destinata a crescere.
• Specie marine, pesci, crostacei e molluschi possono essere colpite nel Nord Atlantico, per aumento della produzione delle acque del nord e invece variazioni in diminuzione al sud, per aumentato stress a causa di agenti patogeni. L' Acquacoltura subirà danni a livello locale a causa di rifiuti organici e diffusione di agenti patogeni.

America Latina
• Sicurezza alimentare a rischio in aree asciutte dove i terreni agricoli saranno oggetto di salinizzazione ed erosione, riduzione delle rese delle colture e della produttività del bestiame.
• I terreni agricoli rischiano al 50 per cento la desertificazione e la salinizzazione in alcuni settori a partire del 2050.
• I prodotti di raccolto potranno essere ridotti in alcuni settori, anche se altri settori possono vederla aumentata.
• Perdita di habitat e specie di estinzione in molti settori, comprese le foreste tropicali, a causa della più elevata temperatura e la perdita di acque sotterranee, in particolare colpite le comunità indigene.
• Impatto sul livello del mare di eventi estremi, in particolare quelli
associati a El Niño, fenomeno che interesserà la morfologia costiera, le barriere coralline e mangrovie, l'ubicazione degli stock ittici e la
disponibilità di acqua potabile.

America del Nord
• Manifestazioni pluviali rischiano di aumentare da 5 a 20 per cento nei primi decenni del secolo, ma con importanti variabilità tra regioni.
• Le risorse idriche saranno interessate da riscaldamento nella parte occidentale delle montagne che porteranno a diminuzione del manto nevoso in inverno, inondazioni e riduzioni di flussi di estate, inasprendo la concorrenza per le risorse idriche.
• Colture come ad esempio uva da mosto, che dipendono dalle risorse idriche dovranno affrontare grandi sfide.
• La crescita della foresta rischia di aumentare da 10 a 20 per cento durante il XXI secolo come risultato di estese stagioni di crescita di CO2 e di elevazione, anche se con variazioni spazio-temporali importanti. Le foreste sono suscettibili ad essere influenzate per modifiche di disturbi da insetti, malattie e incendi, e le relative perdite a seconda delle emissioni.
• La pesca in acqua fredda potrà essere danneggiata.(...) Temperature più elevate comporteranno spostamenti verso nord di specie.

Piccoli Stati insulari in via di sviluppo
• I terreni agricoli e quindi la sicurezza alimentare è influenzata dal livello del mare, inondazioni, dalla salinizzazione del suolo, dall'intrusione dell' acqua di mare nelle acque dolci e la perdita di approvvigionamento di acqua dolce.
• La produzione agricola è influenzata da eventi estremi.
• la pesca è influenzata dalla crescente temperature della superficie del mare, e dai danni da cicloni tropicali. Degrado delle barriere coralline e problemi di pesca avranno un impatto sui redditi.
• Le foreste colpite da eventi estremi saranno lente nella rigenerazione. La copertura forestale potrà aumentare per isole di alta latitudine.
• L'abitabilità e quindi la sovranità di alcuni Stati membri saranno minacciati a causa della riduzione delle dimensioni dell'isola o per completa inondazione.

Regioni polari
• Movimento verso nord di specie in risposta alle temperature più alte e il più lungo periodo vegetativo offre opportunità per l'espansione delle attività agricole e pastorali, ma con vulnerabilità relative a specie invasive, perdita di biodiversità e diffusione di animali infetti da
malattie. Si stima che dal 10 al 50 per cento della tundra potrebbe essere sostituito da macchia e delle foreste.
• Gli ecosistemi sono influenzati dalla temperatura aumento, riduzione ghiaccio marino, con effetti negativi su molti organismi, tra cui migratori
uccelli, mammiferi e predatori.
• Sicurezza alimentare di alcuni sistemi di soggiorno sarà minacciata da cambiamenti negli ecosistemi, diminuito trasporto e accesso al mercato, da qualità inferiore di acqua potabile.
• Cambiamenti della biodiversità e modifiche nella distribuzione e la produttività dei bioti marini avranno effetti negativi soprattutto a nord di ghiaccio bordo, ma i vantaggi più importante per Artico
e sub-artico saranno commerciali, come ad esempio l'aringa e il merluzzo bianco.

(Per avere ulteriori informazioni www.fao.org)

giovedì 5 giugno 2008

Presentato il progetto Archivio Storico La Stampa on-line dal 1867

A Torino presso il Circolo dei Lettori è stato presentato ieri un progetto di grande portata culturale il cui scopo è quello di creare una Biblioteca Digitale dell'Informazione Giornalistica accessibile liberamente e gratuitamente.
Il progetto è il primo in Italia di questa rilevanza e a livello mondiale esistono solo altri due esempi il Times e il New York Times, che però non sono disponibili gratuitamente.
Si avranno 150 anni di storia italiana e internazionale a disposizione di tutti. Oggetto della digitalizzazione sono infatti tutte le edizioni quotidiane delle testate che si sono succedute nel tempo, dai tempi della "Gazzetta Piemontese", primo nome della testata, venuta alla luce il 9 febbraio 1867 a "La Nuova Stampa" e "Stampa sera", fino alla attuale denominazione. Le pagine saranno acquisite dalla copia su microfilm utilizzando software tra i più avanzati, il lavoro sarà portato avanti da un gruppo di aziende italiane specializzate nel settore (STI, Bassilichi, Bassnet, Micro Shop), specializzate nella gestione elettronica di grandi archivi documentali. Questa straordinaria raccolta di testi e immagini on-line sarà messa a disposizione di storici, studiosi, ricercatori, ma anche al semplice curioso, che potranno accedervi dal proprio computer, leggere ed eventualmente salvarne copia. Il progetto rientra nel programma della Biblioteca Digitale Piemontese in coordinamento con la Biblioteca Digitale Italiana, che è impegnata a salvare l'archivio storico di pubblicazioni presenti sul territorio.
(mla)


lunedì 2 giugno 2008

Festa della Repubblica

Chiesa e Stato nel pensiero di sant'Ambrogio

Vuoi governare? Studia le api

di Antonio V. Nazzaro
Università di Napoli Federico II

Sant'Ambrogio preferiva decisamente una forma democratica di governo, che per lui era il pulcherrimus rerum status. Tale preferenza si può spiegare sia con l'educazione filosofica, influenzata da idee platoniche, sia con l'entusiasmo del civis Romanus per le imprese gloriose dell'antica Res publica.
L'ideale forma di governo repubblicana è efficacemente delineata nell'excursus sulle gru contenuto nell'omelia esameronale, predicata nel pomeriggio del mercoledì santo di un anno compreso tra il 386 e il 390 (forse il 387).
La società delle gru - nella quale l'organizzazione politica e il servizio militare (politia quaedam et militia) sono un fatto naturale - si regge sull'equa distribuzione dei carichi di lavoro e sull'assunzione in comune del labor e della dignitas; sull'avvicendamento degli oneri e degli onori; sulla solidarietà fra governanti e governati: "Che c'è di più bello del fatto che la fatica e l'onore siano comuni a tutti e il potere non sia preteso da pochi, ma passi dall'uno all'altro senza eccezioni come per una libera decisione? Questo è l'esercizio proprio di un'antica repubblica, quale conviene in uno stato libero. Così da principio gli uomini avevano cominciato ad attuare un'organizzazione politica ricevuta dalla natura sull'esempio degli uccelli, in modo cioè che la fatica fosse comune, comune la dignità, ciascuno imparasse a dividersi a turno le responsabilità, venissero ripartiti obbedienza e comando, nessuno fosse escluso dalle cariche, nessuno esente dalla fatica. In questa situazione politica ideale nessuno insuperbiva per l'esercizio ininterrotto del potere né si abbatteva per il lungo servire, perché da un lato l'avanzamento, conferito com'era secondo un ordine di funzione e per un periodo limitato, non suscitava invidia e dall'altro sembrava più tollerabile perché comportava un comune compito di sorveglianza. Nessuno osava tiranneggiare un altro, del quale, perché destinato a succedergli nella carica, avrebbe dovuto sopportare a sua volta l'alterigia; a nessuno era grave la fatica, perché la dignità che sarebbe venuta in seguito l'avrebbe compensato" (cfr Exameron, 5, 15, 51-52). La forma di governo repubblicana - di cui le gru offrono un efficace modello - è entrata in crisi, quando la libido dominandi, scovolgendo il rapporto di solidarietà tra governanti e governati e liquidando l'avvicendamento delle cariche, ha condotto a dispotiche forme di governo. Nonostante le sue spiccate simpatie repubblicane, Ambrogio accetta realisticamente il governo monarchico imperiale, convinto che il potere non è in sé un male: da Dio, infatti, proviene l'ordinamento del potere, mentre dal maligno proviene l'ambizione del potere. Il potere unico e assoluto dell'imperatore ha oltre tutto assolto una funzione provvidenziale, agevolando attraverso la pacificazione del mondo la diffusione del cristianesimo. Si capisce in quest'ottica l'atteggiamento intransigente del vescovo nei riguardi sia degli usurpatori, che mettono in crisi l'ordine costituito, sia dei barbari che premono ai confini dell'impero.
Il vescovo riconosce il governo imperiale e invita i cristiani a essere leali nei suoi riguardi, ma non rinuncia alla libertas repubblicana che può realizzarsi anche sotto l'impero, a condizione che questo sappia accettare i limiti della potestas e quell'integrazione di potestas e di servitium, che caratterizzano, al di là dell'unità o della pluralità del comando, la caratteristica della politia a natura accepta.
Alla società delle gru nella citata omelia esameronale il vescovo affianca quella altrettanto egualitaria delle api - che hanno in comune le leggi, la fatica, il cibo, il lavoro - in cui però il potere supremo è affidato a un rex, scelto non in base alla sorte, né alla successione dinastica, né all'elezione della moltitudine, ma a chiari segni di natura: la grandezza e la bellezza del corpo e, soprattutto, la mansuetudo morum. La consimile terminologia, impiegata per esprimere le due forme di governo, rappresentate dalle gru e dalle api, sottolinea il fatto che anche nel regnum la fida devotio verso il potere imperiale non è incompatibile con la libertas. Un regnum, fondato sulla comunione di tutti nei diritti e nei doveri, è, insomma, anch'esso una res publica.
Sembra avere colto nel segno la Sordi, affermando che le idee politiche emergenti da questi brani sono state coerentemente messe in pratica da Ambrogio e, in particolare, che gli atteggiamenti da lui assunti di fronte al potere imperiale sono l'attuazione consapevole del rapporto tra libertas e potestas, teorizzato nei suoi scritti. Insomma, la devotio naturalis delle gru e la fida devotio delle api, così come la fides degli uomini è possibile solo quando la maxima potestas lascia uno spazio adeguato alla libertas.
Nella storia della lenta e faticosa definizione dei rapporti fra lo Stato romano, totalitario e imperialistico, giuridicamente fondato sull'auctoritas e sull'imperium, e la Chiesa, che ha una missione divina da svolgere nel mondo, il vescovo di Milano occupa un posto di rilevante importanza.
Grazie al coraggio e alla coerenza della sua azione politico-religiosa e alla chiara formulazione delle sue idee, egli ottiene che lo Stato, divenuto cristiano, si assuma le sue responsabilità nei riguardi della Chiesa, alla quale non solo deve garantire la libertà, ma deve assicurare una continua assistenza, che si esplica nell'esecuzione dei decreti conciliari, nell'assunzione di misure legislative contro il paganesimo e l'eresia, e nel pubblico riconoscimento della legge morale cristiana. Il che comporta per lo Stato la subordinazione all'autorità religiosa nelle materie religiose o che riguardino la religione e per i vescovi il diritto-dovere di intervenire in questioni riguardanti la fede e la morale.
Ambrogio si pone come il campione della libertà, che non è ancora la libertà di coscienza che lo Stato ha il dovere di garantire, ma è piuttosto la libertà della Chiesa, che si esprime nell'affermazione della superiorità della potestas spiritalis sul potere civile. La libertà che egli rivendica alla Chiesa ha una dimensione essenzialmente religiosa: è libertà nelle deliberazioni dogmatiche come nella disciplina ecclesiastica, nella scelta dei vescovi come nell'intangibile possesso degli edifici di culto. Nella scia di altri vescovi (Atanasio, Lucifero di Cagliari, Ilario di Poitiers), che prima di lui avevano rivendicato la libertà e l'indipendenza della Chiesa nell'esercizio delle proprie funzioni, il vescovo di Milano ribadisce l'esigenza della Chiesa di esplicare liberamente la sua missione spirituale, senza patire azioni di forza o intromissioni statuali, spettando ai vescovi il compito di assicurare la disciplina interna e il rispetto degli interessi supremi di Dio e dell'anima.
Dello Stato non sollecita e non tollera l'intervento, neppure nei casi in cui esso potrebbe svolgere la funzione di "braccio secolare": si pensi alla vibrata protesta che insieme con Martino di Tours e con Papa Siricio elevò contro i vescovi che nel 385 fecero condannare sotto l'imputazione di magia e giustiziare Priscilliano dall'usurpatore Massimo. L'intervento dello Stato, invocato nella lotta contro le eresie, in base a principi, che fanno pensare alla moderna teoria del braccio secolare, non si risolve mai in nocumento per le persone, né è diretto a giustificare le latenti tentazioni di cesaropapismo. Ad Ambrogio è sufficiente che lo Stato, impedendo all'errore di propagarsi, aiuti la Chiesa nella sua missione spirituale.
La tutela offerta alla Chiesa e le garanzie assicurate alla sua libertà, garantendo la pace e il benessere dei popoli, finiscono con il coincidere con gli interessi stessi dell'impero, sicché l'invocata Libertas Ecclesiae s'identifica con il baluardo delle pubbliche libertà.
Il capovolgimento del pensiero politico cristiano attuatosi nel corso del iv secolo spiega il progressivo allineamento della Chiesa, sul piano politico, alle posizioni dell'autorità imperiale. Gli scrittori cristiani non sostengono più l'illiceità del servizio militare e non ne predicano più la diserzione; accettano anzi la situazione politica e si sforzano persino di giustificare il cristiano che combatte per l'imperatore e la fede.
I vescovi, e cioè i dirigenti cristiani che per tre lunghi secoli avevano sognato la caduta dello Stato romano, trepidano ora dinanzi al pericolo delle invasioni barbariche e si pongono come i più validi difensori delle città dell'Impero. Ambrogio, convinto che l'impero garantisca la difesa del diritto, della libertà e della vita civile contro la barbarie, assicura una franca collaborazione agli imperatori cristiani, di cui riconosce l'autonomia nell'ambito civile. (...)
La battaglia di Ambrogio per l'indipendenza della Chiesa contro l'ingiustificata intromissione dei poteri statali, la cui mancanza di scrupoli dogmatici era stata sperimentata nel corso del governo di Costanzo ii, ha come obiettivo il pubblico riconoscimento di un'unica, vera Chiesa cattolica, fondata sull'insostituibile base della professione ortodossa, che è unica e quindi la sola legittima.

Sacro Cuore

Benedetto XVI: "Cristo, cuore del mondo"

Intervento in occasione dell'Angelus domenicale


* * *

Mi piace ricordare che questo mese è tradizionalmente dedicato al Cuore di Cristo, simbolo della fede cristiana particolarmente caro sia al popolo sia ai mistici e ai teologi, perché esprime in modo semplice e autentico la "buona novella" dell'amore, riassumendo in sé il mistero dell'Incarnazione e della Redenzione. E venerdì scorso abbiamo celebrato la solennità del Sacro Cuore di Gesù, terza e ultima delle feste che fanno seguito al Tempo Pasquale, dopo la Santissima Trinità e il Corpus Domini. Questa successione fa pensare ad un movimento verso il centro: un movimento dello spirito che è Dio stesso a guidare.

Dall'orizzonte infinito del suo amore, infatti, Dio ha voluto entrare nei limiti della storia e della condizione umana, ha preso un corpo e un cuore; così che noi possiamo contemplare e incontrare l'infinito nel finito, il Mistero invisibile e ineffabile nel Cuore umano di Gesù, il Nazareno. Nella mia prima Enciclica sul tema dell'amore, il punto di partenza è stato proprio lo sguardo rivolto al costato trafitto di Cristo, di cui ci parla Giovanni nel suo Vangelo (cfr 19,37; Deus caritas est, 12). E questo centro della fede è anche la fonte della speranza nella quale siamo stati salvati, speranza che ho fatto oggetto della seconda Enciclica.

Ogni persona ha bisogno di un "centro" della propria vita, di una sorgente di verità e di bontà a cui attingere nell'avvicendarsi delle diverse situazioni e nella fatica della quotidianità. Ognuno di noi, quando si ferma in silenzio, ha bisogno di sentire non solo il battito del proprio cuore, ma, più in profondità, il pulsare di una presenza affidabile, percepibile coi sensi della fede e tuttavia molto più reale: la presenza di Cristo, cuore del mondo. Invito pertanto ciascuno a rinnovare nel mese di giugno la propria devozione al Cuore di Cristo, valorizzando anche la tradizionale preghiera di offerta della giornata e tenendo presenti le intenzioni da me proposte a tutta la Chiesa.

Accanto al Sacro Cuore di Gesù, la liturgia ci invita a venerare il Cuore Immacolato di Maria. Affidiamoci sempre a Lei con grande confidenza. Vorrei invocare la materna intercessione della Vergine ancora una volta per le popolazioni della Cina e del Myanmar colpite dalle calamità naturali, e per quanti attraversano le tante situazioni di dolore, di malattia e di miseria materiale e spirituale che segnano il cammino dell'umanità.


venerdì 30 maggio 2008

Che cercate?

Chi stiamo cercando?

Ai primi discepoli che, forse ancora incerti e dubbiosi, si mettono al seguito di un nuovo Rabbì, il Signore chiede: « Che cercate? » (Gv 1,38). In questa domanda possiamo leggere altre radicali domande: che cosa cerca il tuo cuore? Per che cosa ti affanni? Stai cercando te stesso o stai cercando il Signore tuo Dio? Stai inseguendo i tuoi desideri o il desiderio di Colui che ha fatto il tuo cuore e lo vuole realizzare come Lui sa e conosce? Stai rincorrendo solo cose che passano o cerchi Colui che non passa? « In questa terra della dissomiglianza, di che cosa dobbiamo occuparci, Signore Dio? Dal sorgere del sole al suo tramonto vedo uomini travolti dai vortici di questo mondo: alcuni cercano ricchezze, altri privilegi, altri ancora le soddisfazioni della popolarità », osservava san Bernardo.10

« Il tuo volto, Signore, io cerco » (Sl 26,8) è la risposta della persona che ha compreso l'unicità e l'infinita grandezza del mistero di Dio e la sovranità della sua santa volontà; ma è anche la risposta, sia pur implicita e confusa, di ogni creatura umana in cerca di verità e felicità. Quaerere Deum è stato da sempre il programma di ogni esistenza assetata di assoluto e di eterno. Molti tendono oggi a considerare mortificante qualunque forma di dipendenza; ma appartiene allo statuto stesso di creatura l'essere dipendente da un Altro e, in quanto essere in relazione, anche dagli altri.

Il credente cerca il Dio vivo e vero, il Principio e il Fine di tutte le cose, il Dio non fatto a propria immagine e somiglianza, ma il Dio che ci ha fatto a sua immagine e somiglianza, il Dio che manifesta la sua volontà, che indica le vie per raggiungerlo: « Mi indicherai il sentiero della vita, gioia piena nella tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra » (Sl 15,11).

Cercare la volontà di Dio significa cercare una volontà amica, benevola, che vuole la nostra realizzazione, che desidera soprattutto la libera risposta d'amore al suo amore, per fare di noi strumenti dell'amore divino. È in questa via amoris che sboccia il fiore dell'ascolto e dell'obbedienza.

L'obbedienza come ascolto

5. « Ascolta, figlio » (Pr 1,8). L'obbedienza è prima di tutto atteggiamento filiale. È quel particolare tipo d'ascolto che solo il figlio può prestare al padre, perché illuminato dalla certezza che il padre ha solo cose buone da dire e da dare al figlio; un ascolto intriso di quella fiducia che rende il figlio accogliente della volontà del padre, sicuro che essa sarà per il bene.

Ciò è immensamente più vero nei riguardi di Dio. Noi, infatti, raggiungiamo la nostra pienezza solo nella misura in cui ci inseriamo nel disegno con cui Egli ci ha concepito con amore di Padre. Dunque l'obbedienza è l'unica via di cui dispone la persona umana, essere intelligente e libero, per realizzarsi pienamente. In effetti, quando dice “no” a Dio la persona umana compromette il progetto divino, sminuisce se stessa e si destina al fallimento.

L'obbedienza a Dio è cammino di crescita e, perciò, di libertà della persona perché consente di accogliere un progetto o una volontà diversa dalla propria che non solo non mortifica o diminuisce, ma fonda la dignità umana. Al tempo stesso, anche la libertà è in sé un cammino d'obbedienza, perché è obbedendo da figlio al piano del Padre che il credente realizza il suo essere libero. È chiaro che una tale obbedienza esige di riconoscersi come figli e di godere d'esser figli, perché solo un figlio e una figlia possono consegnarsi liberamente nelle mani del Padre, esattamente come il Figlio Gesù, che si è abbandonato al Padre. E se nella sua passione si è pure consegnato a Giuda, ai sommi sacerdoti, ai suoi flagellatori, alla folla ostile e ai suoi crocifissori, lo ha fatto solo perché era assolutamente certo che ogni cosa trovava un suo significato nella fedeltà totale al disegno di salvezza voluto dal Padre, al quale – come ricorda san Bernardo – « non fu la morte che piacque, ma la volontà di colui che spontaneamente moriva ».11

« Ascolta, Israele » (Dt 6,4)

6. Figlio, per il Signore Iddio, è Israele, il popolo che Egli si è scelto, che ha generato, che ha fatto crescere tenendolo per mano, che ha sollevato alla sua guancia, cui ha insegnato a camminare (cf. Os 11, 1-4), cui – come somma espressione di affetto – ha rivolto in continuazione la sua Parola, anche se questo popolo non sempre l'ha ascoltata, o l'ha vissuta come un peso, come una « legge ». Tutto l'Antico Testamento è un invito all'ascolto, e l'ascolto è in funzione dell'alleanza nuova, quando, come dice il Signore, « porrò le mie leggi nella loro mente e le imprimerò nei loro cuori; sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo » (Eb 8,10; cf. Ger 31,33).

All'ascolto segue l'obbedienza come risposta libera e liberante del nuovo Israele alla proposta del nuovo patto; l'obbedienza è parte della nuova alleanza, anzi il suo distintivo caratteristico. Ne segue che essa può essere compresa compiutamente solo all'interno della logica di amore, d'intimità con Dio, di appartenenza definitiva a Lui che rende finalmente liberi.

Card. F. Rodè - Mons G. Gardin

(Dal recente documento della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica "Il servizio dell'autorità e l'obbedienza")

Magnificat

L'anima mia "magnifica" il Signore,
e il mio Spirito esulta in Dio, mio salvatore,
esultare sempre nel Signore per scacciare la tristezza e l'angoscia di quando finiamo tra le grinfie del perturbatore, esultare sempre nel Signore per trasmettere a chi ci sta intorno gioia e pace senza neanche bisogno di parlare,

perché ha guardato l'umiltà della sua serva,
l'umile proprio perché è piccolo si lascia innalzare più facilmente, proprio perché è "sgombro" da inutili zavorre, da troppi anche se santi pensieri, è più leggero, mio Dio fa che possa sempre avere il cuore sgombro da ambizioni, pregiudizi, rancori, perchè Tu possa dimorare in ogni angolo del mio cuore,

d'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Beati sono coloro che appaiono come delle frecce, degli indicatori puntati verso Dio e che non trattengono nulla per sé stessi e per la propria fortuna, ma tutto fanno e tutto pensano per la maggior gloria di Dio, per i fratelli, e considerano "Chiesa" il mondo intero, non solo la loro parrocchia, sono coloro che sanno guardare il mondo con gli occhi della misericordia di Dio, e sanno riconoscere l'arte della Sapienza creatrice di Dio anche quando è stata terribilmente deturpata, donaci Padre il dono di poter dimorare sempre nel tuo Amore, così come Il Figlio tuo ha chiesto per noi,

Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente e Santo è il suo nome:
Solo con la docilità e la mitezza del "modello", il disegno della mano del Creatore può riuscire al meglio, Trinità gloriosa rendici sempre miti e umili di cuore a modello di Gesù, donaci di saper comunicare ai fratelli la gioia e la pace riconciliante del Cristo risorto, in qualunque condizione noi ci troviamo e in qualunque situazione, donaci la fecondità apostolica di cui parlava Paolo, l'apostolo delle genti, nella misura corrispondente alla nostra fedeltà e nonostante le nostre infedeltà,

di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono.

perdono, misericordia, tenerezza di Padre, calore di viscere materne, che si stende, si propaga di generazione in generazione, Dio clementissimo e misericordioso, se Tu ti stendi sopra di noi, noi rivivremo e chi potrà mai più toccarci? Cosi a nostra volta noi ci "stenderemo" sui più miseri, e se non potremo farlo fisicamente lo faremo con la preghiera, facci essere, o Padre, "coperta" d'Amore!

Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili;

Quando Tu dispieghi la tua potenza simultaneamente, è un solo movimento, confondi i superbi, rovesci la fortuna di coloro che confidano troppo nelle loro forze, e inevitabilmente metti in risalto l'umile, chi non osa neanche alzare lo sguardo a te. Padre buono, libera i nostri cuori dal fumo della superbia, che intossica pensieri e azioni, rovescia i vizi, gli attaccamenti, gli idoli che noi stessi abbiamo posto sul trono, innalza la piccola flebile umile voce che grida nei nostri cuori Abbà, Padre!

ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi. Ha soccorso Israele suo servo, ricordandosi della sua misericordia,

Trinità Santa e ricca di specialissimo Amore, sazia i nostri sensi interiori con il pane della Parola e dell'Eucarestia, rimanda a mani vuote i nostri sensi esteriori viziati da troppe sollecitazioni, non distogliere mai gli occhi da coloro che l'Eterna Sapienza ha prescelto come tuoi servi, proprio per la loro piccolezza e inadeguatezza e noi non li distoglieremo a nostra volta da coloro che sono più piccoli e più inadeguati di noi.

come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza,
per sempre".

Amen

(mla 2007)



O.V. Dono alla Chiesa


Le vergini consacrate nel mondo sia pure per altre vie, sono chiamate a vivere la propria esistenza in una dimensione contemplativa, perché segno della chiesa sposa di Cristo, di cui devono esprimere l'amore, l'unione e la dedizione totale allo Sposo; perché attraverso la preghiera di consacrazione è stato per esse invocato il dono dello Spirito affinché diventi l'unico grande regista di tutta la loro vita, dedicandole in modo esclusivo a Dio. Pertanto in ogni loro modo di essere e ogni attività, qualunque essa sia, che svolgono nel mondo, sono vissute alla luce di questa finalità: essere consacrate alla santità e alla gloria di Dio. E' da notare come non poche che hanno ricevuto la consacrazione e vivono nel mondo, si sentano chiamate a una vita dedita in modo esclusivo alla preghiera, nel silenzio e nella solitudine come le monache. Altre è vero, si dedicano ad attività apostoliche e caritative, e altre ancora si impegnano nell'ambito della vita sociale e professionale; ma comunque per tutte, la preghiera costituisce uno dei compiti primari affidati loro dalla Chiesa e per l'adempimento del quale viene raccomandato loro vivamente la celebrazione della Liturgia delle ore, perché unendo in tal modo la loro voce a quella di Cristo, sommo sacerdote, e a quella di tutta la Chiesa, lodin incessantemente il Padre e intercedano per la salvezza del mondo. D'altra parte la contemplazione, fissata tradizionalmente nell'immagine di Maria seduta ai piedi del Maestro in ascolto e in adorazione, è una condizione indispensabile per coloro che vogliono vivere la loro consacrazione nel mondo perché senza un'intensa vita di preghiera, di comunione e di conoscenza esperienziale di Dio, non sarebbe loro possibile mantenersi costantemente e sostanzialmente fedeli al "santo proposito" cui si impegano irrevocabilmente davanti alla comunità dei fedeli e che sono chiamate a vivere senza l'aiuto di strutture particolari. Il primato della contemplazione è avvertito come una necessità e una vocazione, per poter essere fedeli ed esprimere insieme l"essere" della propria consacrazione da cui trae fondamento e motivazione ogni espressione concreta di vita, secondo la vocazione personale, la spiritualità e le attitudini di ciascuna.

(Da "Vergini consacrate nel mondo", di Gigliola Tosetti, Edizioni Dehoniane Bologna, 1990)

O.V. Dono alla Chiesa
















La consacrazione nella forma dell'Ordo Virginum, carisma nato con il Vangelo, risale ai primi secoli della Chiesa. Essa racconta la particolare esperienza d'amore con cui una donna si consegna a Cristo quale suo Sposo e, nel respiro della sponsalità ecclesiale, diviene feconda presenza dello Spirito nell'ordinarietà del vivere quotidiano. La virgo Christi è la virgo Ecclesiae.
* * *
Crito è tutto: fratello, amico, parte dell'eredità, premio, Dio e Signore. Ma è significativo fissarlo come lo Sposo che nell'Incarnazione realizza l'incontro tra natura divina e umana e nella Pasqua celebra le nozze con l'umanità. Tutti i momenti dell'esistenza terrena di Cristo, storia di alleanza, radicata e prolungata nel Battesimo, hanno il colore e il calore nuziale. E in questo orizzonte, per una nuova unzione spirituale, in virtù di un dono e di una chiamata personale, è la sposa che assume il suo Sposo quale maestro di vita, nei sentimenti, nei pensieri, nelle preoccupazioni. L'amore sponsale è per sua natura totale ed esclusivo, perché offerta di sè all'Amato, senza riserve e con cuore indiviso; amore perpetuo, perché non vuole venire meno, anzi proiettandosi verso il futuro vuole ricoprire l'intero arco della vita e sussistere anche dopo la morte.

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Sempre fedele al Cristo-Sposo, non dimenticherà mai che si è donata totalmente a lui e al suo corpo che è la Chiesa. "Se per la devozione ad una santo nasce una famiglia religiosa, che cosa non può nascere dalla devozione alla stessa madre dei santi che è la Chiesa? Cosa non ne deriverà? Se faccio della Chiesa maestra e madre la mia sorgente, la mia regola, la mia vita, il mio spirito, la mia gioia, il mio entusiasmo, che cosa non sarà possibile?" (Paolo VI). In questo particolare carisma c'è la Chiesa madre che plasma e struttura la forma spirituale dell'anima consacrata, ossigenandola e nutrendola con la sua spiritualità. Perciò la consacrata trova la sua "famiglia" nella Chiesa locale dove respira, come "Ordo" con le modalità del cuore del Pastore, considerato non un fondatore o un superiore da cui dipendere, ma il padre con cui condividere l'amore per Cristo e per i fratelli. "Amate la Chiesa: è la vostra madre. Da essa mediante il solenne rito presieduto dal Vescovo diocesano, avete ricevuto il dono della consacrazione; al suo servizio siete state dedicate. Alla Chiesa dovete sempre sentirvi legate con stretto vincolo" (Giovanni Paolo II). Il "sensus" ecclesiale aiuta e sostiene la vocazione dell'Ordo Virginum, in quanto la Chiesa ogni giorno si genera e ciascuna la rende preziosa, splendente, senza ruga né macchia né altro di simile, ma bella e santa. In realtà l'appartenenza alla alla Chiesa diventa visibile e non solo spirituale, di quella visibilità che commuove, che tocca profondamente le persone, non solo a livello sentimentale, ma anche sul piano dell'azione dello Spirito, al quale si corrisponde esemplarmente nell'impegno lavorativo e professionale.

(Mons. Vincenzo Pelvi, Ord. militare per l'Italia)

giovedì 29 maggio 2008

Ordo Virginum Congresso-Pellegrinaggio

"Un dono nella Chiesa e per la Chiesa"
(Card. Ratzinger)









Discorso del Papa al Congresso-Pellegrinaggio “Verginità consacrata nel mondo”
. (Roma 14-20 maggio)
CITTA' DEL VATICANO, giovedì, 15 maggio 2008.

* * *

Carissime sorelle!
1. Accolgo e saluto con gioia ciascuna di voi, consacrate con "solenne rito nuziale a Cristo" (Rituale della Consacrazione delle Vergini, 30), in occasione del Congresso-Pellegrinaggio Internazionale dell'Ordo Virginum, che in questi giorni vi vede riunite a Roma. In particolare saluto il Cardinale Franc Rodé per il cordiale indirizzo di omaggio e l'impegno profuso nel sostenere questa iniziativa, mentre un grazie di cuore rivolgo al Comitato organizzatore. Scegliendo il tema guida di questi giorni vi siete ispirate ad una mia affermazione che sintetizza quanto ho avuto già modo di dire sulla vostra realtà di donne che vivono la verginità consacrata nel mondo: Un dono nella Chiesa e per la Chiesa. In questa luce desidero confermarvi nella vostra vocazione ed invitarvi a crescere di giorno in giorno nella comprensione di un carisma tanto luminoso e fecondo agli occhi della fede, quanto oscuro e inutile a quelli del mondo.

2. "Siate di nome e di fatto ancelle del Signore a imitazione della Madre di Dio" (RCV, 29). L'Ordine delle Vergini costituisce una particolare espressione di vita consacrata, rifiorita nella Chiesa dopo il Concilio Vaticano II (cfr Esort. Ap. Vita consecrata, 7). Le sue radici, però, sono antiche; affondano negli inizi della vita evangelica quando, come novità inaudita, il cuore di alcune donne cominciò ad aprirsi al desiderio della verginità consacrata: a quel desiderio cioè di donare a Dio tutto il proprio essere che aveva avuto nella Vergine di Nazaret e nel suo "sì" la prima straordinaria realizzazione. Il pensiero dei Padri vede in Maria il prototipo delle vergini cristiane ed evidenzia la novità del nuovo stato di vita a cui si accede per una libera scelta d'amore.

3. "In te, Signore, possiedano tutto, perché hanno scelto Te solo, al di sopra di tutto" (RCV, 38). Il vostro carisma deve riflettere l'intensità, ma anche la freschezza delle origini. È fondato sul semplice invito evangelico "chi può capire capisca" (Mt 19, 12) e sul consiglio paolino circa la verginità per il Regno (1 Cor 7, 25-35). Eppure risuona in esso tutto il mistero cristiano. Quando è nato, il vostro carisma non si configurava con particolari modalità di vita, ma si è poi man mano istituzionalizzato, fino ad una vera e propria consacrazione pubblica e solenne, conferita dal Vescovo mediante un suggestivo rito liturgico che faceva della donna consacrata la sponsa Christi, immagine della Chiesa sposa.

4. Carissime, la vostra vocazione è profondamente radicata nella Chiesa particolare a cui appartenete: è compito dei vostri Vescovi riconoscere in voi il carisma della verginità, consacrarvi e possibilmente rimanervi vicino nel cammino, per insegnarvi il timore del Signore, come si impegnano a fare durante la solenne liturgia di consacrazione. Dal respiro della Diocesi, con le sue tradizioni, i suoi santi, i suoi valori, i limiti e le difficoltà, vi allargate al respiro della Chiesa universale, soprattutto condividendone la preghiera liturgica, che vi è consegnata affinché "risuoni senza interruzione nel vostro cuore e sulle vostre labbra" (RCV, 42). In tal modo il vostro "io" orante si dilaterà progressivamente fino a che nella preghiera non ci sia più che un grande "noi". È questa la preghiera ecclesiale e la vera liturgia. Nel dialogo con Dio apritevi al dialogo con tutte le creature, nei cui confronti vi ritrovate madri, madri dei figli di Dio (cfr RCV, 29).

5. Il vostro ideale, in se stesso veramente alto, non esige tuttavia alcun particolare cambiamento esteriore. Normalmente ciascuna consacrata rimane nel proprio contesto di vita. È una via che sembra priva delle caratteristiche specifiche della vita religiosa, soprattutto dell'obbedienza. Ma per voi l'amore si fa sequela: il vostro carisma comporta una donazione totale a Cristo, una assimilazione allo Sposo che richiede implicitamente l'osservanza dei consigli evangelici, per custodire integra la fedeltà a Lui (cfr RCV, 47). L'essere con Cristo esige interiorità, ma in pari tempo apre a comunicare con i fratelli: qui si innesta la vostra missione. Un'essenziale "regola di vita" definisce l'impegno che ciascuna di voi assume col consenso del Vescovo, sia a livello spirituale sia esistenziale. Si tratta di cammini personali. Tra voi ci sono stili e modalità diverse di vivere il dono della verginità consacrata e questo si fa tanto più evidente nel corso di un incontro internazionale, come quello che vi vede riunite in questi giorni. Vi esorto ad andare oltre il modo di apparire, cogliendo il mistero della tenerezza di Dio che ciascuna porta in sé e riconoscendovi sorelle, pur nella vostra diversità.
6. "La vostra vita sia una particolare testimonianza di carità e segno visibile del Regno futuro" (RCV, 30). Fate in modo che la vostra persona irradi sempre la dignità dell'essere sposa di Cristo, esprima la novità dell'esistenza cristiana e l'attesa serena della vita futura. Così, con la vostra vita retta, voi potrete essere stelle che orientano il cammino del mondo. La scelta della vita verginale, infatti, è un richiamo alla transitorietà delle realtà terrestri e anticipazione dei beni futuri. Siate testimoni dell'attesa vigilante e operosa, della gioia, della pace che è propria di chi si abbandona all'amore di Dio. Siate presenti nel mondo e tuttavia pellegrine verso il Regno. La vergine consacrata, infatti, si identifica con quella sposa che, insieme allo Spirito, invoca la venuta del Signore: "Lo Spirito e la sposa dicono 'Vieni'" (Ap 22,17).
7. Nel lasciarvi vi affido a Maria. E faccio mie le parole di sant'Ambrogio, il cantore della verginità cristiana, rivolgendole a voi: "Sia in ciascuna l'anima di Maria per magnificare il Signore; sia in ciascuna lo spirito di Maria per esultare in Dio. Se c'è una sola madre di Cristo secondo la carne, secondo la fede, invece, Cristo è il frutto di tutti, poiché ogni anima riceve il Verbo di Dio, purché, immacolata e immune da vizi, custodisca la castità con intemerato pudore" (Commento su san Luca 2,26: PL 15, 1642).
Con questo augurio di cuore vi benedico. [© Copyright 2008 - Libreria Editrice Vaticana]

sabato 24 maggio 2008

Corpus Domini

Corpus Domini

Ognuno di noi avrà incontrato almeno una volta nella vita un (o una) viandante un po' misterioso che gli avrà detto certamente qualcosa di importante per la propria esistenza o per le proprie decisioni future. O semplicemente ci avrà fatto porre degli interrogativi nuovi. Una persona di mia conoscenza mi ha raccontato che nei primi mesi del 2003 si trovava a Roma e proprio in quei giorni il compianto Papa Giovanni Paolo II avrebbe dovuto recarsi ad Assisi per incontrare come aveva già fatto in passato, i rappresentanti di diverse religioni. Lui avrebbe voluto tanto partecipare a quel singolare incontro di preghiera ma non gli fu possibile muoversi da Roma. Così la mattina sul presto, come aveva talvolta abitudine di fare, scrisse sul proprio taccuino una piccola supplica in cui chiedeva al Signore di poter partecipare almeno spiritualmente a quell'evento e poi uscì di casa completamente immerso nelle sue faccende. Ma, in qualunque angolo di Roma si trovasse, notava sempre una figura di uomo alta, con gli abiti abbastanza sdruciti e sudici ma singolarmente vivida e preminente rispetto a chiunque gli fosse vicino. Si guardava intorno in modo smarrito. Nonostante si spostasse più di una volta a piedi e con i mezzi, se lo ritrovava sempre davanti. Quando sul finire della mattinata salì sul mezzo che lo avrebbe portato a casa per il pranzo, si ritrovò lo sconosciuto seduto a metà dell'autobus, e, cosa strana, intorno a lui c'era un vuoto, tutta gli altri passeggeri si erano spostati verso l'autista e, di tanto in tanto lo guardavano con disappunto. A quel punto la curiosità si impadronì di lui e andò a sedersi proprio di fianco. Capì immediatamente perché tutti gli altri passeggeri si erano allontanati. Lo sconosciuto emanava un odore molto poco gradevole e poi era come se piagnucolasse in una lingua sconosciuta con degli occhi a dir poco imploranti. Allora provò a rivolgergli la parola in più lingue, ma l'uomo sembrava non comprenderne nessuna. A quel punto ricordò di avere delle frutta con sè, tirò fuori un mandarino, lo sbucciò e lo divise a metà. Porse una parte del frutto allo straniero. Questi l'accettò e la mangiò continuando a lamentarsi in quella strana lingua. Intanto alcune di quelle persone che prima si erano allontanate, si riavvicinarono a lui, qualcuno anche con gli occhi lucidi, e qualcuno più giovane gli porse anche la mano, allora l'uomo smise di lamentarsi e parve quasi contento, ma poco dopo si alzò in piedi, preparandosi a scendere. Era la fermata vicino alla stazione Termini e, pensò l'amico, lì c'è la mensa della Caritas, probabile meta dello sconosciuto. Per più di un secondo ebbe una fortissima voglia di seguirlo e vedere dove andava, aveva completamente cambiato espressione chissà da quanto tempo non aveva ricevuto dei segni di amicizia. Infine decise di continuare per la sua fermata e lasciare andare l'uomo misterioso al suo destino. Solo il giorno dopo ripensando all'accaduto si ricordò della preghiera fatta la mattina precedente e collegò quella figura di giovane vagabondo al più noto lebbroso della storia della conversione di Francesco. Ma la vicenda non si chiuse lì. Alcuni anni dopo, mentre visitava il complesso delle sette chiese di Bologna, si ritrovò per la prima volta in una cappellina dove è conservata quella singolare scultura artistico-scientifica di Luigi Mattei (l'immagine in alto a sinistra) che, come è noto riproduce al millimetro, grazie alle tecnologie informatiche, le fattezze fisiche dell'uomo della Sindone. Si sentì venire meno. Era perfettamente identico al vagabondo che si aggirava per le vie della capitale e a cui aveva offerto un sorriso e il suo mezzo mandarino!

Corpus Domini



L'eucarestia è il sacramento della vita eterna. I sacramenti sono azioni liturgiche che hanno la forza speciale di fare ciò che esprimono simbolicamente. Per mentenersi in vita è necessario prendere del cibo. Dalla mancanza di nutrimento provengono l'indebolimento dell'organismo, le malattie, e alla fine la morte. Nel sacramento si passa dal materiale allo spirituale, l'acqua è il mezzo naturale per pulire il corpo, ma nel battesimo pulisce anche l'anima dal peccato, rinnova la vita eterna. Nell'eucarestia il pane e il vino nutrono la vita spirituale che di natura sua è immortale. Per questo l'eucarestia è chiamata da S. Ignazio di Antiochia"medicamento contro la morte". Da Antiochia provenivano nell'antichità famosi medici, perché in quei luoghi si raccoglievano vari tipi di erbe medicinali contro diverse malattie. Ad alcuni, in quelle circostanze, sorgeva la domanda: "Non si potrebbe trovare un'erba contro la morte?" Forse alludendo a questa domanda Ignazio dice: "Noi abbiamo il pane di vita eterna".

Fuoco ardente

Gli antichi popoli iranici identificavano le divinità con il fuoco. Le omelie spirituali che ci sono pervenute sotto il nome di Macario descrivono questa immaginazione nel modo seguente. Ai confini della terra si elevano le montagne formate dal fuoco. Su di esse e in esse vivono degli animali penetrati tutti dal fuoco e vi si sentono così bene che muoiono quando ne sono portati fuori. I Padri cristiani siro-occidentali approfittavano di questa mitologia simbolicamente. Il vero fuoco ardente è il nostro Dio nei cieli. Gesù, come Prometeo ci ha portato questo fuoco sulla terra e nell'eucarestia ce lo comunica. Perciò è penetrato nella liturgia della Chiesa l'uso secondo il quale il sacerdote, distribuendo la comunione dice: "Ricevi il fuoco ardente". Macario lo paaragona al rito della notte pasquale, durante la quale una candela comunica la luce all'altra, fino a che tutta la chiesa buia non sia illuminata.

Sacro convito

Quando incontriamo Gesù nell'Eucarestia, lo esprimiamo con il termine di "sacra comunione". Si effettua per mezzo di un simbolo semplicissimo: mangiare e bere insieme.
Perlare del mangiare e del bere si considera una banalità. Tuttavia, riflettendo su queste esigenze vitali, scopriamo che si tratta di un vero miracolo della natura. Si consumano materie di origine viva, naturale. Quanti processi vitali devono verificarsi perché si possa raccogliere il grano: vi cooperano i slai minerali della terra, i raggi del sole, vari influssi della temperatura, ecc; da tutto questo cresce il grano, pieno di una vita e di una energia propria. L'uomo lo raccoglie per farne il pane. Mangiandolo egli si appropria di questa vita che non era la sua, ma che per mezzo del mangiare e del digerire non solo divienne la sua ma si identifica con lui. In questo senso materiale si può applicare l'espressione dei materialisti secondo la quale l'uomo sarebbe ciò che mangia. Ma nella cena del Signore questo processo materiale diventa simbolo di una realtà sorprendente, superiore. Il mngiare è segno sacramentale che fa ciò che significa. La fede ci insegna che nell'eucarestia Gesù stesso si offre come nostro cibo e conseguentemente la sua vita diviene la nostra. Comunicandoci, entriamo in comunione intima con Colui che si offre a noi. Misticamente Egli è nutrimento forte che ci dà una forza soprannaturale. Bere dal calice ha lo stesso significato, ma acquistò presso i Padri una sfumatura speciale. Secondo le credenze animistiche nelle piante abitano diversi spiriti. Quale sarebbe lo spirito del vino? Piuttosto maligno, credevano alcuni a giudicare dagli effetti. Ma con le parole della consacrazione ogni malignità è espulsa e nel vino che diviene sangue di Cristo abita il suo Santo Spirito. Partecipando al sangue di Gesù diventiamo in senso spirituale a Lui "consanguinei". Siamo quindi suoi fratelli, DIo è nostro Padre, la Madonna la nostra vera madre. La santa comunione crea una santa unione. In questo contesto si può vedere simbolicamente anche la relazione fra le due cene: quella di Cana e l'Ultima Cena con i discepoli. A cana Gesù cambiò l'acqua in vino. SI tratterebbe in immagine di un passaggio dall'elemento materiale all'elemento vivo. Istituendo l'eucarestia si offre a noi un sacramento per passare dalla vita della natura alla vita divina.

Fermento sacro

Nel rito siro-orientale vige un uso particolare. Da una messa precedente si conserva un pezzetto di pane consacrato per una messa precedente si conserva un pezzetto di pane consacrato per una messa seguente. Si chiama "fermento sacro", perché ricorda l'usanza popolare quando si faceva il pane in casa. La leggenda racconta che Giovanni Evangelista avrebbe conservato un pezzettino del genere dall'Ultima cena e lo avrebbe usato nella sua prima messa celebrata davanti alla Madonna. Il racconto è evidentemente poco credibile, ma il simbolismo del rito è bello: vi si vuole insinuare l'unione intima fra le nostre messe con la Cena del Signore dove il sacramento è stato istituito. Nella liturgia romana conserviamo un altro rito che pochi comprendono. Prima della comunione il sacerdote rompe l'ostia e ne mette un piccolo pezzettino nel calice con il vino consacrato. Gli storici della liturgia ci spiegano l'origine di questa usanza. Le diverse Chiese locali, per professare la loro unione con le altre, si inviavano a vicenda un pezzo di pane consacrato. Questo, quando arrivava ai destinatari era già duro. Per poter essere consumato come comunione doveva essere messo prima nel calice. Il rito attuale non corrispondde più alle condizioni originali, ma può ricordarci il pensiero che l'ospitava: l'unione eucaristica fra le diverse Chiese locali disperse nel mondo e fra i sacerdoti che celebrano le messe.

Ringraziamento

Il termine eucarestia viene dalla parola greca che significa "grazie". Ciò ci fa riflettere. Quando nelle chiese celebriamo la liturgia il rito è innanzitutto un ringraziamento. In questo modo compinciavano le preghiere già nelle sinagoche ebraiche: si richiamavano alla memoria i grandi benefici di Dio in favore del popolo (...) I cristiani durante le loro riunioni domenicali, spontaneamente abbreviavano la lunga fila degli eventi e si concentravano su quei fatti che li avevano colpiti "negli ultimi tempi": la nascita, la morte, la resurrezione, l'ascensione al cielo di nostro Gesù Cristo e la sua seconda venuta. Così facciamo noi nella prima preghiera dopo la consacrazione, chiamata "anàmnesis".

(Card. Thomas SpidliK, tratto da "Sentire e gustare le cose internamente", 2006, Lipa Ed.)