martedì 12 ottobre 2010

IL NUOVO ARCIVESCOVO DI TORINO


CURRICULUM VITAE DI S.E. MONS. CESARE NOSIGLIA
Vescovo di Vicenza dal 6 ottobre 2003
S.E. Mons. Nosiglia è nato il 5 ottobre 1944 a Rossiglione in provincia di Genova. Dopo aver compiuto gli studi nel Seminario di Acqui Terme è stato ordinato sacerdote il 29 giugno 1968 da S.E. Mons. Giuseppe Dell'Olmo. Mandato a Roma ha conseguito la
Licenza in Teologia presso l'Università Lateranense e quella in Sacra Scrittura presso il Pontificio Istituto Biblico.
Ha svolto poi il suo ministero sacerdotale presso le parrocchie di Roma, S. Giovanni
Battista De Rossi e S. Filippo Neri. Assunto in seguito alla Segreteria Generale della CEI, ha lavorato nell'Ufficio Catechistico Nazionale dal 1971 al 1991 prima come addetto, successivamente come Vice Direttore ed in seguito Direttore.
Il 6 luglio 1991 è stato nominato Vescovo titolare di Vittoriana e Ausiliare di Roma per ilSettore Ovest, nonché incaricato per la catechesi e la scuola. Ha ricevuto l'ordinazione episcopale da S.E.R. il Card. Camillo Ruini nella Basilica di S. Giovanni in Laterano, il 14 settembre 1991. Al tempo del Sinodo di Roma ha ricoperto l'incarico di Relatore Generale e Presidente della Commissione post-sinodale. Il 19 luglio 1996 è stato nominato Arcivescovo Vicegerente e Ausiliare del settore Est.
Anche nell'ambito della CEI ricoprì alcuni uffici: Membro della Commissione Episcopale per la dottrina della fede e la catechesi dal 1992 al 1999; Segretario della Commissione Episcopale per l'educazione cattolica, la scuola e l'università dal 1995 al 2000; Presidente della stessa Commissione dal 2000. In occasione del Giubileo dell'anno 2000 gli venne affidata la Vicepresidenza della Commissione Pastorale-Missionaria del Comitato Centrale e la Presidenza del Comitato
Italiano per la Giornata Mondiale della Gioventù. E' stato altresì Vice presidente del Congresso Eucaristico Internazionale. A livello nazionale è stato anche Presidente del Consiglio Nazionale della Scuola Cattolica; Presidente dell'OIEC (organismo internazionale dell'Educazione cattolica) dal 1998 al 2002, nonché Delegato del Consiglio delle Conferenze Episcopali d'Europa per la catechesi e l'Università.

lunedì 11 ottobre 2010

S.O.S.

Cari amici,
vi chiedo suggerimenti e consigli per alcune situazioni che mi ritrovo a vivere già da alcuni anni e che mi stanno causando ingenti danni morali e materiali. Una sorta di isolamento "mediatico" per cui non ricevo affatto o ricevo in ritardo convocazioni per lavoro. Semplifico con l'ultimo esempio avvenuto la settimana scorsa: una proposta di contratto da parte di una scuola via e mail, lo stesso giorno il mio telefono rimane isolato tutta la mattina e mi va in corto circuito il cavo alimentatore del computer, (non è mai accaduto prima!)così ho potuto rispondere alla mail solo il giorno dopo quando riparato il cavo ho potuto guardare la posta.
Accetto ogni consiglio e anche ogni proposta dall'Italia e dall'estero!

***
Chers amis,
Je vous demande des conseils et des conseils pour certaines situations que je me retrouve depuis quelques années et qui me causent beaucoup de dommages moraux et matériels. Une sorte d'isolement "media" je n'ai donc pas recevoir des invitations à tous ou obtenir en retard au travail. Simplification avec le dernier exemple en date est survenu la semaine dernière: une proposition de contrat par une école par e-mail, le même jour, mon téléphone est isolé pendant toute la matinée et je devrais être court-circuité l'alimentation de l'ordinateur (pas jamais arrivé avant!) pour que je puisse répondre au courrier le lendemain, quand je me rendis le câble pourrait regarder l'e-mail.
J'accepte tout conseil et toute proposition de l'Italie et à l'étranger!

***
Dear friends,
I ask you tips and advice for certain situations that I find myself living for some years and that are causing me considerable moral and material damages. A kind of isolation "media" so I do not receive invitations at all or get late for work. Simplification with the latest example occurred last week: a proposal for a contract by a school via email, the same day my phone is isolated throughout the morning and I should be short-circuited the power supply of the computer (not never happened before!) so I could answer the mail the next day when I repaired the cable could watch the mail.
I accept any advice and also any proposal from Italy and abroad!

***

Queridos amigos,
Les pido consejos y asesoramiento para ciertas situaciones que me encuentro viviendo desde hace algunos años y que me están causando considerables daños morales y materiales. Una especie de aislamiento de los "medios" por lo que no recibir ninguna invitación o conseguir llegar tarde al trabajo. Simplificación con el ejemplo más reciente ocurrió la semana pasada: una propuesta de contrato por parte de una escuela a través de correo electrónico, el mismo día que mi teléfono está aislada a lo largo de la mañana y que debería estar en cortocircuito la fuente de alimentación del equipo (no nunca ocurrió antes!) para que yo pudiera responder a la correspondencia del día siguiente, cuando me repararon el cable de poder ver el correo.
Acepto cualquier consejo, así como cualquier propuesta de Italia y en el extranjero!

***


Liebe Freunde,
Ich frage Sie Tipps und Ratschläge für bestimmte Situationen, in denen ich mich seit einigen Jahren lebt und dass verursachen mir erhebliche moralische und materielle Schäden. Eine Art von Isolation "Medien" so dass ich nicht erhalten Einladungen oder überhaupt erhalten zu spät zur Arbeit. Vereinfachung der jüngste Beispiel ereignete sich letzten Woche: einen Vorschlag für einen Vertrag, den eine Schule per E-Mail, am gleichen Tag mein Handy im Laufe des Vormittags wird isoliert und ich sollte kurz-die Stromversorgung des Computers kurzgeschlossen (nicht noch nie passiert!), damit ich die Mail antworten konnte am nächsten Tag, wenn ich das Kabel könnte die E-Mail Uhr reparieren lassen.
Ich akzeptiere keine Beratung und auch ein Vorschlag aus Italien und im Ausland!

Maria Letizia Azzilonna

domenica 10 ottobre 2010

Scuola

SCUOLA - LE SCHEDE DEI DOCENTI SUL SITO DEL MINISTERO DALL’INIZIO DEL 2011
Finirà in rete il curriculum
di un milione di insegnanti
I dati anagrafici, la carriera e la conoscenza dell’inglese

ROMA — Il curriculum degli insegnanti diventerà pubblico. Genitori e studenti lo potranno consultare direttamente su internet, per vedere dove ha studiato la loro maestra o il loro professore di matematica, dove ha insegnato prima di arrivare nel liceo dove lavora adesso, se conosce l’inglese o sa usare il computer. Una specie di «etichetta degli ingredienti» che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe aiutare famiglie e studenti a scegliere in modo trasparente la scuola più adatta alle proprie esigenze.
«L’anagrafe nazionale telematica dei docenti», questo il nome ufficiale, è prevista da un regolamento firmato dal ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini. Un lungo documento che due giorni fa, dopo una serie di rinvii, ha superato l’esame del Consiglio nazionale della pubblica istruzione e che in realtà riguarda un’altra questione, le nuove classi di concorso per i docenti. Ma in quel testo, all’ultimo momento, il consigliere del ministro Max Bruschi ha infilato il passaggio sui curriculum.

Dice il nuovo articolo 4 del regolamento che l’anagrafe dei docenti sarà pubblicata direttamente sul sito internet del ministero dell’Istruzione. Per ogni insegnante—oltre ai «dati anagrafici» e quindi al luogo e alla data di nascita — saranno elencate una serie di voci standard: il titolo di studio, cioè laurea o diploma; le abilitazioni, cioè le materie che può insegnare; la scuola dove insegna e quelle dove ha lavorato prima; le eventuali pubblicazioni di libri o articoli; le eventuali specializzazioni, cioè i corsi seguiti dopo la laurea o il diploma; le certificazioni «con particolare riferimento alla lingue straniere e alle competenze informatiche». Sul sito del ministero finirà il curriculum di tutti gli insegnanti, dalle materne alle superiori, sia di ruolo che precari se inseriti nella graduatorie permanenti, quelle dove si pesca per le supplenze annuali. In tutto quasi un milione di persone.

Chi riempirà le voci dell’anagrafe? Con ogni probabilità toccherà agli uffici scolastici regionali e provinciali occuparsi della pratica, con il controllo successivo dei diretti interessati. Ma per sapere come funzionerà nel dettaglio la procedura bisogna aspettare ancora qualche settimana. Dopo il via libera del Consiglio superiore della pubblica istruzione di due giorni fa adesso il parere sarà trasmesso al Parlamento per il parere delle commissioni (obbligatorio ma non vincolante) per poi passare in consiglio dei ministri. I tecnici del ministero dell’Istruzione dicono che il sistema potrebbe andare a regime a partire dall’inizio del 2011, comunque in tempo per il prossimo anno scolastico. E assicurano che l’obiettivo è aiutare famiglie e studenti a capire in che scuola stanno per entrare, in modo da valutare le alternative possibili. Solo pochi mesi fa il ministero dell’Istruzione aveva messo a punto un’altra anagrafe, quella degli studenti, suscitando la protesta dell’opposizione che aveva parlato di schedatura. Proprio ieri una circolare ha fissato i termini di quest’altra operazione: i dati degli studenti saranno raccolti in tutte le scuole, pubbliche e private, a partire dalla prossima settimana ed entro la fine di ottobre. Oggi studenti in piazza contro i tagli del governo e un’ora di sciopero in tutte le scuole per la protesta proclamata dalla Cgil.

Lorenzo Salvia-08 ottobre 2010-Corriere della Sera

venerdì 8 ottobre 2010

Discorso del Presidente N. Sarkozy all'Ambasciata di Francia

Ambassade de France près le Saint-Siège
INTERVENTION DE M. LE PRÉSIDENT DE LA RÉPUBLIQUE


Rome -- Vendredi 8 octobre 2010

Monsieur le Cardinal Secrétaire d'État,
Éminences,
Excellences,
Mesdames, Messieurs,


Je suis très heureux de vous accueillir aujourd'hui à la résidence de France, à l'issue de ma visite au Saint Siège. Votre présence parmi nous Monsieur le Cardinal Secrétaire d'Etat, premier collaborateur du Souverain Pontife, nous honore et elle témoigne de ce lien si particulier qui a toujours uni le Siège apostolique à la France.

Le France n'oublie pas qu'elle a avec l'Église 2000 ans d'histoire commune et qu'elle partage avec elle, aujourd'hui, un trésor inestimable de valeurs morales, de culture, de civilisation qui sont inscrites au cœur de son identité.

L'Église avec les moyens spirituels qui lui sont propres, la République française avec les moyens politiques qui sont les siens, servent un grand nombre de causes communes.

Que veulent-elles ?
Elles veulent la justice.
Elles veulent l'équilibre.
Elles veulent la paix.
Elles veulent la fraternité.

Alors pourquoi ne se parleraient-elles pas ?
Pourquoi ne travailleraient-elles pas ensemble ?

Elles n'ont pas les mêmes responsabilités mais elles ont la même exigence contre tout ce qui porte atteinte à la dignité de la personne humaine.
C'est le devoir de l'Église envers tous les hommes.
C'est le devoir de la France envers tous les peuples.

Alors pourquoi ne réuniraient-elles pas leurs efforts ?

Je crois à la distinction du spirituel et du temporel comme un principe de liberté.
Je crois à la laïcité comme un principe de respect.
Mais l'Église ne peut pas être indifférente aux problèmes de la société à laquelle elle appartient en tant qu'institution, pas plus que la politique ne peut être indifférente au fait religieux et aux valeurs spirituelles et morales. Il n'y a pas de religion sans responsabilité sociale, ni de politique sans morale.

Alors pourquoi, chacune s'efforçant de comprendre l'autre et de la respecter, chacune restant à sa place et dans son rôle, mais conscientes qu'elles aient des idéaux communs, l'Église et la République française ne seraient-elles pas davantage aux côtés l'une de l'autre pour proposer à l'humanité un sort meilleur que celui qui lui semble promis aujourd'hui par l'accumulation de tant de déséquilibres et d'injustices ?

Le moment est crucial.

De crises économiques et financières en crises écologiques, de crises identitaires en crises sociales et politiques, nous courons au désastre si nous ne faisons rien.

Soyons bien conscients qu'il ne s'agit pas seulement d'un problème d'économie ou de finance. Dans toutes ces crises, il y a une dimension intellectuelle et morale.

La crise financière de 2008 doit nous ouvrir les yeux : un monde uniquement gouverné par la rente, la spéculation, l'appât du gain à court terme et, disons-le, par l'égoïsme et le cynisme, n'est pas viable.

Les mesures que nous devons prendre, les changements que nous devons opérer dans nos comportements, dans nos choix, doivent être une réponse à cette crise si profonde des valeurs qui est la cause de tout.

Réparer l'injustice faite au peuple palestinien qui a le droit d'avoir un État et garantir au peuple juif qu'il puisse vivre en sécurité dans ses frontières, c'est un impératif moral !

J'ai dit au Saint-Père combien son déplacement en Terre Sainte, en mai 2009, avait frappé les esprits et combien son appel à une solution juste et durable avait été écouté avec respect. Dimanche s'ouvrira le Synode des Evêques pour le Moyen-Orient. Il permettra de rappeler à l'ensemble de la communauté internationale une réalité trop souvent oubliée : la présence des chrétiens en Terre Sainte est non seulement cruciale pour l'avenir du christianisme mais aussi pour la Paix. Comment croire au dialogue si les chrétiens d'Orient, qui ont toujours été un pont entre les communautés, ne peuvent plus accomplir cette mission ? Comment ne pas voir que le respect de la diversité est la clé de l'avenir d'un Moyen-Orient où pendant tant de siècles toutes les religions et toutes les cultures ont vécu ensemble.

Réformer la gouvernance mondiale, y faire participer tous les continents et pas seulement les plus riches, pour que des milliards d'hommes et de femmes ne se sentent plus exclus quand on discute des affaires du monde, c'est un impératif moral !

Réguler la finance pour éviter que la folie spéculative n'entraine une fois encore le monde au bord du gouffre, en finir avec les paradis fiscaux, taxer les transactions financières pour avoir les moyens d'arracher les pays les plus pauvres à la misère, c'est un impératif moral !

Stabiliser les marchés de matières premières pour que des millions d'hommes, de femmes et d'enfants dans le monde ne soient pas réduits périodiquement à la famine par des variations de prix aberrantes, c'est un impératif moral !

Conditionner la liberté du commerce à la réciprocité, au refus du dumping monétaire, au respect de normes fondamentales en matière de droit du travail, de la santé, de l'environnement, c'est un impératif moral !

Réguler internet pour en corriger les excès et les dérives qui naissent de l'absence totale de règles, c'est un impératif moral !

Lutter contre l'immigration illégale qui produit tant de détresse et de drames, qui prive les pays les plus pauvres de leurs forces vives, c'est un impératif moral !

Il n'y a pas d'économie sans règles.
Il n'y a pas de vie en société sans règles.
Il n'y a pas de liberté sans règles.

La loi de la jungle, la loi du plus fort, du plus malin, du plus cynique, c'est le contraire de la liberté, de l'égalité, de la fraternité, c'est le contraire de la civilisation.

Voilà l'enjeu.

C'est dans cet état d'esprit que la France présidera le G8 et le G20 à partir de la fin du mois de novembre.

Elle y consacrera toute son énergie.
Mais la mobilisation de toutes les forces non seulement politiques, mais aussi morales et spirituelles ne sera pas de trop. Car la partie décisive se joue d'abord dans les consciences. Son issue dépend de l'engagement de tous les hommes de bonne volonté et bien sûr d'abord de celui des responsables politiques, mais aussi de celui de toutes les autorités intellectuelles, morales, religieuses.

Permettez-moi pour conclure de citer Péguy :
« La foi que j'aime le mieux, dit Dieu, c'est l'espérance (...)
Cette petite espérance qui n'a l'air de rien du tout »

L'espérance nous en sommes tous comptables.
La rendre à tous ceux qui aujourd'hui l'ont perdue, voilà notre devoir commun.

Si nous avons foi dans nos valeurs, dans nos idéaux, si nous avons profondément ancrés en nous la conviction d'œuvrer pour le bonheur des générations futures, alors rien ne nous arrêtera.
Au milieu des difficultés de toutes sortes, c'est en nous-mêmes d'abord qu'il nous faut faire vivre l'espérance.
C'est depuis toujours la vocation de la France.
C'est depuis toujours la mission de l'Église.

U2: In the name of love


U2, canzoni nel nome dell'amore: alla Sapienza dibattito sulla band
Il critico musicale Andrea Morandi e il giornalista Gino Castaldo protagonisti dell'incontro promosso da un gruppo di studenti e dal cappellano padre D'Adamo di Marta Rovagna.

Aria elettrizzata, luci soffuse e una sala gremita di giovani: è iniziata così la serata (il 7 ottobre) dedicata agli U2 all'Università La Sapienza, alla vigilia del concerto della band irlandese allo Stadio Olimpico. Ad aprire l'evento sono stati i “Lemon”, che hanno suonato due pezzi acustici del gruppo di Bono, prima di lasciare spazio al dibattito tra Gino Castaldo, giornalista de la Repubblica, e Andrea Morandi, autore del recente volume "U2. The name of love", dedicato a uno studio sui testi delle canzoni del gruppo in relazione alla Bibbia.

L'evento si è tenuto nella sala sottostante la cappella universitaria ed è stato ispirato proprio dal volume di Morandi, inedito nel suo accostamento tra Sacra Scrittura e testi degli U2. «I testi della band irlandese – ha spiegato padre Vincenzo D'Adamo, cappellano della Sapienza e organizzatore, con gli studenti, dell'evento – fanno emergere dei grandi valori, ci sono riferimenti continui al vangelo di San Giovanni, ai salmi, al Magnificat».

E i brani della band di Bono, che parlano di eternità, sono stati e sono fino ad oggi una delle principali colonne sonore della vita di migliaia di fan: «Il popolo degli U2 – ha raccontato Morandi – attraversa le generazioni, le loro parole, i loro testi sono uno specchio per ognuno di noi». La platea è d'accordo e applaude: da chi è nato negli anni '70 e ricorda i primi album della band a chi è della classe 1991 e sente comunque un'appartenenza forte al messaggio e alla musica dell'intramontabile gruppo. «L'ultimo vero gruppo del grande rock degli anni '60 e '70 – ha ricordato Castaldo – che ha in sé una forza che non deriva solo dall'enorme impero che hanno messo in piedi e che li ha resi plurimiliardari, ma anche da una volontà di esserci e di essere assieme, nonostante tutte le difficoltà, le incomprensioni e i litigi che pure hanno vissuto in questi quasi 40 anni di attività».

Nel corso del dibattito è stato affrontato anche l'impegno civile e sociale di Bono e della sua band: «Le canzoni degli U2 sono sempre denuncia e affondano molto spesso le loro radici nell'attualità, – ha sottolineato l'autore del volume “U2 the name of love” – ascoltarli è come leggere un editoriale e vedere come i loro testi sono diventati azioni, e sono entrati nella storia». La grande forza della band irlandese, per Morandi, è proprio questa: «Averci fatto digerire, nel corso del tempo, qualsiasi evento. In questo Bono è un fuoriclasse, ha un livello di comunicazione fuori dalla norma, è potentissimo».

“In nome dell'amore” si intitola il volume, ma di quale amore si parla nei testi degli U2? Per l'autore del testo le forme sono tante: «Si va da quello filiale a quello paterno a quello per una donna, ma in ultima analisi per loro, per il gruppo l'amore è, e continua ad essere, quello per il proprio pubblico, ai quali si sono sempre dati con una passione totale». E per i quali sono stati sempre pronti a rischiare: «Cambiando generi musicali – ha spiegato Morandi – rimettendosi sempre in gioco, andando avanti sempre». Ed è con loro quindi che si ricrea, anno dopo anno una magia, che rende lo stadio come il tempio di una religione: «Noi tutti, uniti ad ascoltare una musica che ci unisce e non ci divide – ha concluso Castaldo – partecipiamo ad un rito, una preghiera “laica” che celebra la bellezza della dignità umana».

(Da www.romasette.it )

Discorso di Benedetto XVI ai giornalisti cattolici

Cari fratelli nell'episcopato,

illustri Signore e Signori!

Vi accolgo con gioia al termine delle quattro giornate di intenso lavoro promosse dal Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali e dedicate alla stampa cattolica. Saluto cordialmente tutti voi - provenienti da 85 Paesi -, che operate nei quotidiani, nei settimanali o in altri periodici e nei siti internet. Saluto il Presidente del Dicastero, l’Arcivescovo Claudio Maria Celli, che ringrazio per essersi fatto interprete dei sentimenti di tutti, come pure i Segretari, il Sottosegretario, tutti gli Officiali ed il Personale. Sono lieto di potervi rivolgere una parola di incoraggiamento a continuare, con rinnovate motivazioni, nel vostro importante e qualificato impegno.

Il mondo dei media è attraversato da una profonda trasformazione anche al proprio interno. Lo sviluppo delle nuove tecnologie e, in particolare, la diffusa multimedialità, sembra porre in discussione il ruolo dei mezzi più tradizionali e consolidati. Opportunamente il vostro Congresso si sofferma a considerare il ruolo peculiare della stampa cattolica. Un’attenta riflessione su questo campo, infatti, fa emergere due particolari aspetti: da un lato la specificità del mezzo, la stampa, e cioè la parola scritta e la sua attualità ed efficacia, in una società che ha visto moltiplicarsi antenne, parabole e satelliti, divenuti quasi gli emblemi di un nuovo modo di comunicare nell’era della globalizzazione. Dall’altro lato, la connotazione "cattolica", con la responsabilità che ne deriva di esservi fedeli in modo esplicito e sostanziale, attraverso il quotidiano impegno di percorrere la strada maestra della verità.

La ricerca della verità dev’essere perseguita dai giornalisti cattolici con mente e cuore appassionati, ma anche con la professionalità di operatori competenti e dotati di mezzi adeguati ed efficaci. Ciò risulta ancora più importante nell’attuale momento storico, che chiede alla figura stessa del giornalista, quale mediatore dei flussi di informazione, di compiere un profondo mutamento. Oggi, ad esempio, nella comunicazione ha un peso sempre maggiore il mondo dell’immagine con lo sviluppo di sempre nuove tecnologie; ma se da una parte tutto ciò comporta indubbi aspetti positivi, dall’altra l’immagine può anche diventare indipendente dal reale, può dare vita ad un mondo virtuale, con varie conseguenze, la prima delle quali è il rischio dell’indifferenza nei confronti del vero. Infatti, le nuove tecnologie, assieme ai progressi che portano, possono rendere interscambiabili il vero e il falso, possono indurre a confondere il reale con il virtuale. Inoltre, la ripresa di un evento, lieto o triste, può essere consumata come spettacolo e non come occasione di riflessione. La ricerca delle vie per un’autentica promozione dell’uomo passa allora in secondo piano, perché l’evento viene presentato principalmente per suscitare emozioni. Questi aspetti suonano come campanello d’allarme: invitano a considerare il pericolo che il virtuale allontani dalla realtà e non stimoli alla ricerca del vero, della verità.

In tale contesto, la stampa cattolica è chiamata, in modo nuovo, ad esprimere fino in fondo le sue potenzialità e a dare ragione giorno per giorno della sua irrinunciabile missione. La Chiesa dispone di un elemento facilitante, dal momento che la fede cristiana ha in comune con la comunicazione una struttura fondamentale: il fatto che il mezzo ed il messaggio coincidono; infatti il Figlio di Dio, il Verbo incarnato, è, allo stesso tempo, messaggio di salvezza e mezzo attraverso il quale la salvezza si realizza. E questo non è un semplice concetto, ma una realtà accessibile a tutti, anche a quanti, pur vivendo da protagonisti nella complessità del mondo, sono capaci di conservare l’onestà intellettuale propria dei "piccoli" del Vangelo. Inoltre, la Chiesa, Corpo mistico di Cristo, presente contemporaneamente ovunque, alimenta la capacità di rapporti più fraterni e più umani, ponendosi come luogo di comunione tra i credenti e insieme come segno e strumento della vocazione di tutti alla comunione. La sua forza è Cristo, e nel suo nome essa "insegue" l’uomo sulle strade del mondo per salvarlo dal "mysterium iniquitatis", insidiosamente operante in esso. La stampa evoca in maniera più diretta, rispetto ad ogni altro mezzo di comunicazione, il valore della parola scritta. La Parola di Dio è giunta agli uomini ed è stata tramandata anche a noi attraverso un libro, la Bibbia. La parola resta lo strumento fondamentale e, in un certo senso, costitutivo della comunicazione: essa viene utilizzata oggi sotto varie forme, e anche nella cosiddetta "civiltà dell’immagine" conserva tutto intero il suo valore.

A partire da queste brevi considerazioni, appare evidente che la sfida comunicativa è, per la Chiesa e per quanti condividono la sua missione, molto impegnativa. I cristiani non possono ignorare la crisi di fede che è sopraggiunta nella società, o semplicemente confidare che il patrimonio di valori trasmesso lungo i secoli passati possa continuare ad ispirare e plasmare il futuro della famiglia umana. L’idea di vivere "come se Dio non esistesse" si è dimostrata deleteria: il mondo ha bisogno piuttosto di vivere "come se Dio esistesse", anche se non c’è la forza di credere, altrimenti esso produce solo un "umanesimo disumano".

Carissimi fratelli e sorelle, chi opera nei mezzi della comunicazione, se non vuole essere solo "un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna" (1Cor 13,1) - come direbbe san Paolo - deve avere forte in sé l’opzione di fondo che lo abilita a trattare le cose del mondo ponendo sempre Dio al vertice della scala dei valori. I tempi che stiamo vivendo, pur avendo un notevole carico di positività, perché i fili della storia sono nelle mani di Dio e il suo eterno disegno si svela sempre più, restano segnati anche da tante ombre. Il vostro compito, cari operatori della stampa cattolica, è quello di aiutare l’uomo contemporaneo ad orientarsi a Cristo, unico Salvatore, e a tenere accesa nel mondo la fiaccola della speranza, per vivere degnamente l’oggi e costruire adeguatamente il futuro. Per questo vi esorto a rinnovare costantemente la vostra scelta personale per Cristo, attingendo da quelle risorse spirituali che la mentalità mondana sottovaluta, mentre sono preziose, anzi, indispensabili. Cari amici, vi incoraggio a proseguire nel vostro non facile impegno e vi accompagno con la preghiera, perché lo Spirito Santo lo renda sempre proficuo. La mia benedizione, piena di affetto e di gratitudine, che volentieri imparto, vuole abbracciare voi qui presenti e quanti operano nella stampa cattolica in tutto il mondo.

giovedì 7 ottobre 2010

Congresso sul ruolo della stampa cattolica

Benedetto XVI ai giornalisti cattolici: Dio sia sempre al vertice dei vostri valori, testimoniate con passione la verità

Aiutate l’uomo contemporaneo ad orientarsi a Cristo: così, Benedetto XVI ai partecipanti al Congresso mondiale della Stampa Cattolica, ricevuti stamani in udienza in Vaticano. Il Pontefice ha spronato i giornalisti cattolici a porre sempre Dio al vertice dei propri valori e a testimoniare la verità con passione e competenza. Il Papa ha inoltre messo in guardia dal rischio della confusione del reale con il virtuale, che può essere favorita dalle nuove tecnologie della comunicazione. L’indirizzo d’omaggio è stato rivolto dall’arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del dicastero delle Comunicazioni Sociali, che ha organizzato il Congresso a cui hanno preso parte operatori della comunicazione provenienti da 85 Paesi.

Ponete sempre Dio “al vertice della scala dei valori”: è la vibrante esortazione di Benedetto XVI agli operatori dei media cattolici, chiamati a testimoniare la verità in tempi “segnati anche da tante ombre”:

“Il vostro compito, cari operatori della stampa cattolica, è quello di aiutare l’uomo contemporaneo ad orientarsi a Cristo, unico Salvatore, e a tenere accesa nel mondo la fiaccola della speranza, per vivere degnamente l’oggi e costruire adeguatamente il futuro. Per questo vi esorto a rinnovare costantemente la vostra scelta personale per Cristo, attingendo da quelle risorse spirituali che la mentalità mondana sottovaluta, mentre sono preziose, anzi, indispensabili”.

Il Papa ha ribadito che, anche di fronte alle attuali trasformazioni profonde nel mondo della comunicazione, la stampa cattolica deve quotidianamente impegnarsi a “percorrere la strada maestra della verità”:

“La ricerca della verità dev’essere perseguita dai giornalisti cattolici con mente e cuore appassionati, ma anche con la professionalità di operatori competenti e dotati di mezzi adeguati ed efficaci. Ciò risulta ancora più importante nell’attuale momento storico, che chiede alla figura stessa del giornalista, quale mediatore dei flussi di informazione, di compiere un profondo mutamento”.

Si è quindi soffermato sul peso sempre maggiore che l’immagine ha nel mondo della comunicazione. L’immagine, ha constatato, “può anche diventare indipendente dal reale, può dare vita ad un mondo virtuale, con varie conseguenze, la prima delle quali è il rischio dell’indifferenza nei confronti del vero”. Ed ha sottolineato che “le nuove tecnologie, assieme ai progressi che portano, possono rendere interscambiabili il vero e il falso, possono indurre a confondere il reale con il virtuale”:

“La ripresa di un evento, lieto o triste, può essere consumata come spettacolo e non come occasione di riflessione. La ricerca delle vie per un’autentica promozione dell’uomo passa allora in secondo piano, perché l’evento viene presentato principalmente per suscitare emozioni. Questi aspetti suonano come campanello d’allarme: invitano a considerare il pericolo che il virtuale allontani dalla realtà e non stimoli alla ricerca del vero, della verità”.

In tale contesto, dunque, la stampa cattolica è chiamata “in modo nuovo, ad esprimere fino in fondo le sue potenzialità e a dare ragione” della sua irrinunciabile missione. Ha così affermato che per la Chiesa “il mezzo e il messaggio coincidono”: il Figlio di Dio è infatti, allo stesso tempo, “messaggio di salvezza e mezzo attraverso il quale la salvezza si realizza”. E’ una realtà, ha detto, “accessibile a tutti” anche a quanti, “pur vivendo da protagonisti nella complessità del mondo, sono capaci di conservare l’onestà intellettuale propria dei ‘piccoli’ del Vangelo”: Ha infine ribadito quanto, per la Chiesa, sia oggi impegnativa la sfida della comunicazione:

“I cristiani non possono ignorare la crisi di fede che è sopraggiunta nella società, o semplicemente confidare che il patrimonio di valori trasmesso lungo i secoli passati possa continuare ad ispirare e plasmare il futuro della famiglia umana. L’idea di vivere “come se Dio non esistesse” si è dimostrata deleteria: il mondo ha bisogno piuttosto di vivere “come se Dio esistesse”, anche se non c’è la forza di credere, altrimenti esso produce solo un “umanesimo disumano”.

(A. Gisotti per la Radio Vaticana)

Tesori e gioielli


TRE SECOLI DI GIOIELLERIA FRANCESE
Da non perdere a Valenza (Al) presso la Villa Museo Scalcabarozzi l'esposizione di tesori e gioielli della collezione petit Palais di Parigi, questa antica dimora della corporazione degli orafi-gioiellieri di Valenza ospita un omaggio alla corporazione degli orafi gioiellieri parigini.
Nel XVII secolo l'alta gioielleria francese spicca il volo, alcune stampe di Gilles permettono di scoprire questi esordi, scopriamo inoltre i gioielli e gli oggetti preziosi del XVIII secolo attraverso le stampe di Pouget. A quel tempo i gioiellieri francesi regnano sull'Europa intera grazie all'esportazione delle loro creazioni, ai loro spostamenti così come alla diffusione dei loro disegni attraverso le incisioni. Questo prestigio internazionale si è perpetuato durante tutto il XIX secolo e buona parte del XX. Se ancora oggi tutti conoscono le Maison Boucheron, Cartier, Lalique, Van Cleef et Arpels, molti ignorano i nomi e le opere di altri grandi maestri gioiellieri purtroppo scomparsi come Crouzet, Baugrand, Wièse, Fannières, Philippi, Mellerio, Falize, Fontenay, Vever, Fouquet, Lacloche [...]
Sono tre secoli di gioielleria francese dal 1660 al 1950 che si offrono all'ammirazione del pubblico attraverso l'esposizione di più di duecento opere, anche dei disegni che sono l'anima di queste creazioni di luce e di raffinatissima eleganza.
Tra lo splendore di diamanti, oro e metalli preziosi si rivive l’evoluzione dell’arte gioielliera che segue il mutare degli stili, del gusto e della raffinatezza che si modificavano parallelamente al corso del periodo storico in cui venivano progettati.
L’esposizione, a cura di Martine Chazal, prende in analisi le varie epoche in cui quest’arte si è affermata, a partire dalla metà del 1600 con le acqueforti di Gille L’Egaré per passare, nel secolo successivo, alle creazioni di Jean-Henry Pouget, i cui gioielli abbellivano i décolleté delle dame della corte di Luigi XV. Dalla sezione che ripercorre l’età napoleonica si giunge alla fervida creatività di Simon Petiteu (1782-1860), di cui viene presentato uno splendido bracciale. Particolarmente interessante è la sezione dedicata al periodo dell’art nouveau con personalità che hanno deciso la storia del gioiello negli anni futuri, da Boucheron a Lalique, da Fouquet a Jacqueau attraverso opere di incomparabile bellezza.

mercoledì 29 settembre 2010

Grazie Padre Andrea!


Nella primavera del 1999 mi trovano nello stato indiano del Kerala per un'esperienza di vita missionaria. Durante i primi giorni avevo molte difficoltà per la preghiera e le varie attività a causa del clima particolarmente caldo e umido. Nella piccola biblioteca del convento trovai un piccolo libro di Padre Andrea Gasparino sulla preghiera del cuore. Mi piacque tantissimo e mi fu di grande utilità in quei primi difficili giorni di adattamento climatico. Da allora in poi la preghiera interiore per me è divenuta "automatica". Grazie per questo e per tutto il resto!

(Agenzia Fides) – Nella notte tra domenica 26 e lunedì 27 settembre è morto don Andrea Gasparino, 87 anni, fondatore del Movimento Contemplativo Missionario P. de Foucauld, oggi presente in America, Asia, Africa ed Europa. Il primo nucleo dell’attuale Movimento nacque il 7 ottobre 1951, a Cuneo (Italia), quando il giovane sacerdote don Andrea Gasparino accolse 5 ragazzi rimasti senza casa e senza famiglia dopo la fine della II guerra mondiale (1940-1945). I ragazzi nel tempo aumentarono dando vita a quella che venne poi chiamata la Città dei Ragazzi. A don Andrea si unirono quindi un gruppo di volontari e poi le prime sorelle consacrate. L'importanza della preghiera diviene chiara e centrale, soprattutto di fronte alle molte situazioni di sofferenza dei ragazzi: l'adorazione eucaristica continua ha inizio l'11 febbraio 1959. Il desiderio di servire gli ultimi nei paesi più poveri si concretizza nel 1961, con la prima fondazione in Brasile, cui seguono le presenze missionarie in altri paesi di Asia, Africa ed Europa.
In ogni missione è centrale la preghiera, in particolare attraverso l'Eucaristia e l'adorazione eucaristica, e il condividere la vita dei poveri nelle loro baraccopoli. Nella seconda metà degli anni '60, appena viene a conoscenza degli scritti di Padre de Foucauld, la Comunità vi si trova in grande sintonia ed è per questo che oggi porta il suo nome. Contemporaneamente allo sviluppo delle missioni, la Comunità centrale di Cuneo si sviluppa come centro di spiritualità, con l’attività di scuole di preghiera e scuole della Parola rivolte a giovani e adulti. Nel 1990 la Santa Sede approva il “Movimento Contemplativo Missionario P. de Foucauld”, oggi presente in Africa (Madagascar, Kenya, Etiopia), Asia (Bangladesh, Corea, Hong Kong), America (Brasile), Europa (Russia, Albania), al servizio dei poveri, come bambini di strada, malati di lebbra e tubercolosi, carcerati, immigrati, persone sole o in difficoltà, curando la gestione di mense, scuole popolari, laboratori professionali.

(SL) (Agenzia Fides 28/09/2010)

Annunciazioni

Inaugurazione sabato 2 ottobre 2010 | ore 18.00 | a cura di cristiana collu, saretto cincinelli, alessandro sarri | casa masaccio e museo della basilica di santa maria delle grazie | san giovanni valdarno (ar)


Si apre al pubblico, sabato 2 ottobre, a San Giovanni Valdarno, la mostra L'EVENTO IMMOBILE. ANNUNCIAZIONI, che per la prima volta coinvolge due luoghi espositivi, Casa Masaccio e il Museo della Basilica di Santa Maria delle Grazie, dove è conservata l'Annunciazione del Beato Angelico.
Promossa da CASA MASACCIO arte contemporanea e dal Museo MAN di Nuoro, l'esposizione, a cura di Cristiana Collu, Saretto Cincinelli e Alessandro Sarri, si configura come la quarta edizione della rassegna con quarta edizione della mostra L'evento Immobile che cerca di indagare attraverso molteplici modalità un evento ambiguo, sfuggente, inclassificabile, che sta tra il movimento e la stasi, tra il prima e il dopo, il già e il non-ancora. Dopo le passate edizioni Contrattempi, Incantamenti, Lo sguardo ostinato: la mostra Annunciazioni (il plurale del termine non va sottovalutato) è il tentativo di declinare l'immobilità di un evento tramite il ricorso al topos pittorico dell'Annunciazione, tanto più tradizionale tanto più problematico e di difficile decriptazione in virtù della sua continua rielaborazione iconografica.
Nel corso dei secoli, la scena canonica dell'Annunciazione, è stata trattata pittoricamente, come una modalità di congiungimento fra la dimensione celeste e quella terrestre, un congiungimento che riposa su una invisibile sutura fra due mondi. Soprattutto durante il '400 e il '500 nella figurazione del tema gioca un ruolo essenziale la prospettiva. Contrariamente a quanto sostiene lo storico dell'arte Erwin Panofsky e secondo le interpretazioni di storici come Daniel Arasse e filosofi come Gerges Didi Hubermann, l'utilizzo della prospettiva sembra svolgere un ruolo decisamente diverso: la griglia prospettica è spesso utilizzata dai pittori del periodo per mostrare l'inadeguatezza di una visione razionale a manifestare l'incarnazione del divino nell'umano, dell'invisibile nel visibile, dell'immensità nella misura.

Le opere in mostra (video, fotografie, installazioni), la maggior parte inedite in Italia o site-specific, si misurano con il tema dell'Annunciazione non in maniera frontale e diretta ma tramite uno sguardo obliquo che nel luogo del confronto pare dissolversi, ritrarsi. Se infatti escludiamo il riferimento esplicito di Serge Domingie all'Annunciazione Martelli di Filippo Lippi, quello molto libero ma puntuale di Megan e Murray McMillan all'opera di Carlo Crivelli e l'implicito, duplice metaforico omaggio reso da Massimo Bartolini all'Annunciazione del Beato Angelico a San Giovanni Valdarno, nessuna delle opere in mostra appare geneticamente riconducibile a questo importante topos della storia dell'arte. Lo sguardo è quello selettivo di chi l'ha curata, offre un punto di vista che interroga un territorio anacronistico e inattuale che, al limite, sconfina, continuamente, in qualcos'altro e costringe costantemente a fare un passo indietro. A far da collante fra le opere resta la comune dimensione incoativa che collega indissolubilmente l'immobilità di un evento al suo annuncio.

Opere di: Jennifer Allora & Guillermo Calzadilla, Massimo Bartolini, Emanuele Becheri, Elie Cristiani, Daniela De Lorenzo, Serge Domingie, Kim Sooja, Yaron Lapid, Megan e Murray McMillan, Noëlle Pujol, Luca Rento, Carolina Saquel, Ruth Scott

In occasione dell'inaugurazione, nella Pieve di San Giovanni Battista, sarà visibile un'installazione video di Luca Rento

da www.exibart.com

venerdì 24 settembre 2010

Lettera di Padre Lombardi

CITTA' DEL VATICANO, 23 SET. 2010 (VIS). Di seguito riportiamo il testo della lettera, resa pubblica oggi, che il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Padre Federico Lombardi, S.I., ha inviato al quotidiano inglese “Financial Times”, sul caso IOR (Istituto per le Opere di Religione).

“Ieri lo IOR è tornato nelle cronache internazionali a motivo di una indagine, a sorpresa, della Procura di Roma”.

“Dato che l’attività dello IOR si svolge a livello internazionale e il suo Presidente è una personalità autorevole e ben nota nel mondo della finanza internazionale, è giusto dire una parola di chiarimento da parte mia, in qualità di responsabile dell’Ufficio stampa della Santa Sede, perché non si diffondano informazioni inesatte e non ne rimanga danneggiata l’attività dell’Istituto e il buon nome dei suoi dirigenti”.

“Lo IOR non è una banca nel senso comune del termine, è un istituto che amministra i beni delle istituzioni cattoliche che operano con finalità di apostolato religioso e di carità a livello internazionale, ed è situato nel territorio dello Stato della Città del Vaticano, cioè al di fuori della giurisdizione di sorveglianza delle diverse Banche nazionali”.

“Il suo status particolare fa sì che il suo inserimento nel sistema finanziario internazionale e nelle sue regole richieda una serie di accordi, in particolare alla luce delle nuove normative stabilite dalla Unione Europea per la prevenzione del terrorismo e del riciclaggio dei capitali, per stabilire le procedure necessarie affinché la Santa Sede sia inserita nella White List”.

“Proprio la garanzia assoluta di trasparenza delle attività dello IOR e il loro rispetto delle norme e procedure che permettano di inserire la Santa Sede nella White List è il compito a cui il Presidente dello IOR, prof. Gotti Tedeschi, si sta dedicando con grande impegno, per mandato esplicito delle massime autorità vaticane e del Consiglio di sorveglianza dell’Istituto, fin dal giorno della sua nomina. Sono perciò in corso intensi e fecondi contatti con la Banca d’Italia e con gli organismi internazionali competenti, OECD e GAFI”.

“Perciò la Segreteria di Stato vaticana, nel suo comunicato ufficiale di martedì, ha manifestato perplessità e meraviglia per una iniziativa di indagine della Procura di Roma, proprio mentre questo impegno e questi contatti sono in corso con la migliore buona volontà di arrivare rapidamente a soluzioni stabili”.

“La natura e lo scopo delle operazioni che sono oggetto di indagine potevano essere chiariti con estrema semplicità e rapidità, trattandosi di operazioni di tesoreria di cui è destinatario lo stesso Istituto su conti di sua pertinenza esistenti presso altri istituti di credito. L’inconveniente si è creato per un misunderstanding (che è in via di approfondimento) tra lo IOR e la banca cha aveva ricevuto l’ordine di trasferimento”.

“La Santa Sede ribadisce perciò, sia la sua totale fiducia nei dirigenti dello IOR, sia la volontà della piena trasparenza delle operazioni finanziarie da esso compiute, coerentemente con le procedure e norme richieste oggi dalla sicurezza e trasparenza delle operazioni nel campo della finanza internazionale”.

venerdì 17 settembre 2010

L'ateismo è un falso ideologico

L'ATEISMO E' UN FALSO IDEOLOGICO

E' poco noto, perché i bombardamenti mediatici sono impegnati a lanciare "boules rouges" (1) sulle colpe vere o presunte del mondo laico-ecclesiatico-religioso cattolico, ma oggi è diventato impossibile servirsi della scienza come in passato per negare Dio. Attualmente, delle "cose invisibili di Dio", lo scienziato trova nel mondo tracce più chiare e più suggestive di quelle che erano a disposizione dei suoi “colleghi” delle epoche precedenti. (2)

Il filosofo Claude Tresmontant (3) sostiene che "l'ateismo è rigorosamente impensabile se si tiene conto dei dati sperimentali oggettivi che oggi ci sono noti grazie alle scienze sperimentali", cioè “l'ateismo è incompatibile con la realtà dell'evoluzione cosmica, fisica e biologica" che la fisica moderna ha definitivamente accertato”.

L'ateismo, almeno in ambienti culturalmente e scientificamente avanzati, non può più avanzare pretese scientifiche! Gli argomenti con cui gli atei hanno negato il Trascendente e assolutizzato l'immanente, non sono assolutamente scientifici ma filosofici e smentiti clamorosamente dalla fisica moderna.

Il filosofo francese così spiega la questione: "l'ateismo consiste nel sovraccaricare l'universo da un punto di vista ontologico" cioè operare una divinizzazione dell'universo. Come il paganesimo antico, spiega Tresmontant, è obbligato ad attribuire all'universo proprietà fisiche non discernibili nell'esperienza e che le scienze sperimentali hanno rivelato come false: il “non cominciamento”. L'ateismo moderno proprio come il paganesimo antico, è costretto a dedurre dalla propria affermazione iniziale proprietà fisiche inverificabili, è costretto cioè a dedurre una fisica da una metafisica preliminare, posta a priori. La questione diviene paradossale per ogni filosofia che si pretende scientifica!

Lo scienziato che ancora si appella alla scienza per giustificare il proprio ateismo commette un errore perché la scienza non può dirsi estranea alla questione religiosa che riguarda il senso ultimo delle cose e non il loro modo di accadere. La conclusione di questo ragionamento è molto diversa da quello che l'opinione pubblica di massa ancora purtroppo ritiene e cioè che l'ateismo non può mai essere una conseguenza di certe "avanzate" conoscenze scientifiche bensì di una "precomprensione" della realtà (4) possiamo forse anche dire di preconcetti, o pregiudizi che lo scienziato assume come uomo, o filosofo, o metafisico. L'ateismo scientifico è oggi un falso ideologico e nello scienziato a volte anche un "difetto etico: è carenza di coraggio nell'ambito della razionalità".(5) Alcuni scienziati non si rendono conto che quegli stessi principi di razionalità delle leggi che riscontrano nella natura sono incompatibili con il loro credo ateo perché conducono piuttosto evidentemente nella direzione del teismo e non dell'ateismo!

La questione delle prove dell'esistenza di Dio e della inevitabile ripercussione della credenza sui modelli e lo sviluppo delle società ha toccato tutti i pensatori dall’alba della storia del pensiero umano a partire già dai presocratici come ad esempio Senofane e Anassagora. Platone può essere considerato un apologista dell'esistenza di Dio. La sua intuizione del mito del demiurgo ha esercitato una influenza sulla cosmologia cristiana e medioevale per la conoscenza dell’intellegibile. Il demiurgo infatti plasma l’universo sensibile a imitazione dell’ “esemplare” eterno intellegibile, pertanto non è creatore ma artefice agendo su un sostrato informe, primordiale, l’estensione indeterminata (chòra) forma il mondo secondo gli archetipi eterni.

Secondo Platone il legislatore doveva punire con severe sanzioni tre tipi di atteggiamenti a questo riguardo: chi non credeva nell'esistenza degli dei; chi pur credendo alla loro esistenza non ritiene che si occupino degli uomini; chi pur credendo nella esistenza degli dei conduce vita immorale, convinto di poter placare l'ira divina con sacrifici e preghiere.
Il filosofo ateniese non si occupò del peso della religione nella vita della città nella “Repubblica” ma nel decimo libro delle “Leggi” dove ha presentato la sua prova dell'esistenza di Dio basata sul movimento.

Nel dialogo intitolato “Il Politico”, Platone presenta il suo modello di uomo politico dotato, come è noto di “sapere”, e specifica che la sua attività di governo non deve essere analoga a quella di un pastore. Questa metafora, risalente a Omero, presumeva che i soggetti dell'attività di governo del re appartenessero a una specie inferiore. Questo per Platone poteva andar bene ai tempi antichi di Crono, l'età dell'oro, in cui gli uomini venivano affidati alle cure di demoni superiori a essi che provvedevano al soddisfacimento di tutte le loro necessità. Nell’attuale situazione di necessità si imponeva invece, che fossero gli uomini a dover provvedere con le proprie attività ai propri bisogni. In questa mutata situazione il politico è uomo tra gli uomini. Il suo compito è come quello del tessitore che si sforza di fare della città un buon ordito, intrecciando le tecniche esercitate dai concittadini. Deve essere capace dell'arte della misura evitando l'eccesso e il difetto e potrà così intrecciare in giusta misura le doti degli uomini coraggiosi e intelligenti. Nell'ultimo Platone Dio e non l'uomo, come nel pensiero di Protagora, è misura di tutte le cose. (MLA)


(continua)







NOTE

1.Significa lanciare palle di cannone arroventate, appena uscite dalla fornace, come si usava in certe antiche e cruente battaglie.

2.Battista Mondin, “La metafisica di S. Tommaso d’Aquino e i suoi interpreti”, ESD, Bologna 2002, pp 337.

3.C. Tresmontant, “L’ateismo dal punto di vista scientifico e razionale” in AA.VV. “L’ateismo, natura e cause, Milano 1981”, pp 148.

4.Battista Mondin, “La metafisica di S. Tommaso d’Aquino e i suoi interpreti”, ESD, Bologna 2002, pp 337.

5.Ibidem

domenica 5 settembre 2010

S. Nicola a New York

I greco-ortodossi di New York: ricostruire S.Nicola, unica chiesa distrutta l’11 settembre

Fu l’unico luogo di culto distrutto nel crollo delle Torri Gemelle l’11 settembre 2001, la chiesa ortodossa di San Nicola, un edificio di quattro piani che ora le autorità di New York - è la denuncia dell’arcidiocesi ortodossa greca d’America - non vogliono ricostruire. La polemica, riportata sull’Osservatore Romano, si è rinfocolata dopo l’annuncio del via libera del sindaco alla costruzione di un centro culturale islamico nei pressi di Ground Zero, anche questo seguito da accese polemiche. Secondo il portavoce dell’arcidiocesi ortodossa greca, padre Alexis Karloutsos, l’amministrazione della città avrebbe “dimenticato” la chiesa di San Nicola che sorgeva a Manhattan, nonostante i colloqui in merito intrattenuti da tempo con l’autorità portuale di New York e del New Jersey, proprietaria del terreno sul quale sorgeva il World Trade Center. (R.B.)

Da www.radiovaticana.org

domenica 29 agosto 2010

Stati generali del cristianesimo

Francia: il bisogno di Dio al centro degli “Stati generali del cristianesimo”


“La nostra epoca ha bisogno di Dio?”: la domanda sarà al centro della prima edizione degli “Stati generali del cristianesimo” che si terranno a Lille, in Francia, dal 23 al 25 settembre. Organizzato dal settimanale “La Vita”, il convegno si articolerà in forum, dibattiti e momenti di preghiera. In un’intervista pubblicata sul sito Internet della Conferenza episcopale francese, mons. Laurent Ulrich, arcivescovo di Lille, spiega: “È giunto il momento di far parlare cristiani di mondi diversi, persone che vivono in quei ‘circuiti’ della Chiesa che non sono automaticamente in comunicazione fra loro”. “La nostra epoca – continua il presule – ha bisogno di Dio né più né meno che le epoche precedenti o seguenti. Però, oggi abbiamo l’opportunità di parlarne”, poiché “siamo segnati da una forma di indifferenza che non soddisfa nessuno. E un certo numero di nostri contemporanei portano nel cuore il desiderio di rimettere l’interiorità al centro della vita”. Poi, l’arcivescovo di Lille fa un’ulteriore precisazione: “La nostra società liberale non impedisce di parlare della fede, ma i suoi interessi sono altrove, ossia nell’immediatezza, nella sfera materiale, nei progetti a breve termine”. Ma tutto questo, aggiunge il presule, “non riempie a sufficienza le nostre vite. Le invade, sì, fa molto rumore, ma non ci fa vivere davvero”. Per questo, ribadisce, “la gente ha bisogno di ritrovare i valori fondamentali”. Tre gli argomenti che saranno affrontati nei diversi giorni del convegno, ognuno portatore di un singolare interrogativo: “Qual è la presenza cristiana nel dibattito pubblico?”, “C’è bisogno di un nuovo Concilio?” e “Evangelizzare vuol dire provocare?”. A proposito di quest’ultimo argomento, mons. Ulrich sottolinea: “Sono molti i cristiani presenti ed impegnati nella vita sociale. Ma se è vero che la ragione del loro impegno è il legame con Cristo, è anche vero che oggi ciò è molto difficile da dire. Queste persone portano avanti il loro operato, ma hanno delle riserve a testimoniare la loro fede”. La provocazione, quindi, ribadisce il presule, sta proprio nel capire se oggi si può parlare liberamente dell’amicizia con Dio, della fede che stimola il nostro impegno. Tra i presenti agli “Stati generali del cristianesimo” anche Bernard Podvin, portavoce dei vescovi francesi, e suor Nathalie Becquart, co-direttrice del Servizio nazionale per l’evangelizzazione dei giovani. (I.P.)

Bollettino Radio Vaticana 27-9-2010

Congresso sul ruolo della stampa cattolica

Monsignor Celli anticipa temi e prospettive del prossimo congresso promosso dal dicastero

La stampa cattolica a scuola di comunicazione digitale


Il mandato di Benedetto XVI è chiaro: trasformare il multiforme pianeta digitale in un'accogliente piazza virtuale dove gli uomini possano conoscersi per dialogare, sfruttandone a pieno le potenzialità. E per rispondere al compito ricevuto dal Papa l'arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, ha convocato un congresso sul ruolo della stampa cattolica nell'era digitale che si svolgerà dal 4 al 7 ottobre in Vaticano.
Presentando l'incontro al nostro giornale, monsignor Celli libera il campo da ogni possibile equivoco e anticipa che dal congresso vaticano "non ci si devono aspettare chissà quali pronunciamenti, annunci di nuove strategie o chiamate alle armi". Si tratta di "un punto privilegiato di osservazione per analizzare le questioni cruciali della comunicazione cattolica a livello mondiale, in un contesto di dialogo e di apertura verso tutti". Un "mattone in più" per la realizzazione del "cortile dei gentili", per usare un'espressione del Pontefice.

Chi parteciperà al congresso?

Abbiamo chiesto a tutte le conferenze episcopali di inviare tre rappresentanti: due coinvolti direttamente nella stampa e uno nel campo di internet. Insomma non abbiamo scelto noi i partecipanti, sono le conferenze episcopali a delegare le persone che ritengono più adeguate. Ovviamente si tratta quasi esclusivamente di laici. Non mancano, però, vescovi e sacerdoti.

Come procedono le adesioni?

A oggi registriamo l'iscrizione di 58 Paesi per un totale di almeno 180 persone. Prevediamo che entro ottobre il numero crescerà, e non di poco. È un dato incoraggiante perché le conferenze episcopali hanno percepito l'importanza di ritrovarsi insieme alla ricerca di un confronto che verterà soprattutto su due tematiche: dove sta andando la stampa cattolica e su quali basi si può intavolare un dialogo con il mondo.

Sarà un incontro a numero chiuso ma non a porte chiuse, dunque.

Sì, ai lavori parteciperanno solamente i rappresentanti delle conferenze episcopali. In questi giorni stiamo ricevendo molte altre domande di iscrizione ma, con rammarico, non possiamo accoglierle.

Cosa ci si deve aspettare dal congresso?

In linea generale, l'iniziativa si inquadra nella missione di favorire nel mondo cattolico una maggiore conoscenza degli strumenti della comunicazione digitale, favorendo una visione di insieme dei problemi e delle prospettive che si aprono in questo variegato universo. In particolare, ci sarà un'attenzione specifica alla carta stampata, con una significativa apertura alle novità digitali. Del resto oggi molti giornali, anche cattolici, vengono prevalentemente consultati su internet, attraverso aggiornatissimi siti, piuttosto che letti sulla carta. Una realtà che non ci coglie impreparati. La Chiesa, nel suo approccio comunicativo ab intra e ad extra, conta già qualificate presenze su internet.

Come si articoleranno i lavori?

Partiremo subito con due tavole rotonde. Alla prima interverranno alcuni direttori di grandi giornali laici di tutto il mondo per un confronto sulle problematiche e il futuro della stampa. Il programma è ancora in via di definizione ma posso assicurare che i nomi saranno di prim'ordine. La seconda tavola rotonda farà il punto, nel dettaglio, sullo stato di salute della stampa cattolica dando voce ai direttori delle maggiori pubblicazioni cattoliche internazionali.

Una delle questioni più scottanti è quella dello spazio che sulla stampa cattolica possono trovare le cosiddette voci del dissenso.

È vero, stiamo rilevando come la questione stia già suscitando un particolare interesse. Nel congresso ci si chiederà essenzialmente se ci sono argomenti da evitare e se si deve dare voce al dissenso. Sono temi che abbracciano anche il rapporto tra comunione ecclesiale e nodi controversi, tra libertà di espressione e verità nella Chiesa. È importante vedere questi problemi sotto diverse angolazioni, esaminandoli dalle prospettive di vescovi, teologi, giornalisti, sociologi e blogger.

Sarà perciò un congresso aperto al dibattito libero.

È solo con un dialogo aperto, rispettoso, che potremo tracciare una panoramica completa e moderna della presenza cattolica nei media. Per questa ragione il programma del congresso dà ampio spazio ai gruppi di lavoro e al dibattito. Ne ho fatto esperienza, di recente, anche a New Orleans, in occasione della convention della Catholic press association. È stato stimolante il dialogo diretto, inedito, tra i giornalisti e i rappresentanti delle conferenze episcopali degli Stati Uniti d'America e del Canada.

L'ultima parte dei lavori sarà dedicata a internet.

Ci sono prospettive enormi, con nuove opportunità pastorali e le possibilità di collaborazioni. È naturale per la Chiesa interrogarsi su come affrontare le sfide del futuro con una visione globale. È chiaro che la comunicazione corre a velocità diverse: un conto è l'Europa e un altro conto è l'Africa. Lo scambio di esperienze resta un punto fondamentale per una crescita nella comunione e anche nell'efficienza della comunicazione stessa.

Come è nata l'idea di un congresso specifico sulla stampa cattolica?

È il completamento di un lavoro di analisi e approfondimento avviato da tempo dal Pontificio Consiglio. Nel 2006 a Madrid si era fatto il punto sulla realtà delle televisioni cattoliche. Nel 2007 abbiamo valorizzato la missione delle facoltà di comunicazione sociale delle università cattoliche per studiare come il mondo accademico prepara i futuri operatori nel campo dei media, puntando sui riferimenti antropologici ed etici. Quindi siamo passati a esaminare le radio cattoliche. È in questa linea che si pone il nuovo congresso.

Quali sono le regole per la stampa cattolica su internet?

C'è una sola regola ma fondamentale: sempre aperti al dialogo con rispetto. Ci siamo accorti, e ne siamo pienamente consapevoli, che le nuove tecnologie hanno dato origine a una vera e propria cultura digitale. In linea con il concilio Vaticano ii si tratta di costruire un dialogo, non facile ma irrinunciabile. Il Papa ci ha chiesto di esercitare una diaconia della cultura, una vera e propria pastorale nel mondo dell'espressione digitale. Lo ha espresso chiaramente nell'ultimo messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. Dunque la nostra attenzione si è spostata, a poco a poco, dai singoli mezzi di comunicazione alla prospettiva culturale che le nuove tecnologie, la cosiddetta multimedialità, hanno creato.

Come pensate di realizzare il mandato del Papa per un confronto aperto sul terreno moderno dei nuovi sistemi di comunicazione?

Benedetto XVI ha parlato di un "cortile dei gentili". Da parte nostra non lasceremo nulla di intentato per individuare sempre nuovi punti di incontro sulle grandi autostrade della comunicazione, del web, facendo in modo che gli uomini possano avere un dialogo aperto. Proprio questo genere di congressi sono occasioni di continuo aggiornamento e fonte di nuove idee. A questo proposito, importantissimo è stato il recente seminario con i vescovi responsabili per i mass media di oltre cinquanta conferenze episcopali. Cerchiamo di non perdere mai di vista le novità che i sempre più diffusi e influenti nuovi media stanno esercitando in tutto il mondo.

(di Giampaolo Mattei Osservatore Romano 29-9-2010)

Raimon Panikkar

Uomo di frontiera
tra Oriente e Occidente

La frontiera traspariva nel suo stesso aspetto ed era iscritta nei suoi stessi dati: biologici, culturali e religiosi. Figlio di padre indiano indù e di madre catalana cattolica. Classe 1918 è morto a 91 anni compiuti nella Fondazione Vivarium di Tavertet presso Barcellona, che aveva fondato come centro internazionale di studi e di ricerca sulle religioni del mondo, e dove viveva, dopo la docenza in prestigiose università come Harvard e la California University. Durante gli anni della sua docenza universitaria passava l'estate in un suo villino, in India, sulle rive del Gange, nella lettura di testi antichi, nella scrittura dei suoi libri e nella preparazione dei corsi.
Identità culturale e religiosa complessa, e pur armonica, quella dello studioso indo-catalano, perché nutrita di conoscenza e di esperienza. Uno dei suoi testi più letti è Il dialogo intra-religioso (1978), che tende a una sintesi tra pluralismo e armonia, dove scrive: "Sono partito come cristiano, mi sono trovato indù e ritorno come buddhista, senza aver mai cessato di essere cristiano". E, da ultimo, aggiungeva: "Al mio ritorno mi sono scoperto un cristiano migliore". Il dialogo è dialettico, quando si muove sul piano intellettuale; ma il dialogo religioso, come dialogo di vita, coinvolge la spiritualità dei dialoganti: è più che dialogo interreligioso, è "dialogo dialogico", "dialogo intra-religioso", come si esprimeva nelle sue molteplici e suggestive innovazioni linguistiche, che potevano sconcertare lettori e uditori, ma che sono da interpretare come una versione di teologia negativa, presente nella tradizione del pensiero cristiano, e che l'autore delle Lettere da Benares aveva illustrato in un grande libro, Il silenzio di Dio. La risposta del Buddha (1970).
Una delle categorie più importanti immessa nella filosofia e teologia delle religioni da Panikkar, è quella di "esperienza cosmoteandrica" illustrata nella nuova edizione, curata da Milena Carrara Pavan, editor dell'opera omnia presso Jaca Book, La realtà cosmoteandrica. Dio, Uomo., Mondo (2004). Se il teandrismo è stata l'espressione tradizionale per esprimere l'unione dell'umano e del divino in Cristo, nell'esperienza cosmoteandrica (da nominare meglio come teo-antropo-cosmica) è l'esperienza dove si sperimenta la complessità del reale nelle sue tre dimensioni: cosmica, umana, divina. Il cosmoteandrismo è lontano dalla Ragione dialettica, armata dalle sue categorie per dominare il reale; esso è armonia con se stessi, con il mondo e con il divino, che trascende uomo e mondo, ma che immane nell'uomo e nel mondo come Realtà delle realtà. Egli scrive a conclusione dell'opera citata: "Una spiritualità cosmoteandrica non riduce Dio a un concetto o a un elemento in più rispetto agli elementi della realtà. Totum in quolibet, "il tutto in ogni cosa" diceva Nicola da Cusa, ma ogni cosa è cosa perché in un certo qual modo riflette il Tutto. È una spiritualità religiosa". In parole semplici, il grande studioso delle religioni avverte l'uomo secolare (ma anche l'uomo confessionalmente religioso) di tenersi "aperti al mistero" per vivere una vita compiuta, e non decurtata, di esperienza umana.
Nelle analisi delle varie tendenze di teologia delle religioni - tema che esula, ora, in questo ricordo - Panikkar è annoverato tra i rappresentanti della cosiddetta teoria pluralista delle religioni, che contrasta con la posizione cattolica della unicità e universalità della salvezza in Cristo. Ma si deve pur dire che il pluralismo di Panikkar è sempre attraversato da un tentativo di riconduzione all'armonia, e dall'esperienza esistenziale di "apertura al mistero", a cui può attingere l'uomo secolare e anche l'uomo religioso.
Il giovane indo-catalano venne ordinato sacerdote nel 1946 e ha celebrato il cinquantesimo di ordinazione sacerdotale il 29 settembre 1996 nella chiesa dell'abbazia di Montserrat, dove si celebreranno i solenni funerali il prossimo 3 settembre. Nella lettera di invito agli amici (inviata anche a me), si invitava a celebrare il cinquantesimo di sacerdozio "con tutto il creato". È una ulteriore conferma della visione cosmoteandrica, che ha animato il sacerdote, il filosofo e il teologo.

(di Rosino Gibellini dall'Osservatore Romano del 29 agosto 2010)

sabato 28 agosto 2010

Rimini Meeting: "passare dalla paura dell’altro alla paura per l’altro"

Il dialogo fra le religioni al centro stamani del Meeting di Rimini. “Chi crede si incontra” il titolo della conferenza nel corso della quale sono intervenuti il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, Shodo Habukawa, monaco buddista e docente alla Koyasan University, e Tareq Oubrou, imam della Moschea di Bordeaux. Sull'incontro Debora Donnini ha intervistato lo stesso cardinale Tauran:

R. – Io ho cercato di mostrare che, prima di tutto, non sono le religioni che dialogano, ma i credenti: persone del tutto normali, dunque, con problemi comuni. E queste persone, poiché sono credenti, hanno un patrimonio di valori comuni che permette di capire che non solo siamo fratelli, ma anche figli di Dio. Quando si crede, per esempio, che ogni persona umana ha ricevuto dal Creatore una dignità unica, quando uno crede nel servire il prossimo, una persona che non abbiamo scelto, quando si crede che la Terra e le sue risorse sono affidate alla gestione degli uomini per servire il bene comune: tutto questo fa sì che si abbiano molte cose da dire in comune e da fare in comune. Le religioni non sono fonti di divisione, sono i credenti che tradiscono, talvolta, questo patrimonio. Allora chi crede e si incontra deve essere un credente coerente, in modo da portare avanti quattro compiti: una pedagogia del vivere assieme, una proposta etica - dobbiamo avere il coraggio di distinguere il bene e il male, di ricordare i diritti e i doveri - poi una passione per servire e, infine, una condotta di cittadini responsabili, perché siamo credenti e cittadini. Non siamo credenti o cittadini, ma siamo credenti e cittadini. E, ovviamente, la cosa ancora più importante è la testimonianza religiosa, perché noi non diffondiamo valori umanisti: noi cristiani diffondiamo soprattutto valori evangelici. E allora direi che noi credenti abbiamo appuntamento con la storia di oggi ed è importante far capire ai nostri fratelli dell’umanità ciò che vedo qui davanti a noi, il “Portico della gloria”: in fondo al cammino c’è Qualcuno che ti aspetta. Penso che questo sia il messaggio che noi tutti credenti abbiamo da dare a tutti.

D. – Il dialogo fra le religioni, anzi fra i credenti delle varie religioni, è importante anche per la costruzione della pace...

R. – Certo, perché se non siamo capaci di vivere in pace all’interno delle nostre comunità, tra noi credenti, vuol dire che la pace è impossibile e noi sappiamo che è possibile. Io dico sempre che Dio ci ha fatto due grandi doni: un’intelligenza per capire e un cuore per amare, e con la nostra intelligenza e il nostro cuore possiamo cambiare il mondo.

D. – Infatti, il titolo del Meeting dice: “Quella natura che ci spinge a desiderare cose grandi è il cuore”. Un cuore, dunque, che si converte, un cuore che aspira a cose grandi come la pace è un cuore capace di costruirla...

R. – ... di costruirla e di cambiare il mondo. Noi dobbiamo passare dalla paura dell’altro alla paura per l’altro: ciò vuol dire che quando mio fratello non ha assicurati i suoi diritti, quando viene maltrattato deve essere un mio affare, io soffro per lui. Bisogna passare dalla paura dell’altro alla paura per l’altro.

E ieri al Meeting si è parlato molto di libertà religiosa. L’Italia presenterà all’assemblea generale dell’Onu una risoluzione per garantirla. Lo ha detto il ministro degli esteri italiano, Franco Frattini, in un incontro dedicato a questa tema. Vi hanno preso parte il ministro degli esteri della Nigeria, Salamatu Hussaini Suleiman, e quello della Repubblica di San Marino, Antonella Mularoni, oltre ad ambasciatori di Pakistan, Turchia e Senegal. Il servizio della nostra inviata a Rimini, Debora Donnini.

Chi uccide in nome della religione offende profondamente la propria religione. Così il ministro Frattini nel suo intervento dedicato al tema della libertà religiosa. Compito della politica quello di garantire questa libertà non solo come un fatto privato, ma anche pubblico. Diversamente si cade nella spirale dell’estremismo. Frattini ribadisce il suo impegno su questo fronte in un incontro con i rappresentanti di Nigeria, Pakistan, Turchia, Senegal, Repubblica di San Marino. Tutti concordano sull’importanza di questa tematica. Il ministro degli Esteri della Nigeria, Salamatu Hussaini Suleiman, ricorda: “ Il nostro governo nel 2000 ha creato il Consiglio interreligioso nigeriano, una piattaforma per il dialogo fra le due principali religioni del Paese, con la convinzione che una maggior conoscenza reciproca porterà anche ad un maggiore apprezzamento”. “Il Meeting - ricorda Mario Mauro, rappresentante dell’Ocse contro razzismo, xenofobia e discriminazioni, in particolare contro i cristiani, che ha partecipato all’incontro - mette al centro il tema del cuore e questo cuore è anzitutto esigenza di Dio”. Tutto, infatti, al Meeting parla di questo anelito, di questo desiderio insopprimibile di Infinito presente in ogni uomo.

(dal sito della Radio Vaticana)

domenica 22 agosto 2010

Insegnamento della religione nella scuola

Indicazioni sperimentali
Per l’insegnamento della religione cattolica nel secondo ciclo di istruzione

(giugno 2010)

L’insegnamento della religione cattolica (Irc) risponde all’esigenza di riconoscere nei percorsi scolastici il valore della cultura religiosa e il contributo che i principi del cattolicesimo hanno offerto e continuano a offrire al patrimonio storico del popolo italiano. Nel rispetto di tali indicazioni, derivanti dalla legislazione concordataria, l’Irc si colloca nel quadro delle finalità della scuola con una proposta formativa originale e oggettivamente fondata, offerta a tutti coloro che
intendano liberamente avvalersene.
L’Irc mira ad arricchire la formazione globale della persona con particolare riferimento agli aspetti spirituali ed etici dell’esistenza, in vista di un efficace inserimento nel mondo civile, professionale e universitario; offre contenuti e strumenti che aiutano lo studente a decifrare il contesto storico, culturale e umano della società italiana ed europea, per una partecipazione attiva e
responsabile alla costruzione della convivenza umana.
Lo studio della religione cattolica, effettuato con strumenti didattici e comunicativi adeguati all’età degli studenti, promuove la conoscenza del dato storico e dottrinale su cui si fonda la religione cattolica, posto sempre in relazione con la realtà e le domande di senso che gli studenti si pongono, nel rispetto delle convinzioni e dell’appartenenza confessionale di ognuno. Nell’attuale contesto multiculturale della società italiana la conoscenza della tradizione religiosa cristiano cattolica costituisce fattore rilevante per partecipare a un dialogo fra tradizioni culturali e religiose diverse.
In tale prospettiva, l’Irc propone allo studente il confronto con la concezione cristianocattolica della relazione tra Dio e l’uomo a partire dall’evento centrale della Pasqua, realizzato nella persona di Gesù Cristo e testimoniato nella missione della Chiesa.

Competenze

Al termine del primo biennio, che coincide con la conclusione dell’obbligo di istruzione e quindi assume un valore paradigmatico per la formazione personale e l’esercizio di una cittadinanza consapevole, lo studente sarà in grado di:
 porsi domande di senso in ordine alla ricerca di un’identità libera e consapevole,
confrontandosi con i valori affermati dal Vangelo e testimoniati dalla comunità cristiana;
 rilevare il contributo della tradizione ebraico-cristiana allo sviluppo della civiltà umana nel
corso dei secoli, confrontandolo con le problematiche attuali;
 impostare una riflessione sulla dimensione religiosa della vita a partire dalla conoscenza della Bibbia e della persona di Gesù Cristo, cogliendo la natura del linguaggio religioso e specificamente del linguaggio cristiano.
Al termine dell’intero percorso di studio l’Irc metterà lo studente in condizione di:
 sapersi interrogare sulla propria identità umana, religiosa e spirituale, in relazione con gli altri e con il mondo, al fine di sviluppare un maturo senso critico e un personale progetto di vita;
 riconoscere la presenza e l’incidenza del cristianesimo nel corso della storia, nella valutazione e trasformazione della realtà e nella comunicazione contemporanea, in dialogo con altre religioni e sistemi di significato;
 confrontarsi con la visione cristiana del mondo, utilizzando le fonti autentiche della rivelazione ebraico-cristiana e interpretandone correttamente i contenuti, in modo da elaborare una posizione personale libera e responsabile, aperta alla ricerca della verità e alla pratica della giustizia e della solidarietà.

Obiettivi specifici di apprendimento

Gli obiettivi specifici di apprendimento sono declinati in conoscenze e abilità riconducibili in vario modo a tre aree di significato: antropologico-esistenziale, storico-fenomenologica, biblicoteologica.

Primo biennio

Conoscenze
In relazione alle competenze sopra individuate e in continuità con il primo ciclo, lo studente:
- si confronta sistematicamente con gli interrogativi perenni dell’uomo e con le risorse e le inquietudini del nostro tempo, a cui il cristianesimo e le altre religioni cercano di dare una spiegazione: l’origine e il futuro del mondo e dell’uomo, il bene e il male, il senso della vita e della morte, le speranze e le paure dell’umanità;
- approfondisce, alla luce della rivelazione ebraico-cristiana, il valore delle relazioni
interpersonali, dell’affettività, della famiglia;
- coglie la specificità della proposta cristiano-cattolica, distinguendola da quella di altre
religioni e sistemi di significato, e riconosce lo speciale vincolo spirituale della Chiesa con il popolo di Israele;
- conosce in maniera essenziale e corretta i testi biblici più rilevanti dell’Antico e del Nuovo Testamento, distinguendone la tipologia, la collocazione storica, il pensiero;
- approfondisce la conoscenza della persona e del messaggio di salvezza di Gesù Cristo, come documentato nei Vangeli e in altre fonti storiche;
- riconosce la singolarità della rivelazione cristiana di Dio Uno e Trino e individua gli elementi che strutturano l’atto di fede;
- conosce origine e natura della Chiesa, scopre le forme della sua presenza nel mondo
(annuncio, sacramenti, carità) come segno e strumento di salvezza, si confronta con la testimonianza cristiana offerta da alcune figure significative del passato e del presente;
- ricostruisce gli eventi principali della Chiesa del primo millennio;
- si confronta con alcuni aspetti centrali della vita morale: la dignità della persona, la libertà di coscienza, la responsabilità verso il creato, la promozione della pace mediante la ricerca di un’autentica giustizia sociale e l’impegno per il bene comune;

Abilità

Lo studente:

- riflette sulle proprie esperienze personali e di relazione;
- pone domande di senso e le confronta con le risposte offerte dalla fede cattolica;
- riconosce e usa in maniera appropriata il linguaggio religioso per spiegare le realtà e i contenuti della fede cattolica;
- riconosce il contributo della religione, e nello specifico di quella cristiano-cattolica, alla formazione dell’uomo e allo sviluppo della cultura, anche in prospettiva interculturale;
- rispetta le diverse opzioni e tradizioni religiose e culturali;
- consulta correttamente la Bibbia e ne scopre la ricchezza dal punto di vista storico, letterario e contenutistico;
- sa spiegare la natura sacramentale della Chiesa e rintracciarne i tratti caratteristici nei molteplici ambiti dell’agire ecclesiale;
- è consapevole della serietà e problematicità delle scelte morali, valutandole anche alla luce della proposta cristiana.

Secondo biennio

Conoscenze

Come approfondimento delle conoscenze e abilità già acquisite, lo studente:

- prosegue il confronto critico sulle questioni di senso più rilevanti, dando loro un
inquadramento sistematico;
- studia la relazione della fede cristiana con la razionalità umana e con il progresso scientifico-tecnologico;
- arricchisce il proprio lessico religioso, conoscendo origine, senso e attualità delle ‘grandi’ parole e dei simboli biblici, tra cui: creazione, esodo, alleanza, promessa, popolo di Dio, messia, regno di Dio, grazia, conversione, salvezza, redenzione, escatologia, vita eterna; riconosce il senso proprio che tali categorie ricevono dal messaggio e dall’opera di Gesù Cristo;
- legge direttamente pagine scelte dell’Antico e del Nuovo Testamento e ne apprende i
principali criteri di interpretazione;
- conosce la comprensione che la Chiesa ha di sé, sapendo distinguere gli elementi misterici e
storici, istituzionali e carismatici;
- conosce lo sviluppo storico della Chiesa nell’età medievale e moderna, cogliendo i motivi
storici delle divisioni ma anche le tensioni unitarie in prospettiva ecumenica;
- individua il rapporto tra coscienza, libertà e verità nelle scelte morali;
- conosce gli orientamenti della Chiesa sull’etica personale e sociale, sulla bioetica, sull’etica
sessuale, sulla questione ecologica.
Abilità
Lo studente:
- si interroga sulla condizione umana, tra limiti materiali, ricerca di trascendenza e speranza di
salvezza;
- imposta criticamente la riflessione su Dio nelle sue dimensioni storiche, filosofiche e
teologiche;
- si confronta con il dibattito teologico sulle grandi verità della fede e della vita cristiana
sviluppatosi nel corso dei secoli all’interno alla Chiesa;
- affronta il rapporto del messaggio cristiano universale con le culture particolari e con gli effetti storici che esso ha prodotto nei vari contesti sociali e culturali;
- riconosce in opere artistiche, letterarie e sociali i riferimenti biblici e religiosi che ne sono all’origine;
- documenta le fasi della vita della Chiesa dal secolo XI al secolo XIX con peculiare
attenzione alla Chiesa in Italia;
- riconosce differenze e complementarità tra fede e ragione e tra fede e scienza;
- argomenta le scelte etico-religiose proprie o altrui.

Quinto anno

Conoscenze

Nella fase conclusiva del percorso di studi lo studente:

- conosce l’identità della religione cattolica nei suoi documenti fondanti e nella prassi di vita che essa propone;
- approfondisce la concezione cristiano-cattolica della famiglia e del matrimonio;
- studia il rapporto della Chiesa con il mondo contemporaneo;
- conosce le linee di fondo della dottrina sociale della Chiesa;
- interpreta la presenza della religione nella società contemporanea in un contesto di pluralismo culturale e religioso, nella prospettiva di un dialogo costruttivo fondato sul principio del diritto alla libertà religiosa.

Abilità

Lo studente:
- giustifica e sostiene consapevolmente le proprie scelte di vita, personali e professionali,anche in relazione con gli insegnamenti di Gesù Cristo;
- riconosce nel Concilio ecumenico Vaticano II un evento importante nella vita della Chiesa contemporanea e sa descriverne le principali scelte operate, alla luce anche del recente magistero pontificio;
- discute dal punto di vista etico potenzialità e rischi delle nuove tecnologie;
- sa confrontarsi con la dimensione della multiculturalità anche in chiave religiosa;
- fonda le scelte religiose sulla base delle motivazioni intrinseche e della libertà responsabile.

Nota esplicativa per i licei

L’Irc condivide il profilo culturale, educativo e professionale dei licei ed offre un contributo specifico sia nell’area metodologica (arricchendo le opzioni epistemologiche per l’interpretazione della realtà) sia nell’area logico-argomentativa (fornendo strumenti critici per la lettura e la valutazione del dato religioso). Sul piano contenutistico, l’Irc si colloca nell’area linguistica e
comunicativa (tenendo conto della specificità del linguaggio religioso e della portata relazionale di qualsiasi discorso religioso), interagisce con quella storico-umanistica (per gli effetti che storicamente la religione cattolica ha prodotto nella cultura italiana, europea e mondiale) e si collega (per la ricerca di significati e l’attribuzione di senso) con l’area scientifica, matematica e tecnologica.
È responsabilità dell’insegnante adattare le presenti indicazioni ai diversi indirizzi scolastici anche attraverso la realizzazione di opportuni raccordi interdisciplinari.

Nota esplicativa per i tecnici

L’Irc fa proprio il profilo culturale, educativo e professionale degli istituti tecnici, si colloca nell’area di istruzione generale, arricchendo la preparazione di base e lo sviluppo degli assi culturali attraverso una peculiare opzione epistemologica per l’interpretazione e la valutazione critica della realtà, mediante contenuti disciplinari, declinati in obiettivi specifici di apprendimento e articolati in conoscenze e abilità, in conformità con le linee guida.
L’Irc modellerà una proposta che aiuti l’allievo ad approfondire il rapporto tra dimensione etico-religiosa e dimensione tecnico-scientifica nella lettura della realtà. È responsabilità dell’insegnante adattare le presenti indicazioni ai diversi indirizzi scolastici anche attraverso la realizzazione di opportuni raccordi interdisciplinari.

Nota esplicativa per i professionali

L’Irc fa proprio il profilo culturale, educativo e professionale degli istituti professionali, si colloca nell’area di istruzione generale, arricchendo la preparazione di base e lo sviluppo degli assi culturali con la propria opzione epistemologica per l’interpretazione e la valutazione critica della realtà, mediante contenuti disciplinari declinati in obiettivi specifici di apprendimento e articolati in conoscenze e abilità, come previsto dalle linee guida per questo tipo di percorsi.
Nel caso in cui gli istituti professionali, ai sensi dell’art. 8, comma 5, del regolamento di cui al DPR 15-3-2010, n. 87, realizzino corsi triennali per il conseguimento dei diplomi di qualifica rilasciati secondo gli ordinamenti previgenti, sono adottati nei primi due anni gli obiettivi indicati ordinariamente per il primo biennio e nel terzo anno viene rimessa alla responsabile valutazione dell’insegnante la selezione, tra quelli previsti per il secondo biennio, degli obiettivi più idonei ad assicurare una coerente conclusione del percorso.

(dal sito del Ministero della P.I.)

venerdì 20 agosto 2010

La mort de Francesco Cossiga, électron libre de la politique italienne

La mort de Francesco Cossiga, électron libre de la politique italienne

L’ancien président italien, figure de la Démocratie chrétienne, emporte avec lui bien des secrets de l’Italie contemporaine


Francesco Cossiga, ancien président italien est décédé le mardi 17 août (AP/Files).

Figure majeure de la vie politique italienne durant quatre décennies, l’ancien président Francesco Cossiga est décédé mardi 17 août, à l’âge de 82 ans. Personnage brillant et versatile, cet ancien avocat fut une figure majeure de la Démocratie chrétienne (DC), parti pivot de la politique italienne des débuts de la République jusqu’au milieu des années 1990.

« Je suis un catholique libéral, qui a milité dans la gauche démocrate-chrétienne, un amoureux du catholicisme français, de Montalembert à Marc Sangnier, de Lubac, Congar, Maritain, Mounier, écrivait-il dans une tribune parue en 2002 dans La Croix. Pourtant, je suis un démocrate anti-jacobin. »
Un caractère imprévisible

Né en 1928 à Sassari, dans le nord-ouest de la Sardaigne, Francesco Cossiga adhère à la DC dès l’âge de 17 ans. Secrétaire départemental, il devient député à 30 ans, avant d’être plusieurs fois secrétaire d’État à la défense, puis ministre de l’intérieur en 1978. Il démissionne au lendemain de l’assassinat du chef de la DC, Aldo Moro, par les Brigades rouges. Pendant les cinquante-cinq jours de la captivité d’Aldo Moro, Francesco Cossiga est constamment critiqué pour sa gestion de l’affaire.

Cela ne brise en rien sa carrière. Brièvement président du Conseil (chef du gouvernement) en 1979, Francesco Cossiga est élu président du Sénat en 1983, puis président de la République en 1985. Dans cette fonction habituellement protocolaire, il fait montre d’un caractère de plus en plus imprévisible, multipliant les déclarations à l’emporte-pièce. Il démissionne en avril 1992, trois mois avant l’échéance de son mandat, sans avoir pu faire adopter le régime présidentiel qu’il appelait de ses vœux.
Le « picconatore » ou celui qui donne des coups de pic

Devenu sénateur à vie, il garde une liberté de parole qui lui vaudra son surnom de « picconatore », celui qui donne des coups de pic tous azimuts. Il révèle l’existence de Gladio (le « glaive »), un réseau armé secret destiné à combattre le communisme au lendemain de la Seconde Guerre mondiale.

Cela ne l’empêche pas de créer un parti, qui apporte par son alliance, en octobre 1998, une majorité parlementaire au premier gouvernement d’Europe occidentale dirigé par un ex-communiste, Massimo D’Alema. Avant de lui retirer son appui un an plus tard, puis de soutenir Silvio Berlusconi. En cela, Francesco Cossiga aura incarné le passage de la République des partis à celle du bipolarisme.

On a appris mardi 17 août que l’ancien président avait laissé trois lettres scellées, adressées au président de la République, au président du Conseil et à celui du Sénat. « L’homme des mystères » – un autre de ses surnoms – sera donc resté fidèle jusqu’après sa mort à sa réputation de receleur des secrets de l’Italie contemporaine, et d’amateur des coups de théâtre.

Laurent D’ERSU

lunedì 16 agosto 2010

Teologi: Convegno mondiale

27 July 2010 Fondazione Bruno Kessler

Si chiude oggi il convegno teologico internazionale organizzato dalla Fondazione Bruno Kessler e dal comitato scientifico "Catholic Theological Ethics in the World Church" che ha richiamato 600 partecipanti provenienti da 73 Paesi.

Con il convegno internazionale "In the Currents of History: from Trento to the Future" organizzato dalla Fondazione Bruno Kessler e dal comitato scientifico "Catholic Theological Ethics in the World Church", che ha richiamato oltre 600 partecipanti provenienti da 73 Paesi, Trento si è trasformata per quattro giorni nella capitale mondiale della teologia morale.

Da sabato 24 ad oggi in città si sono incontrati i più importanti teologi morali del mondo e oltre cento giovani ricercatrici e ricercatori per un dialogo sul futuro dello studio dell'etica, sia nell'ambito della teologia che nei settori della vita pubblica.
La città è stata scelta come protagonista dell'evento per le radici storiche che ha dato alla teologia morale (definita come disciplina nel quadro della formazione del clero proprio in occasione del Concilio del XVI secolo) nonché per la presenza del Centro per le Scienze Religiose della Fondazione Bruno Kessler, diretto da Antonio Autiero (professore di Teologia morale all'Università di Muenster) che ha presieduto il convegno con il padre gesuita James Keenan, professore di teologia morale al Boston College negli Stati Uniti.

"L'obiettivo" ha specificato Autiero facendo un bilancio dei lavori "non è stato solo parlare di temi etici, ma mettere a tema l'etica stessa. Alla base c'era l'idea che per fare etica è necessario mettersi in rete, riflettere insieme, percepire le differenze come ricchezza. Questa intuizione fondamentale del convegno è stata confermata. Oggi ci chiediamo anche come perseguire questa finalità in futuro. Dovremo adottare modalità etiche e sostenibili, ad esempio le persone, anziché spostarsi fisicamente, potranno proseguire a lavorare a distanza grazie alla rete creata qui a Trento".

Molti i temi che sono stati approfonditi dagli esperti: sostenibilità, cittadinanza, etica del sistema sanitario, HIV e Aids, tortura, genocidi, guerra e pace, bioetica, economia, questioni di genere, famiglia, Internet e molte altre questioni trattate nell'ambito dell'etica teologica. In totale circa 240 interventi.

"Fra i temi etici più rilevanti", sottolinea Keenan "c'è sicuramente quello del superamento delle disuguaglianze. Dove ci sono problemi e violenze, spesso ci sono questioni di disuguaglianza, fra i diritti di donne e uomini e fra le diverse economie del mondo".

In tutto al Convegno sono state organizzate dieci sessioni plenarie (nell'Auditorium del Centro Servizi Culturali S. Chiara) con la traduzione simultanea in italiano, inglese, francese e spagnolo e 20 sessioni parallele (presso il Seminario Maggiore in Corso Tre Novembre).

Circa la metà dei partecipanti al convegno sono stati laiche e laici impegnati nel campo della teologia. Fra i relatori anche l'Arcivescovo di Monaco di Baviera, Reinhard Marx, che oggi ha tracciato una visione del futuro dell'etica teologica.

Il programma dettagliato dell'evento e la lista dei partecipanti sono disponibili all'indirizzo: http://www.catholicethics.com

***


Seicento teologi moralisti, provenienti da 73 Paesi di tutto il mondo, si sono ritrovati nei giorni scorsi a Trento per un Convegno mondiale che ha affrontato i temi più scottanti di questo periodo storico: dalla bioetica alla comunione ecclesiale, dalle principali questioni morali e sociali al concetto di verità. Massicia la presenza dei laici (circa il 40%), 130 le donne teologhe invitate. Ad aprire e chiudere i lavori le relazioni di due vescovi-teologi, mons. Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto, e mons. Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e Frisinga. Fabio Colagrande ha chiesto a mons. Bruno Forte il significato di questo incontro internazionale:

R. - Nel villaggio globale le sfide sono sempre più globali e dunque la riflessione teologico-morale, dovunque sia vissuta nei contesti più diversi della storia, si confronta con sfide comuni – basti pensare, per esempio, soltanto a quella della bioetica – e quindi c’è un bisogno di confrontare insieme le sfide e i problemi. C’è poi un’altra esigenza, più profonda, che è quella di sperimentare, vivere e testimoniare la comunione della Chiesa. Il teologo moralista, come ogni teologo, non è un avventuriero dell’intelligenza, ma deve percorrere i mari e la storia sulla barca di tutti che è la barca di Pietro, dove al timone appunto c’è Pietro, e con lui ci sono i vescovi, c’è il Magistero. Credo che il senso profondo e positivo di questo incontro sia stato proprio il voler sottolineare, come più volte mi ha ripetuto l’amico Antonio Autiero, che è stato l’organizzatore principale di questo convegno, teologo di fiducia della Conferenza episcopale tedesca: non si può elaborare un pensiero etico-morale oggi, senza un forte radicamento di comunione.

D. - Uno dei punti centrali della sua introduzione, mons. Forte, è stato il concetto che non c’è etica senza trascendenza: cosa significa?

R. - Io qui faccio mia un’analisi di Romano Guardini, il quale diceva che il grande dramma dell’epoca moderna, quella che ha portato a tutte le avventure dei totalitarismi e delle ideologie, è stata l’esasperazione dell’idea di autonomia. Quando un uomo vuol fare da sé, da solo, allora tutto diventa possibile nel bene e nel male, ma si perde l’ancoraggio e il riferimento che è necessario. Dunque, perché ci sia etica, è necessaria un’eteronomia fondatrice, che non significa annegare il valore della libertà e del discernimento da parte dell’uomo, ma significa dire che si è tanto più liberi quanto più questa nostra libertà si àncora su un riferimento di verità, di bene assoluto. E’ un po’ il messaggio che ci ha dato il Magistero morale in questi ultimi anni: pensiamo alla “Veritatis splendor”, pensiamo alla “Donum vitae” e così via.

D. - Che non ci sia etica senza trascendenza vuol dire anche in qualche modo che l’etica, oggi, nel villaggio globale va letta non in chiave individualista, ma sempre come un’etica che mira anche a una giustizia sociale?

R. - Non c’è etica dove non c’è il riconoscimento di una alterità, che è prima di tutto quella del prossimo, dell’immediato, “tu” a noi vicino. Per essere eticamente responsabile, per essere corrispondente a qualcuno io devo riconoscere la dignità di questo qualcuno. Ma questo “tu” non è soltanto il “tu” immediato e vicino, è in generale il “tu” della socialità, ed ecco allora una seconda dimensione di questa trascendenza che è quella della solidarietà, della responsabilità verso altri. E finalmente, in questo movimento di trascendenza, noi riconosciamo un’esigenza assoluta che è quella dell’imperativo morale. Ebbene, questo avviene da un “tu” ultimo e trascendente che è il “Tu” divino, quello che la morale teologica annuncia in riferimento a Gesù Cristo, Rivelazione di Dio. Senza questo “Tu”, l’uomo è solo e quando l’uomo è solo anche la sua autonomia si indebolisce perché non trova un aggancio ultimo e liberante che ci accomuni tutti e esiga da tutti obbedienza alla verità e al servizio degli altri.

Dal sito wwww.radiovaticana.org