giovedì 8 maggio 2014
giovedì 24 aprile 2014
A due giorni dalla canonizzazione...
All'ingresso della Basilica di S. Pietro due scale appoggiate ai due giganteschi ritratti dei santi pontefici che verranno presto innalzati nella piazza.
mercoledì 23 aprile 2014
L'importanza di Giovanni Paolo II nella mia vita
Niente da fare. Nonostante l'imminente canonizzazione che comporta la proclamazione pubblica di vita, opere, miracoli del santo in questione, su Giovanni Paolo II vi sono ancora degli scettici oppure, il che è peggio, dei mistificatori. Quindi colui che era definito l'atleta di Dio, diviene il santo della sofferenza e della malattia. Ma possono gli ultimi anni vissuti dal pontefice certamente in una condizione fisica altamente debilitata offuscare tutta un'esistenza vissuta invece in una invidiabile e rara (almeno in ambienti ecclesiastici...) forma fisica? Oppure possono pochi giorni di afasia far dimenticare la sua voce forte e profetica? E che dire dei suoi studi filosofici e teologici? Chi scrive non parla per sentito dire ma ha sperimentato da vicino ed in prima persona la sua indubbia santità e la sua straordinaria lucidità. Come è noto ai miei amici di vecchia data (e a qualche prelato a cui ho dato la mia testimonianza nells fase della raccolta degli eventi straordinari che, piaccia o no, sono necessari per queste cause), devo il mio ritorno alla fede a questo santo Papa. Devo a lui il risveglio del seme del battesimo e dei sacramenti dell'iniziazione cristiana che avevo ricevuto da ragazza come tutti ma che erano come morti, o per lo meno sembravano tali e iniziavano a mandare già cattivo odore, come Lazzaro nelle sue bende. Come è successo? Poiché le mie giornate erano troppo piene di tante cose, si è fatto spazio nei miei sogni, a lungo per anni e, notare, avevo smesso anche di andare a Messa e di pregare ovviamente. Certamente esiste una perfetta pedagogia divina e il Signore ha scelto Giovanni Paolo II per ricondurmi a sé perché c'erano degli aspetti della sua personalità che mi affascinavano, pur avendo in quegli anni idee assai confuse in fatto di morale e di scelte di vita. Però le religioni, tutte mi appassionavano mi piaceva studiarle. Diciamo che ho iniziato a leggere le encicliche di Giovanni Paolo II ed alcuni suoi testi così come leggevo i miei autori preferiti. Ero certa che se quel Papa compariva così spesso nei miei sogni con dei segni e degli insegnamenti semplici ma straordinariamente efficaci, un motivo ci doveva essere... non avendo io una vita né monotona né vuota. Ho capitolato all'Amore di Dio che mi ha infine catturata nel 1995. Ecco perché ho sempre considerato Giovanni Paolo II il mio Mosè. Colui di cui la bontà divina ha voluto servirsi per tirarmi fuori dall'Egitto. (Continua)
M.L.A.
mercoledì 12 marzo 2014
Consigli x blog
giovedì 6 marzo 2014
La grande bellezza
Sì, è un Oscar meritato quello del film di Paolo Sorrentino, "La grande bellezza". Va assaporato possibilmente senza interruzioni pubblicitarie, perché il film ha un suo proprio ritmo e non solo una ottima colonna sonora. È bello e piace perché vero, non stupisce che il regista sia anche autore e sceneggiatore...c'è un pizzico di Fellini, ma anche di D'Annunzio. Il protagonista si muove come una reincarnazione di Andrea Sperelli nei medesimi splendidi palazzi romani e negli stessi generi di amori sfuggenti e senza impegno. Come un nuovo Des Esseintes gusta e fa gustare allo spettatore estetiche ricercatezze. Ma tra una festa e l'altra, tra un bicchiere e l'altro, tra un amplesso e l'altro, fa capolino in più punti del film la Roma sacra, la città eterna, così come la stessa colonna sonora passa dai ritmi sincopati della tecno alle voci angeliche di repertori sacri. Ma l'effetto non è dissacrante, c'è un pizzico di critica ad un genere di clero mondanizzato che nell'epoca di Papa Francesco sembra essere in via di estinzione...e che lo stesso Pontefice non perde occasioni per bacchettare. Poi c'è la Santa, una vera santa, omaggiata dai rappresentanti di diverse religioni. Chi ha vissuto a Roma in certi anni, come chi scrive, avrà certamente ricordato un pochino Madre Teresa di Calcutta nelle sue visite romane. La Santa di Sorrentino è ancora più estrema, si ciba di radici, dorme per terra e non parla quasi, se non per dire che chi sceglie la povertà deve viverla e non parlarne! E questa battuta rimanda al celebre passo di Mt5,5, dove si proclamano beati i poveri di spirito. Ma non credo che la Santa rischi di sembrare una caricatura, neanche quando si trascina sulla Scala Santa. Lei, così eterea e disincarnata tanto da non toccare quasi il pavimento, è invece ben radicata sulla terra. Il contrasto con il mondo del personaggio stupendamente interpretato da Servillo è estremo: quelle creature, per quanto disperatamente aggrappate alle realtà terrene, come ombre infernali di dantesca memoria, sono molto più inconsistenti ed evanescenti di lei. Il rimedio, per quel genere di patologie spirituali, non potrà che partire da un ritorno alle radici...
Dove ha abbondato la colpa ha sovrabbondato la grazia, direbbe S. Paolo, emblema di tutte le grandi conversioni. Ma il film non ci fa capire se Gambardella cambia vita, certo è che ritorna nei suoi luoghi di origine e dei suoi primi amori, così come aveva fatto prima di lui il personaggio interpretato da Verdone.
giovedì 27 febbraio 2014
Sulla spontaneità
L'uomo è l'essere della riflessione, secondo il filosofo Spaemann, avendo perduto la sua innocenza iniziale, non può recuperarla rivendicando quella spontaneità che si perde proprio nell'atto stesso di rivendicarla. Piuttosto possiamo riguadagnarcela se riflettiamo sul come, se è vero che l'amore non è mai "peccato", lo è violare una persona umana, venir meno alla fedeltà, infrangere una promessa. Quando sentiamo dire, sottolinea ancora Spaemann, "sono fatto così, mi devi accettare come sono" è un'impertinenza. Dio, solo lui può accettarci come siamo. Altrimenti non esisterebbe più il perdono. Questa difficile arte, dice il filosofo, non è dire a chi mi ha fatto un torto "Be' sei fatto così", ciò è l'opposto del perdono. Quindi il perdonare non significa lasciare che l'altro rimanga un vigliacco, un bugiardo, un traditore, ma gli permette di evolvere nel suo essere e ricominciare da capo. Questo è molto evidente quando si sperimenta il perdono e la misericordia di Dio. Non si può più essere come prima... Ogni episodio di autentica conversione, dai casi celebri a quelle avvenute nel nascondimento, lo testimoniano. D'altronde, la missione di Gesù, così come è narrata nel Vangelo, non inizia con le parole: "Dio vi accetta così vome siete" ma con l'invito a cambiare "Pentitevi, siate diversi da ciò che siete ora". Nel rito ormai prossimo delle Ceneri, che inaugura il periodo quaresimale, questa espressione verrà ripetuta per ogni membro dell'assemblea...Senza la consapevolezza di essere un mucchietto di polvere e il desiderio autentico del cambiamento non vi sarà la gioia pasquale della resurrezione! Secondo la tradizione che ancora alcuni rispettano, le ceneri che cospargeranno il capo dei fedeli nella celebrazione liturgica, è ottenuta dai rametti di ulivo avanzati dalla Domenica delle Palme. Dalle palme e dagli ulivi si ricava l'olio. Quel triste mucchietto grigio con il quale veniamo segnati si tramuterà in olio di letizia.
martedì 25 febbraio 2014
A proposito di adulterio
"Chi guarda una donna per desiderarla ha già commesso adulterio" dice il Vangelo. È stato letto due Domeniche addietro e, quasi in concomitanza, ho trovato questa interpretazione riportata dal filosofo R. Spaemann. Si fa notare come non si dice "chi guarda una donna e la desidera" ma "chi guarda una donna 'per' desiderarla". È in questo "per" che la persona guardata non è più l'oggetto dell'amor concupiscentiae; è il desiderio stesso a diventare il fine e la persona desiderata diviene soltanto il mezzo per sperimentare il desiderio. È adulterio anche se si tratta della propria moglie...
martedì 15 ottobre 2013
S. TERESA
"...l'anima è certissima che, dentro di lei, abita Cristo, come una muta presenza nel buio. Poi crede di essere trasportata all'improvviso nella parte superiore di sé stessa, o di venire rapita sulle ali possenti dell'Acquila divina, mentre il corpo resta in basso, vuoto, come una spoglia spettrale. Non è ancora in cielo e non è più in terra: prova una dolcezza infinita - ma anche la solitudine, la lontananza da tutti gli esseri umani e da Dio, l'angoscia del deserto, il desiderio di morire; le sembra di essere crocifissa tra la terra e il cielo." (Pietro Citati, Ritratti di donne, Rizzoli 1992)
mercoledì 11 settembre 2013
Papa Francesco e i rifugiati
venerdì 6 settembre 2013
venerdì 30 agosto 2013
La Terra è un pianeta di periferia
Siamo il terzo pianeta vicino al Sole, quest'ultimo fa parte della periferia della nostra galassia. In pratica ci separano 28.000 anni luce dal centro galattico. La nostra è una tra cento miliardi di galassie e ognuna di queste è composta di miliardi di stelle e di pianeti. Siamo proprio piccoli piccoli e siamo (tutti) gente di periferia.
martedì 6 agosto 2013
La piaga della povertà
(...) La povertà è un circolo vizioso di cui l'esclusione è sia la causa che la conseguenza. La povertà deriva dell'esclusione di persone e comunità dalla partecipazione alla vita economica, sociale, politica e culturale delle società nelle quali vivono, non potendo sviluppare le proprie capacità e vengono negate loro le necessarie opportunità per provvedere a se stesse, alle loro famiglie e alle loro comunità. Ma la loro esclusione di fatto impoverisce l'intera famiglia umana: il potenziale contributo dei poveri alla collettività va perso...beni e servizi irrealizzati, prospettive politiche e valori sopiti, arte, racconti, canti per la storia umana collettiva che non vengono composti. Escludere i poveri significa negare loro la partecipazione alla vita della famiglia umana, alle sue speranze e ai suoi sogni, nei suoi successi e nelle sue realizzazioni. Tutto ciò è radicato nella nostra comune umanità e nessun paese, popolo, cultura o casta può pretenderne la proprietà esclusiva. "Ogni persona ha, in virtù della sua appartenenza alla famiglia umana, il diritto per nascita di beneficiare di questa eredità comune, nonché il diritto e il dovere di contribuire a rendere più ricco tale immenso lascito"
***
Se questo non avviene è a causa dell'egoismo ma non solo: c'è sempre la paura che qualcuno ci derubi di qualcosa a volte anche di un certo ruolo conquistato con fatica nella società. È un falso problema, questo nostro mondo non è come una barca che ha un numero limitato di posti...chi non riesce a salirci a bordo può tranquillamente annegare. Ma se cominciassimo ad avere una mentalità meno competitiva, sin dagli ambienti scolastici, molto cambierebbe... Se ai ragazzi si insegnasse a vedere l'altro come qualcuno che ci arricchisce e non come chi ci potrebbe derubare, qualcosa cambierebbe. È necessario vedere anzi educare a vedere come ognuno sia una specie di strumento musicale che può eseguire una musica originale, solo sua...che nessun'altro può eseguire, oppure che nessun'altro può eseguire meglio di lui. Dal più piccolo compito a quello di maggior responsabilità. Se siamo quaggiù siamo tutti necessari e nessuno è superfluo! (MLA)
lunedì 22 luglio 2013
La pace e gli arcobaleni
Mentre la guerra è il fallimento dell'umano, l'illusione che sia possibile costruire una società migliore infliggendo sofferenza al prossimo. Ma nessuno rimane indenne dopo una guerra, neanche il vincitore. La pace è meno vistosa ma più rispettosa solo la non-violenza come dottrina e come metodo, come esempi storici moderni ci insegnano, è il cammino più appropriato per una vera riconciliazione e mediazione per il bene comune ed una pace duratura.
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Qui ognuno di noi senza essere diplomatico o ambasciatore può fare la sua... Non basta sventolare bandiere arcobaleno se non si ha un cuore pacificato. La pace nasce dal nostro cuore non da altro. Un cuore in pace vibra armonie di pace e riconcilia il mondo anche senza manifestazioni e sventolii di bandiere. Un cuore riconciliato ha accettato tutta la sua miseria e si adopera per la pace perché è in pace e non viceversa...
martedì 19 marzo 2013
giovedì 28 febbraio 2013
Grazie Santitá !
Ci siamo tutti dissetati abbondantemente alla fonte della sua gustosissima sapienza...ma senza ancora saziarci. Attendiamo ancora certi che nel nascondimento l'albero non cesserà di mettere radici in basso e di fruttificare in alto. La nostra preghiera sarà comunque e sempre con Lei.
martedì 22 gennaio 2013
Maschile e Femminile
(nell'immagine "Maschile e Femminile", MLA)
In the 1700s and 1800s, Prometheus came to be seen as the rebel who resisted all forms of institutional tyranny, epitomized by the pagan High God, Zeus — the Church, the monarch, patriarchal society.
And that is precisely what Benedict warned on Saturday.
“From the union between a materialistic view of man and the great development of technology an anthropology that is essentially atheist has emerged," Benedict said (emphasis added). "It presupposes that the man is reduced to autonomous functions, the mind to the brain, human history to a destiny of self-realization.”
“In the perspective of a man deprived of his soul and therefore a personal relationship with the Creator, what is technically possible becomes licit, each experiment is acceptable, any population policy permitted, any manipulation legitimized. The most dangerous pitfall of this line of thinking is in fact the absolute good of man: man wants to be ab-solutus, freed from every bond and every natural constitution.”
This, he said, “is a radical negation of man’s created and filial being, which results in a dramatic solitude.”
Da: MoynihanReport@gmail.com - 21 gennaio 2013
giovedì 6 dicembre 2012
In S.Pietro il presepe dalla Basilicata
In occasione del prossimo Santo Natale Il tradizionale presepe che si allestisce ogni anno in Piazza San Pietro sarà donato quest'anno dalla Regione Basilicata.
Il presepe, costituito da oltre 100 statuine realizzate in terracotta. è opera del Maestro Francesco Artese, considerato tra i più importanti rappresentanti della scuola presepistica meridionale. La peculiarità di Artese risiede proprio nella rivisitazione in chiave artistica di uno spaccato del paesaggio dei Sassi di Matera e nella messa in scena della vita quotidiana della civiltà contadina. Il presepe di Piazza San Pietro riprodurrà la morfologia di un territorio che richiama molto i luoghi della Terra Santa.
Il paesaggio lucano è - si legge in una nota informativa - "impreziosito dall'opera di religiosi che scegliendo di vivere in quel contesto trasformarono quei luoghi in un'umana dimora ricolma di sacralità edificando ben centocinquantaquattro chiese rupestri, monasteri e santuari che dall'Alto Medioevo al XIX secolo delineano l'identità di una vasta area oggi considerata "Patrimonio Mondiale dell'Umanità".
L'intera scenografia del Presepe in Piazza San Pietro "pur ispirandosi a un genere iconografico tradizionale, è definita da elementi che riproducono le architetture e i luoghi tipici del paesaggio lucano. All'interno dello scenario, sono riconoscibili la Chiesa rupestre Convicinio di Sant'Antonio e quella di San Nicola dei Greci. In alto, tra la miriade di tetti delle case accavallate, spicca il campanile di San Pietro Barisano. L'ambiente umano è quello dell'antica civiltà contadina lucana (...). Le statuine (...) realizzate interamente in terracotta, sono rivestite con abiti di stoffa inamidata fatti a mano e ispirati ai costumi tipici dei contadini lucani di un tempo. (...) Scelta dell'artista è stata quella di vestire la Sacra Famiglia con i costumi della tradizione classica".
Come consuetudine l'allestimento del Presepe è curato dai Servizi Tecnici del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano. (VIS).
lunedì 3 dicembre 2012
“Cristiada”, cercasi ancora distributore
Aveva, in effetti, incendiato una nazione e scatenato l’esercito governativo mandandolo a caccia, con vera furia iconoclasta, di fedeli e sacerdoti, che avevano addirittura proclamato la sospensione del culto pubblico.
Nel cast troviamo Andy Garcia, Eva Longoria, Peter O’Toole, volti emergenti come Eduardo Verastegui (protagonista di “Bella“), Oscar Isaac (Robin Hood di Ridley Scott), Catalina Sandino (Maria full of Grace, L’amore ai tempi del colera, Twilight/Eclipse) e nomi Ruben Blades, cantante di salsa e attore panamense di primissimo piano.
Il produttore ha ricordato che uno dei principali personaggi del film è un ragazzo, “il beato Josè Sànchez del Rio, che è stato martirizzato ad appena 14 anni e beatificato da Benedetto XVI, assieme con Anacleto Gonzàlez Flores, Miguel Gòmez Loza e i fratelli Vargas”.
Il film sarà presentato nei cinema del Messico il 20 aprile, negli Stati Uniti il 1° giugno ed in settembre arriverà in Spagna.Il regista è Dean Wright, i cui effetti speciali sono famosi nei film come Titanic, Il Signore degli Anelli e Le cronache di Narnia. È stato scritto da Michael Love, basandosi su fatti storici, ed è stato girata in inglese.
“Noi della Dos Corazones Film abbiamo realizzato altri tre film e ci accorgiamo che alla gente interessano le storie con valori positivi.
Prima ne abbiamo fatto uno sulla storia della Madonna di Guadalupe, poi un altro sulla grande leggenda del Sole e, infine, uno chiamato El Gran Milagro, primo nella classifica del Messico per cinque settimane.
In realtà non volevo fare più film, ma quando Dio vuole qualcosa, questa avviene, ed è il più insistente di tutti. Lui ci ha ispirato e condotto, abbiamo trovato attori molto bravi, che hanno funzionato e il risultato lo possiamo vedere: ha superato le mie aspettative”.
“I cristeros sono importanti per il Messico e per tutto il nostro continente. Sono persone che si sono offerte per quello che credevano e grazie a loro, oggi, c’è libertà di religione in Messico, con un imminente viaggio del Papa“.
Il
film basandosi in fatti reali della guerra cristera, inizia con i
divieti del presidente Plutarco Calles. Una richiesta di un milione di
firme presentata per protesta è rigettata dal governo: partono quindi
una serie di intimidazioni, con fucilazioni di sacerdoti, messe
interrotte dal’esercito e un crescendo di violenza che porta a molta
gente semplice dei paesi a prendere le armi. I cattolici si dividono:
alcuni si uniscono ai cristeros, altri no, molti servono la causa con le
armi e l’appoggio logistico. Inizia anche un boicottaggio economico
popolare evitando qualsiasi consumo.venerdì 27 luglio 2012
Cos'è Teologia secondo Benedetto XVI
di Benedetto XVI
[...] La consegna del premio può offrire l’occasione di dedicarci per un momento alla questione fondamentale di che cosa sia veramente “teologia”. La teologia è scienza della fede, ci dice la tradizione. Ma qui sorge subito la domanda: è davvero possibile questo? O non è in sé una contraddizione? Scienza non è forse il contrario di fede? Non cessa la fede di essere fede, quando diventa scienza? E non cessa la scienza di essere scienza quando è ordinata o addirittura subordinata alla fede?
Tali questioni, che già per la teologia medievale rappresentavano un serio problema, con il moderno concetto di scienza sono diventate ancora più impellenti, a prima vista addirittura senza soluzione. Si comprende così perché, nell’età moderna, la teologia in vasti ambiti si sia ritirata primariamente nel campo della storia, al fine di dimostrare qui la sua seria scientificità. Bisogna riconoscere, con gratitudine, che con ciò sono state realizzate opere grandiose, e il messaggio cristiano ha ricevuto nuova luce, capace di renderne visibile l’intima ricchezza.
Tuttavia, se la teologia si ritira totalmente nel passato, lascia oggi la fede nel buio.
In una seconda fase ci si è poi concentrati sulla prassi, per mostrare come la teologia, in collegamento con la psicologia e la sociologia, sia una scienza utile che dona indicazioni concrete per la vita. Anche questo è importante, ma se il fondamento della teologia, la fede, non diviene contemporaneamente oggetto del pensiero, se la prassi sarebbe riferita solo a se stessa, oppure vive unicamente dei prestiti delle scienze umane, allora la prassi diventa vuota e priva di fondamento.
Queste vie, quindi, non sono sufficienti. Per quanto siano utili ed importanti, esse diventerebbero sotterfugi, se restasse senza risposta la vera domanda. Essa suona: è vero ciò in cui crediamo oppure no? Nella teologia è in gioco la questione circa la verità; essa è il suo fondamento ultimo ed essenziale.
Un’espressione di Tertulliano può qui farci fare un passo avanti; egli scrive che Cristo non ha detto: “Io sono la consuetudine, ma: Io sono la verità – Non consuetudo sed veritas” (Virg. 1,1). Christian Gnilka ha mostrato che il concetto “consuetudo” può significare le religioni pagane che, secondo la loro natura, non erano fede, ma erano “consuetudine”: si fa ciò che si è fatto sempre; si osservano le tradizionali forme cultuali e si spera di rimanere così nel giusto rapporto con l’ambito misterioso del divino. L’aspetto rivoluzionario del cristianesimo nell’antichità fu proprio la rottura con la “consuetudine” per amore della verità.
Tertulliano parla qui soprattutto in base al Vangelo di san Giovanni, in cui si trova anche l’altra interpretazione fondamentale della fede cristiana, che s’esprime nella designazione di Cristo come Logos. Se Cristo è il Logos, la verità, l’uomo deve corrispondere a lui con il suo proprio logos, con la sua ragione. Per arrivare fino a Cristo, egli deve essere sulla via della verità. Deve aprirsi al Logos, alla Ragione creatrice, da cui deriva la sua stessa ragione e a cui essa lo rimanda. Da qui si capisce che la fede cristiana, per la sua stessa natura, deve suscitare la teologia, doveva interrogarsi sulla ragionevolezza della fede, anche se naturalmente il concetto di ragione e quello di scienza abbracciano molte dimensioni, e così la natura concreta del nesso tra fede e ragione doveva e deve sempre nuovamente essere scandagliata.
Per quanto si presenti dunque chiaro nel cristianesimo il nesso fondamentale tra Logos, verità e fede, la forma concreta di tale nesso ha suscitato e suscita sempre nuove domande. È chiaro che in questo momento tale domanda, che ha occupato e occuperà tutte le generazioni, non può essere trattata in dettaglio, e neppure a grandi linee. Vorrei tentare soltanto di proporre una piccolissima nota.
San Bonaventura, nel prologo al suo “Commento alle Sentenze” ha parlato di un duplice uso della ragione, di un uso che è inconciliabile con la natura della fede e di uno che invece appartiene proprio alla natura della fede. Esiste, così si dice, la “violentia rationis”, il dispotismo della ragione, che si fa giudice supremo e ultimo di tutto. Questo genere di uso della ragione è certamente impossibile nell’ambito della fede. Cosa intende Bonaventura con ciò? Un’espressione dal Salmo 95, 9 può mostrarci di che cosa si tratta. Qui Dio dice al suo popolo: “Nel deserto… mi tentarono i vostri padri: mi misero alla prova pur avendo visto le mie opere”. Qui si accenna ad un duplice incontro con Dio: essi hanno “visto”. Questo però a loro non basta. Essi mettono Dio “alla prova”. Vogliono sottoporlo all’esperimento. Egli viene, per così dire, sottoposto ad un interrogatorio e deve sottomettersi ad un procedimento di prova sperimentale.
Questa modalità di uso della ragione, nell’età moderna, ha raggiunto il culmine del suo sviluppo nell’ambito delle scienze naturali. La ragione sperimentale appare oggi ampiamente come l’unica forma di razionalità dichiarata scientifica. Ciò che non può essere scientificamente verificato o falsificato cade fuori dell’ambito scientifico. Con questa impostazione sono state realizzate opere grandiose, come sappiamo; che essa sia giusta e necessaria nell’ambito della conoscenza della natura e delle sue leggi nessuno vorrà seriamente porlo in dubbio. Esiste tuttavia un limite a tale uso della ragione: Dio non è un oggetto della sperimentazione umana. Egli è Soggetto e si manifesta soltanto nel rapporto da persona a persona: ciò fa parte dell’essenza della persona.
In questa prospettiva Bonaventura fa cenno ad un secondo uso della ragione, che vale per l’ambito del “personale”, per le grandi questioni dello stesso essere uomini. L’amore vuole conoscere meglio colui che ama. L’amore, l’amore vero, non rende ciechi, ma vedenti. Di esso fa parte proprio la sete di conoscenza, di una vera conoscenza dell’altro. Per questo, i Padri della Chiesa hanno trovato i precursori e gli antesignani del cristianesimo – al di fuori del mondo della rivelazione di Israele – non nell’ambito della religione consuetudinaria, bensì negli uomini in ricerca di Dio, in cerca della verità, nei “filosofi”: in persone che erano assetate di verità ed erano quindi sulla strada verso Dio. Quando non c’è questo uso della ragione, allora le grandi questioni dell’umanità cadono fuori dell’ambito della ragione e vengono lasciate all’irrazionalità.
Per questo un’autentica teologia è così importante. La fede retta orienta la ragione ad aprirsi al divino, affinché essa, guidata dall’amore per la verità, possa conoscere Dio più da vicino. L’iniziativa per questo cammino sta presso Dio, che ha posto nel cuore dell’uomo la ricerca del suo Volto. Fa quindi parte della teologia, da un lato l’umiltà che si lascia “toccare” da Dio, dall’altro la disciplina che si lega all’ordine della ragione, che preserva l’amore dalla cecità e che aiuta a sviluppare la sua forza visiva.
Sono ben consapevole che con tutto ciò non è stata data una risposta alla questione circa la possibilità e il compito della retta teologia, ma è soltanto stata messa in luce la grandezza della sfida insita nella natura della teologia. Tuttavia è proprio di questa sfida che l’uomo ha bisogno, perché essa ci spinge ad aprire la nostra ragione interrogandoci circa la verità stessa, circa il volto di Dio. [...] La ragione, camminando sulla pista tracciata dalla fede, non è una ragione alienata, ma è la ragione che risponde alla sua altissima vocazione.
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