mercoledì 18 giugno 2014

Si ricomincia...

...Va bene...il mio blog si è sbloccato! Si ricomincia a scrivere e presto ci trasferiamo sul mio nuovo dominio! A presto

Guardando un cielo che non c'è più

Con l'arrivo dell'estate, capita più frequentemente di guardare il cielo. Ma l'immagine di questa nostra volta celeste fatta di tutte le galassie e le stelle visibili ai nostri occhi, ora non esiste più. Nello stesso momento in cui lo sto fissando è già una vecchia immagine che non corrisponde più a quella attuale. Alcune di quelle stelle ora non sono più e al loro posto ve ne sono di nuove. Anche il cielo è in perenne mutamenrto e noi siamo parte di questo continuo mutamento cosmico. Siamo fatti di polvere celeste, forse di quelle stelle che ora non ci sono già più. Ecco perchè guardare il cielo stellato ci rassenera, guardiamo il grembo che ci ha generati!

mercoledì 23 aprile 2014

L'importanza di Giovanni Paolo II nella mia vita

Niente da fare. Nonostante l'imminente canonizzazione che comporta la proclamazione pubblica di vita, opere, miracoli del santo in questione, su Giovanni Paolo II vi sono ancora degli scettici oppure, il che è peggio, dei mistificatori. Quindi colui che era definito l'atleta di Dio, diviene il santo della sofferenza e della malattia. Ma possono gli ultimi anni vissuti dal pontefice certamente in una condizione fisica altamente debilitata offuscare tutta un'esistenza vissuta invece in una invidiabile e rara (almeno in ambienti ecclesiastici...)  forma fisica? Oppure possono pochi giorni di afasia far dimenticare la sua voce forte e profetica? E che dire dei suoi studi filosofici e teologici? Chi scrive non parla per sentito dire ma ha sperimentato da vicino ed in prima persona la sua indubbia santità e la sua straordinaria lucidità.  Come è noto ai miei amici di vecchia data (e a qualche prelato a cui ho dato la mia testimonianza nells fase della raccolta degli eventi straordinari che, piaccia o no, sono necessari per queste cause), devo il mio ritorno alla fede a questo santo Papa. Devo a lui il risveglio del seme del battesimo e dei sacramenti dell'iniziazione cristiana che avevo ricevuto da ragazza come tutti ma che erano come morti, o per lo meno sembravano tali e iniziavano a mandare già cattivo odore, come Lazzaro nelle sue bende. Come è successo?  Poiché le mie giornate erano troppo piene di tante cose, si è fatto spazio nei miei sogni, a lungo per anni e, notare, avevo smesso anche di andare a Messa e di pregare ovviamente. Certamente esiste una perfetta pedagogia divina e il Signore ha scelto Giovanni Paolo II per ricondurmi a sé perché c'erano degli aspetti della sua personalità che mi affascinavano, pur avendo in quegli anni idee assai confuse in fatto di morale e di scelte di vita. Però le religioni, tutte mi appassionavano mi piaceva studiarle. Diciamo che ho iniziato a leggere le encicliche di Giovanni Paolo II ed alcuni suoi testi così come leggevo i miei autori preferiti. Ero certa che se quel Papa compariva così spesso nei miei sogni con dei segni e degli insegnamenti semplici ma straordinariamente efficaci, un motivo ci doveva essere... non avendo io una vita né monotona né vuota. Ho capitolato all'Amore di Dio che mi ha infine catturata nel 1995. Ecco perché ho sempre considerato Giovanni Paolo II il mio Mosè.  Colui di cui la bontà divina ha voluto servirsi per tirarmi fuori dall'Egitto. (Continua)

M.L.A.

mercoledì 12 marzo 2014

Consigli x blog

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giovedì 6 marzo 2014

La grande bellezza

Sì, è un Oscar meritato quello del film di Paolo Sorrentino, "La grande bellezza". Va assaporato possibilmente senza interruzioni pubblicitarie, perché il film ha un suo proprio ritmo e non solo una ottima colonna sonora. È bello e piace perché vero, non stupisce che il regista sia anche autore e sceneggiatore...c'è un pizzico di Fellini, ma anche di D'Annunzio. Il protagonista si muove come una reincarnazione di Andrea Sperelli nei medesimi splendidi palazzi romani e negli stessi generi di  amori sfuggenti e senza impegno. Come un nuovo Des Esseintes gusta e fa gustare allo spettatore estetiche  ricercatezze. Ma tra una festa e l'altra, tra un bicchiere e l'altro, tra un amplesso e l'altro, fa capolino in più punti del film la Roma sacra, la città eterna, così come la stessa colonna sonora passa dai ritmi sincopati della tecno alle voci angeliche di repertori sacri. Ma l'effetto non è dissacrante, c'è un pizzico di critica ad un genere di clero mondanizzato che nell'epoca di Papa Francesco sembra essere in via di estinzione...e che lo stesso Pontefice non perde occasioni per bacchettare. Poi c'è la Santa, una vera santa, omaggiata dai rappresentanti di diverse religioni. Chi ha vissuto a Roma in certi anni, come chi scrive, avrà certamente ricordato un pochino Madre Teresa di Calcutta nelle sue visite romane. La Santa di Sorrentino è ancora più estrema, si ciba di radici, dorme per terra e non parla quasi, se non per dire che chi sceglie la povertà deve viverla e non parlarne! E questa battuta rimanda al celebre passo di Mt5,5, dove si proclamano beati i poveri di spirito. Ma non credo che la Santa rischi di sembrare una caricatura, neanche quando si trascina sulla Scala Santa. Lei, così eterea e disincarnata tanto da non toccare quasi il pavimento, è invece ben radicata sulla terra. Il contrasto con il mondo del personaggio stupendamente interpretato da Servillo è estremo: quelle creature, per quanto disperatamente aggrappate alle realtà terrene, come ombre infernali di dantesca memoria, sono molto più inconsistenti ed evanescenti di lei. Il rimedio, per quel genere di patologie spirituali, non potrà che partire da un ritorno alle radici...
Dove ha abbondato la colpa ha sovrabbondato la grazia, direbbe S. Paolo, emblema di tutte le grandi conversioni. Ma il film non ci fa capire se Gambardella cambia vita, certo è che ritorna nei suoi luoghi di origine e dei suoi primi amori, così come aveva fatto prima di lui il personaggio interpretato da Verdone.

giovedì 27 febbraio 2014

Sulla spontaneità

L'uomo è l'essere della riflessione, secondo il filosofo Spaemann, avendo perduto la sua innocenza iniziale, non può recuperarla rivendicando quella spontaneità che si perde proprio nell'atto stesso di rivendicarla. Piuttosto possiamo riguadagnarcela se riflettiamo sul come, se è vero che l'amore non è mai "peccato", lo è violare una persona umana, venir meno alla fedeltà, infrangere una promessa. Quando sentiamo dire, sottolinea ancora Spaemann,  "sono fatto così, mi devi accettare come sono" è un'impertinenza. Dio, solo lui può accettarci come siamo. Altrimenti non esisterebbe più il perdono. Questa difficile arte, dice il filosofo,  non è dire a chi mi ha fatto un torto "Be' sei fatto così", ciò è l'opposto del perdono. Quindi il perdonare non significa lasciare che l'altro rimanga un vigliacco, un bugiardo,  un traditore,  ma gli permette di evolvere nel suo essere e ricominciare da capo. Questo è molto evidente quando si sperimenta il perdono e la misericordia di Dio. Non si può più essere come prima... Ogni episodio di autentica conversione, dai casi celebri a quelle avvenute nel nascondimento, lo testimoniano. D'altronde,  la missione di Gesù,  così come è narrata  nel Vangelo, non inizia con le parole: "Dio vi accetta così vome siete" ma con l'invito a cambiare "Pentitevi, siate diversi da ciò che siete ora". Nel rito ormai prossimo delle Ceneri, che inaugura il periodo quaresimale, questa espressione verrà ripetuta per ogni membro dell'assemblea...Senza la consapevolezza di essere un mucchietto di polvere e il desiderio autentico del cambiamento non vi sarà la gioia pasquale della resurrezione!  Secondo la tradizione che ancora alcuni rispettano, le ceneri che cospargeranno il capo dei fedeli nella celebrazione liturgica, è ottenuta dai rametti di ulivo avanzati dalla Domenica delle Palme. Dalle palme e dagli ulivi si ricava l'olio. Quel triste mucchietto grigio con il quale veniamo segnati si tramuterà in olio di letizia.

martedì 25 febbraio 2014

A proposito di adulterio

"Chi guarda una donna per desiderarla ha già commesso adulterio" dice il Vangelo. È stato letto due Domeniche addietro e, quasi in concomitanza, ho trovato questa interpretazione riportata dal filosofo R. Spaemann. Si fa notare come non si dice "chi guarda una donna e la desidera" ma "chi guarda una donna 'per' desiderarla". È in questo "per" che la persona guardata non è più l'oggetto dell'amor concupiscentiae; è il desiderio stesso a diventare il fine e la persona desiderata diviene soltanto il mezzo per sperimentare il desiderio. È adulterio anche se si tratta della propria moglie...

martedì 15 ottobre 2013

S. TERESA

"...l'anima è certissima che, dentro di lei, abita Cristo, come una muta presenza nel buio. Poi crede di essere trasportata all'improvviso nella parte superiore di sé stessa, o di venire rapita sulle ali possenti dell'Acquila divina, mentre il corpo resta in basso, vuoto, come una spoglia spettrale. Non è ancora in cielo e non è più in terra: prova una dolcezza infinita - ma anche la solitudine, la lontananza da tutti gli esseri umani e da Dio, l'angoscia del deserto, il desiderio di morire; le sembra di essere crocifissa tra la terra e il cielo."  (Pietro Citati, Ritratti di donne, Rizzoli 1992)

mercoledì 11 settembre 2013

Papa Francesco e i rifugiati

http://www.vatican.va/holy_father/francesco/speeches/2013/september/documents/papa-francesco_20130910_centro-astalli_it.html?utm_medium=twitter&utm_source=twitterfeed

venerdì 6 settembre 2013

venerdì 30 agosto 2013

La Terra è un pianeta di periferia

Siamo il terzo pianeta vicino al Sole, quest'ultimo fa parte della periferia della nostra galassia. In pratica ci separano 28.000 anni luce dal centro galattico.  La nostra è una tra cento miliardi di galassie e ognuna di queste è composta di miliardi di stelle e di pianeti. Siamo proprio piccoli piccoli e siamo (tutti) gente di periferia.

martedì 6 agosto 2013

La piaga della povertà

Qualche pensiero in sintesi dell'intervento di Mons. Chullikatt, Osservatore Permanente della Santa Sede presso l'ONU, 18 aprile,  New York.
(...) La povertà è un circolo vizioso di cui l'esclusione è sia la causa che la conseguenza. La povertà deriva dell'esclusione di persone e comunità dalla partecipazione alla vita economica, sociale, politica e culturale delle società nelle quali vivono, non potendo sviluppare le proprie capacità e vengono negate loro le necessarie opportunità per provvedere a se stesse, alle loro famiglie e alle loro comunità.  Ma la loro esclusione di fatto impoverisce l'intera famiglia umana: il potenziale contributo dei poveri alla collettività va perso...beni e servizi irrealizzati, prospettive politiche e valori sopiti, arte, racconti, canti per la storia umana collettiva che non vengono composti. Escludere i poveri significa negare loro la partecipazione alla vita della famiglia umana, alle sue speranze e ai suoi sogni, nei suoi successi e nelle sue realizzazioni. Tutto ciò è radicato nella nostra comune umanità e nessun paese, popolo, cultura o casta può pretenderne la proprietà esclusiva. "Ogni persona ha, in virtù della sua appartenenza alla famiglia umana, il diritto per nascita di beneficiare di questa eredità comune, nonché il diritto e il dovere di contribuire a rendere più ricco tale immenso lascito"

***
Se questo non avviene è a causa dell'egoismo ma non solo: c'è sempre la paura che qualcuno ci derubi di qualcosa a volte anche di un certo ruolo conquistato con fatica nella società.  È un falso problema, questo nostro mondo non è come una barca che ha un numero limitato di posti...chi non riesce a salirci a bordo può tranquillamente annegare. Ma  se cominciassimo ad avere una mentalità meno competitiva, sin dagli ambienti scolastici, molto cambierebbe... Se ai ragazzi si insegnasse a vedere l'altro come qualcuno che ci arricchisce e non come chi ci potrebbe derubare, qualcosa cambierebbe.  È necessario vedere anzi educare a vedere come ognuno sia una specie di strumento musicale che può eseguire una musica originale, solo sua...che nessun'altro può eseguire, oppure che nessun'altro può eseguire meglio di lui. Dal più piccolo compito a quello di maggior responsabilità.  Se siamo quaggiù siamo tutti necessari e nessuno è superfluo! (MLA)

lunedì 22 luglio 2013

La pace e gli arcobaleni

Lo scorso 7 giugno, mons. Silvano Tomasi, osservatore della Santa Sede presso l'ONU, si è espresso in questo modo in occasione della XXIII sessione del Consiglio dei Diritti dell'uomo. Espongo una sintesi del suo intervento. La pace è uno de desideri più profondi del cuore umano per cui è un diritto di cui ogni persona dovrebbe beneficiare. Senza pace non è possibile alcun sviluppo quindi è anche la condizione che rende possibili tutti gli altri diritti. Solo la realizzazione dei diritti fondamentali porta ad una vera pace fondata su libertà,  giustizia e fraternità. Tra pace e diritti dell'uomo c'è stretta connessione come traspare dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e dalla Carta delle Nazioni Unite. La pace infatti non è solo l'assenza di guerra ma qualcosa che si costruisce giorno per giorno in famiglia, a scuola, nella società altrimenti diventa un miraggio per menti ingenue. Chi si illude di fondarla sulla forza o sull'equilibrio di forze si illude. Lo dimostra la storia del XX secolo o i conflitti dei nostri giorni. La pace non si impone con ammassi di armi e non è condizionata da una più o meno presunta forza militare. La pace ha un altro nome che è sviluppo. Costruisce pace chi costruisce e migliora scuole e strutture sanitarie. La famiglia umana è più che mai interdipendente e la pace e la sicurezza degli uni non esistono senza quella degli altri. Inoltre il contrario della pace non è tanto la guerra quanto la paura. Essa è l'elemento che condiziona negativamente paesi poveri e ricchi
 Mentre la guerra è il fallimento dell'umano, l'illusione che sia possibile  costruire una società migliore infliggendo sofferenza al prossimo. Ma nessuno rimane indenne dopo una guerra,  neanche il vincitore. La pace è meno vistosa ma più rispettosa solo la non-violenza come dottrina e come metodo, come esempi storici moderni ci insegnano, è il cammino più appropriato per una vera riconciliazione e mediazione per il bene comune ed una pace duratura.

***

Qui ognuno di noi senza essere diplomatico o ambasciatore può fare la sua... Non basta sventolare bandiere arcobaleno se non si ha un cuore pacificato. La pace nasce dal nostro cuore non da altro. Un cuore in pace vibra armonie di pace e riconcilia il mondo anche senza manifestazioni e sventolii di bandiere. Un cuore riconciliato ha accettato tutta la sua miseria e si adopera per la pace perché è in pace e non viceversa...

giovedì 28 febbraio 2013

Grazie Santitá !

Ci siamo tutti dissetati abbondantemente alla fonte della sua gustosissima sapienza...ma senza ancora saziarci. Attendiamo ancora certi che nel nascondimento l'albero non cesserà di mettere radici in basso e di fruttificare in alto. La nostra preghiera sarà comunque e sempre con Lei.

martedì 22 gennaio 2013

Maschile e Femminile

 
                                   (nell'immagine "Maschile e Femminile", MLA)

January 21, 2013, Monday -- Pope warns of "technological prometheanism"
"I will stand at my watch and station myself on the ramparts." —Habakkuk 2:1
Dear friends,
I don't quite know how to say this, so I'll just be blunt: Pope Benedict is saying incredible things, yet no one seems to be listening.
He did it again on Saturday, two days ago.
Benedict is "standing watch on the ramparts" of our once-Christian society, and raising an alarm about terrible dangers he sees for humanity, but he is being, for the most part, ignored.
His words, in an age filled with noise, are uttered with passion and eloquence, but fall, echo-less, into the cracks of silence between the major tv networks, which never give space on their programs to his words.
He should not be ignored. He is saying things worth taking very seriously indeed.
The Danger of "Gender Freedom" and the Need for Christian Unity
There are two main points he made in the past two days:
(1) on Saturday he spoke about the new philosophy of "gender" which views being a man or a woman as a totally changeable, individual choice; and he said this very "politically correct" theory, supported by so many in positions of power and influence today, presents a grave danger to humanity;
(2) on Friday and on Sunday (yesterday, at his noon Angelus address), he said that Christians must be more unified, that their divisions are a cause of scandal (precisely as we have been saying as we have launched our new Foundation, which I still would ask you to consider joining).
In a sense, these are the pre-eminent themes of this phase of Benedict's pontificate: the reductionist new theory of gender as a choice, and the need for greater unity among Christians.
Why is Benedict hammering away at the issue of gender?
To put it bluntly: because he is frightened by the consequences for the human race that he sees on the horizon if this theory is not re-thought.
Ideas have consequences, and he believes strongly that the consequences of these "gender" ideas will be disastrous for mankind.
Like a watchman on the city walls, he is looking out, and he is seeing disaster approaching.
What disaster, precisely, does he see?
Benedict first refers to ideologies from past centuries which have brought much misery to man, referring to nationalism, National Socialism, Communism and also "unbridled capitalism":
"In recent centuries, the ideologies which celebrated the cult of the nation, race, social class proved to be true idolatry, and the same can be said of unbridled capitalism with its cult of profit, with the resulting crisis, inequality and poverty," he said.
But then he turned to a new "ideology," the new theory of human "gender" as something not given, but chosen.
The danger, he says, includes that of a "technological prometheanism."
The Danger of a "Technological Prometheanism"
Now, what does Benedict mean by this phrase?
What he means is that modern science, with its great and increasing technological power, together with a "Promethean" attitude toward all limits, may lead us to terrible problems.
It is a dense, unusual phrase for a Pope, a phrase with no basis in Scripture (because Prometheus, of course, is not a character in Scripture, but a character of Greek myth).
Nevertheless, despite its newness and difficulty of interpretation, this may come to be seen as a "signature phrase" for this Pope, and for his diagnosis of our present predicament.
So what does Benedict mean when he warns of "technological prometheanism"?
Scientific Knowledge and Spiritual Knowledge
In the Western classical tradition, the Greek mythological character Prometheus, who stole fire from heaven to give to mankind and then was punished for his theft by Zeus and bound forever to a mountaintop in the Caucasus by unbreakable chains, became a figure who represented human striving, particularly the quest for scientific knowledge.
Over time, and especially in the Romantic era, Prometheus was seen as the archetype of the lone genius whose efforts to improve human existence also could result in tragedy.
This is why British novelist Mary Shelley chose as the subtitle for her novel Frankenstein (1818) "The Modern Prometheus" -- because there is a certain equivalence here between Prometheus and... Dr. Frankenstein.
The "modern Prometheus" is, in this sense, Shelley's Dr. Frankenstein, who tries to go beyond the bounds of nature to create a creature different from any ever created by God -- and ends up creating his monster: Frankenstein's monster.

In the 1700s and 1800s, Prometheus came to be seen as the rebel who resisted all forms of institutional tyranny, epitomized by the pagan High God, Zeus — the Church, the monarch, patriarchal society.
Indeed, the Romantics drew comparisons between the Greek Prometheus and the spirit of the French Revolution... and between Prometheus and the Satan of John Milton's Paradise Lost.
Yes, in this, restricted analogy, Prometheus, to be Promethean, was to be Satanic, Luciferian.
In short, Prometheus was the one who, rebelling against God, went beyond all the bounds set by God, seeking limitless freedom.
It is striking, however, that many of us (perhaps all of us?), have a certain sympathy for Prometheus. As the person who desires to surpass all limits in a search for total freedom, he seems, somehow, admirable. Because most humans, perhaps all humans, wish to be as free as possible; freedom is something desirable, something good; its antithesis, slavery, something abhorrent, something evil.
But, as Christ said, "the truth shall set you free" -- the difficulty is to grasp, to comprehend, the truth. For humans, our wonderful intellects darkened by passion and sin, to seek, to find, to grasp, to embrace the truth is often a difficult task, filled with pitfalls. We often do not know our own truth. And this can mean that, in a desire to be free, we embrace false paths, untrue paths, that lead us to sorrow.

And that is precisely what Benedict warned on Saturday.
The danger is that we have an untrue anthropology, and so an untrue understanding of what it means to be human, and so also of... what it means to be free.

“From the union between a materialistic view of man and the great development of technology an anthropology that is essentially atheist has emerged," Benedict said (emphasis added). "It presupposes that the man is reduced to autonomous functions, the mind to the brain, human history to a destiny of self-realization.”
Here Benedict is warning about reductionism ("the man is reduced...").
Reductionism is always in some sense "untrue" because it "reduces" the complexity of phenomena in order to "simplify" and so "comprehend" the phenomena.
It may seem as if the mind may be reduced to the brain, to the cells, to the electronic pulses of cells, it may seem that we can trace one emotion to the front of the brain and another to the back, but will the dissection of every single brain cell -- Benedict is asking -- ever finally locate "me"?
There is something in personhood which trascends, which cannot be reduced to, the material.
But, our modern "science" (which is reductionist) denies that it cannot find "the person." It says we simply haven't yet the tools to go into every cell, to discover those cells where "the person" is hidden. Our "science" (and the Pope in a moment will call this science "Promethean") mock a man as a stubborn know-nothing if he claims he in his essence is somehow not material; that, science says, is to be excluded, for all things are material...
(This is what it means to live in an age when the dominant ideology is materialism.)
The Pope goes on:

“In the perspective of a man deprived of his soul and therefore a personal relationship with the Creator, what is technically possible becomes licit, each experiment is acceptable, any population policy permitted, any manipulation legitimized. The most dangerous pitfall of this line of thinking is in fact the absolute good of man: man wants to be ab-solutus, freed from every bond and every natural constitution.”
These words are stunningly powerful. Benedict is saying that it is when man wishes to be "absolute" (without God, without anyone telling him anything at all) that he finds himself at a total dead end and faces loneliness and... despair.

This, he said, “is a radical negation of man’s created and filial being, which results in a dramatic solitude.”
And Benedict warned “we must never close our eyes to these serious ideologies… It is in fact a negative pitfall for man, even if disguised by good sentiment in the name of an alleged progress, or alleged rights, or an alleged humanism.”
These are just a few reflections, offered as a possible help to readers of the Pope's words. His words are so dense and rich that they deserve many more pages of reflection. But here is what the Pope said. I will let his words speak for themselves.

Da: MoynihanReport@gmail.com - 21 gennaio 2013

giovedì 6 dicembre 2012

In S.Pietro il presepe dalla Basilicata

PRESEPE REGIONE BASILICATA IN PIAZZA SAN PIETRO
 In occasione del prossimo Santo Natale Il tradizionale presepe che si allestisce ogni anno in Piazza San Pietro sarà donato quest'anno dalla Regione Basilicata.
Il presepe, costituito da oltre 100 statuine realizzate in terracotta. è opera del Maestro Francesco Artese, considerato tra i più importanti rappresentanti della scuola presepistica meridionale. La peculiarità di Artese risiede proprio nella rivisitazione in chiave artistica di uno spaccato del paesaggio dei Sassi di Matera e nella messa in scena della vita quotidiana della civiltà contadina. Il presepe di Piazza San Pietro riprodurrà la morfologia di un territorio che richiama molto i luoghi della Terra Santa.
Il paesaggio lucano è - si legge in una nota informativa - "impreziosito dall'opera di religiosi che scegliendo di vivere in quel contesto trasformarono quei luoghi in un'umana dimora ricolma di sacralità edificando ben centocinquantaquattro chiese rupestri, monasteri e santuari che dall'Alto Medioevo al XIX secolo delineano l'identità di una vasta area oggi considerata "Patrimonio Mondiale dell'Umanità".
L'intera scenografia del Presepe in Piazza San Pietro "pur ispirandosi a un genere iconografico tradizionale, è definita da elementi che riproducono le architetture e i luoghi tipici del paesaggio lucano. All'interno dello scenario, sono riconoscibili la Chiesa rupestre Convicinio di Sant'Antonio e quella di San Nicola dei Greci. In alto, tra la miriade di tetti delle case accavallate, spicca il campanile di San Pietro Barisano. L'ambiente umano è quello dell'antica civiltà contadina lucana (...). Le statuine (...) realizzate interamente in terracotta, sono rivestite con abiti di stoffa inamidata fatti a mano e ispirati ai costumi tipici dei contadini lucani di un tempo. (...) Scelta dell'artista è stata quella di vestire la Sacra Famiglia con i costumi della tradizione classica".
Come consuetudine l'allestimento del Presepe è curato dai Servizi Tecnici del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano.  (VIS).