venerdì 8 ottobre 2010

U2: In the name of love


U2, canzoni nel nome dell'amore: alla Sapienza dibattito sulla band
Il critico musicale Andrea Morandi e il giornalista Gino Castaldo protagonisti dell'incontro promosso da un gruppo di studenti e dal cappellano padre D'Adamo di Marta Rovagna.

Aria elettrizzata, luci soffuse e una sala gremita di giovani: è iniziata così la serata (il 7 ottobre) dedicata agli U2 all'Università La Sapienza, alla vigilia del concerto della band irlandese allo Stadio Olimpico. Ad aprire l'evento sono stati i “Lemon”, che hanno suonato due pezzi acustici del gruppo di Bono, prima di lasciare spazio al dibattito tra Gino Castaldo, giornalista de la Repubblica, e Andrea Morandi, autore del recente volume "U2. The name of love", dedicato a uno studio sui testi delle canzoni del gruppo in relazione alla Bibbia.

L'evento si è tenuto nella sala sottostante la cappella universitaria ed è stato ispirato proprio dal volume di Morandi, inedito nel suo accostamento tra Sacra Scrittura e testi degli U2. «I testi della band irlandese – ha spiegato padre Vincenzo D'Adamo, cappellano della Sapienza e organizzatore, con gli studenti, dell'evento – fanno emergere dei grandi valori, ci sono riferimenti continui al vangelo di San Giovanni, ai salmi, al Magnificat».

E i brani della band di Bono, che parlano di eternità, sono stati e sono fino ad oggi una delle principali colonne sonore della vita di migliaia di fan: «Il popolo degli U2 – ha raccontato Morandi – attraversa le generazioni, le loro parole, i loro testi sono uno specchio per ognuno di noi». La platea è d'accordo e applaude: da chi è nato negli anni '70 e ricorda i primi album della band a chi è della classe 1991 e sente comunque un'appartenenza forte al messaggio e alla musica dell'intramontabile gruppo. «L'ultimo vero gruppo del grande rock degli anni '60 e '70 – ha ricordato Castaldo – che ha in sé una forza che non deriva solo dall'enorme impero che hanno messo in piedi e che li ha resi plurimiliardari, ma anche da una volontà di esserci e di essere assieme, nonostante tutte le difficoltà, le incomprensioni e i litigi che pure hanno vissuto in questi quasi 40 anni di attività».

Nel corso del dibattito è stato affrontato anche l'impegno civile e sociale di Bono e della sua band: «Le canzoni degli U2 sono sempre denuncia e affondano molto spesso le loro radici nell'attualità, – ha sottolineato l'autore del volume “U2 the name of love” – ascoltarli è come leggere un editoriale e vedere come i loro testi sono diventati azioni, e sono entrati nella storia». La grande forza della band irlandese, per Morandi, è proprio questa: «Averci fatto digerire, nel corso del tempo, qualsiasi evento. In questo Bono è un fuoriclasse, ha un livello di comunicazione fuori dalla norma, è potentissimo».

“In nome dell'amore” si intitola il volume, ma di quale amore si parla nei testi degli U2? Per l'autore del testo le forme sono tante: «Si va da quello filiale a quello paterno a quello per una donna, ma in ultima analisi per loro, per il gruppo l'amore è, e continua ad essere, quello per il proprio pubblico, ai quali si sono sempre dati con una passione totale». E per i quali sono stati sempre pronti a rischiare: «Cambiando generi musicali – ha spiegato Morandi – rimettendosi sempre in gioco, andando avanti sempre». Ed è con loro quindi che si ricrea, anno dopo anno una magia, che rende lo stadio come il tempio di una religione: «Noi tutti, uniti ad ascoltare una musica che ci unisce e non ci divide – ha concluso Castaldo – partecipiamo ad un rito, una preghiera “laica” che celebra la bellezza della dignità umana».

(Da www.romasette.it )

Discorso di Benedetto XVI ai giornalisti cattolici

Cari fratelli nell'episcopato,

illustri Signore e Signori!

Vi accolgo con gioia al termine delle quattro giornate di intenso lavoro promosse dal Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali e dedicate alla stampa cattolica. Saluto cordialmente tutti voi - provenienti da 85 Paesi -, che operate nei quotidiani, nei settimanali o in altri periodici e nei siti internet. Saluto il Presidente del Dicastero, l’Arcivescovo Claudio Maria Celli, che ringrazio per essersi fatto interprete dei sentimenti di tutti, come pure i Segretari, il Sottosegretario, tutti gli Officiali ed il Personale. Sono lieto di potervi rivolgere una parola di incoraggiamento a continuare, con rinnovate motivazioni, nel vostro importante e qualificato impegno.

Il mondo dei media è attraversato da una profonda trasformazione anche al proprio interno. Lo sviluppo delle nuove tecnologie e, in particolare, la diffusa multimedialità, sembra porre in discussione il ruolo dei mezzi più tradizionali e consolidati. Opportunamente il vostro Congresso si sofferma a considerare il ruolo peculiare della stampa cattolica. Un’attenta riflessione su questo campo, infatti, fa emergere due particolari aspetti: da un lato la specificità del mezzo, la stampa, e cioè la parola scritta e la sua attualità ed efficacia, in una società che ha visto moltiplicarsi antenne, parabole e satelliti, divenuti quasi gli emblemi di un nuovo modo di comunicare nell’era della globalizzazione. Dall’altro lato, la connotazione "cattolica", con la responsabilità che ne deriva di esservi fedeli in modo esplicito e sostanziale, attraverso il quotidiano impegno di percorrere la strada maestra della verità.

La ricerca della verità dev’essere perseguita dai giornalisti cattolici con mente e cuore appassionati, ma anche con la professionalità di operatori competenti e dotati di mezzi adeguati ed efficaci. Ciò risulta ancora più importante nell’attuale momento storico, che chiede alla figura stessa del giornalista, quale mediatore dei flussi di informazione, di compiere un profondo mutamento. Oggi, ad esempio, nella comunicazione ha un peso sempre maggiore il mondo dell’immagine con lo sviluppo di sempre nuove tecnologie; ma se da una parte tutto ciò comporta indubbi aspetti positivi, dall’altra l’immagine può anche diventare indipendente dal reale, può dare vita ad un mondo virtuale, con varie conseguenze, la prima delle quali è il rischio dell’indifferenza nei confronti del vero. Infatti, le nuove tecnologie, assieme ai progressi che portano, possono rendere interscambiabili il vero e il falso, possono indurre a confondere il reale con il virtuale. Inoltre, la ripresa di un evento, lieto o triste, può essere consumata come spettacolo e non come occasione di riflessione. La ricerca delle vie per un’autentica promozione dell’uomo passa allora in secondo piano, perché l’evento viene presentato principalmente per suscitare emozioni. Questi aspetti suonano come campanello d’allarme: invitano a considerare il pericolo che il virtuale allontani dalla realtà e non stimoli alla ricerca del vero, della verità.

In tale contesto, la stampa cattolica è chiamata, in modo nuovo, ad esprimere fino in fondo le sue potenzialità e a dare ragione giorno per giorno della sua irrinunciabile missione. La Chiesa dispone di un elemento facilitante, dal momento che la fede cristiana ha in comune con la comunicazione una struttura fondamentale: il fatto che il mezzo ed il messaggio coincidono; infatti il Figlio di Dio, il Verbo incarnato, è, allo stesso tempo, messaggio di salvezza e mezzo attraverso il quale la salvezza si realizza. E questo non è un semplice concetto, ma una realtà accessibile a tutti, anche a quanti, pur vivendo da protagonisti nella complessità del mondo, sono capaci di conservare l’onestà intellettuale propria dei "piccoli" del Vangelo. Inoltre, la Chiesa, Corpo mistico di Cristo, presente contemporaneamente ovunque, alimenta la capacità di rapporti più fraterni e più umani, ponendosi come luogo di comunione tra i credenti e insieme come segno e strumento della vocazione di tutti alla comunione. La sua forza è Cristo, e nel suo nome essa "insegue" l’uomo sulle strade del mondo per salvarlo dal "mysterium iniquitatis", insidiosamente operante in esso. La stampa evoca in maniera più diretta, rispetto ad ogni altro mezzo di comunicazione, il valore della parola scritta. La Parola di Dio è giunta agli uomini ed è stata tramandata anche a noi attraverso un libro, la Bibbia. La parola resta lo strumento fondamentale e, in un certo senso, costitutivo della comunicazione: essa viene utilizzata oggi sotto varie forme, e anche nella cosiddetta "civiltà dell’immagine" conserva tutto intero il suo valore.

A partire da queste brevi considerazioni, appare evidente che la sfida comunicativa è, per la Chiesa e per quanti condividono la sua missione, molto impegnativa. I cristiani non possono ignorare la crisi di fede che è sopraggiunta nella società, o semplicemente confidare che il patrimonio di valori trasmesso lungo i secoli passati possa continuare ad ispirare e plasmare il futuro della famiglia umana. L’idea di vivere "come se Dio non esistesse" si è dimostrata deleteria: il mondo ha bisogno piuttosto di vivere "come se Dio esistesse", anche se non c’è la forza di credere, altrimenti esso produce solo un "umanesimo disumano".

Carissimi fratelli e sorelle, chi opera nei mezzi della comunicazione, se non vuole essere solo "un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna" (1Cor 13,1) - come direbbe san Paolo - deve avere forte in sé l’opzione di fondo che lo abilita a trattare le cose del mondo ponendo sempre Dio al vertice della scala dei valori. I tempi che stiamo vivendo, pur avendo un notevole carico di positività, perché i fili della storia sono nelle mani di Dio e il suo eterno disegno si svela sempre più, restano segnati anche da tante ombre. Il vostro compito, cari operatori della stampa cattolica, è quello di aiutare l’uomo contemporaneo ad orientarsi a Cristo, unico Salvatore, e a tenere accesa nel mondo la fiaccola della speranza, per vivere degnamente l’oggi e costruire adeguatamente il futuro. Per questo vi esorto a rinnovare costantemente la vostra scelta personale per Cristo, attingendo da quelle risorse spirituali che la mentalità mondana sottovaluta, mentre sono preziose, anzi, indispensabili. Cari amici, vi incoraggio a proseguire nel vostro non facile impegno e vi accompagno con la preghiera, perché lo Spirito Santo lo renda sempre proficuo. La mia benedizione, piena di affetto e di gratitudine, che volentieri imparto, vuole abbracciare voi qui presenti e quanti operano nella stampa cattolica in tutto il mondo.

giovedì 7 ottobre 2010

Congresso sul ruolo della stampa cattolica

Benedetto XVI ai giornalisti cattolici: Dio sia sempre al vertice dei vostri valori, testimoniate con passione la verità

Aiutate l’uomo contemporaneo ad orientarsi a Cristo: così, Benedetto XVI ai partecipanti al Congresso mondiale della Stampa Cattolica, ricevuti stamani in udienza in Vaticano. Il Pontefice ha spronato i giornalisti cattolici a porre sempre Dio al vertice dei propri valori e a testimoniare la verità con passione e competenza. Il Papa ha inoltre messo in guardia dal rischio della confusione del reale con il virtuale, che può essere favorita dalle nuove tecnologie della comunicazione. L’indirizzo d’omaggio è stato rivolto dall’arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del dicastero delle Comunicazioni Sociali, che ha organizzato il Congresso a cui hanno preso parte operatori della comunicazione provenienti da 85 Paesi.

Ponete sempre Dio “al vertice della scala dei valori”: è la vibrante esortazione di Benedetto XVI agli operatori dei media cattolici, chiamati a testimoniare la verità in tempi “segnati anche da tante ombre”:

“Il vostro compito, cari operatori della stampa cattolica, è quello di aiutare l’uomo contemporaneo ad orientarsi a Cristo, unico Salvatore, e a tenere accesa nel mondo la fiaccola della speranza, per vivere degnamente l’oggi e costruire adeguatamente il futuro. Per questo vi esorto a rinnovare costantemente la vostra scelta personale per Cristo, attingendo da quelle risorse spirituali che la mentalità mondana sottovaluta, mentre sono preziose, anzi, indispensabili”.

Il Papa ha ribadito che, anche di fronte alle attuali trasformazioni profonde nel mondo della comunicazione, la stampa cattolica deve quotidianamente impegnarsi a “percorrere la strada maestra della verità”:

“La ricerca della verità dev’essere perseguita dai giornalisti cattolici con mente e cuore appassionati, ma anche con la professionalità di operatori competenti e dotati di mezzi adeguati ed efficaci. Ciò risulta ancora più importante nell’attuale momento storico, che chiede alla figura stessa del giornalista, quale mediatore dei flussi di informazione, di compiere un profondo mutamento”.

Si è quindi soffermato sul peso sempre maggiore che l’immagine ha nel mondo della comunicazione. L’immagine, ha constatato, “può anche diventare indipendente dal reale, può dare vita ad un mondo virtuale, con varie conseguenze, la prima delle quali è il rischio dell’indifferenza nei confronti del vero”. Ed ha sottolineato che “le nuove tecnologie, assieme ai progressi che portano, possono rendere interscambiabili il vero e il falso, possono indurre a confondere il reale con il virtuale”:

“La ripresa di un evento, lieto o triste, può essere consumata come spettacolo e non come occasione di riflessione. La ricerca delle vie per un’autentica promozione dell’uomo passa allora in secondo piano, perché l’evento viene presentato principalmente per suscitare emozioni. Questi aspetti suonano come campanello d’allarme: invitano a considerare il pericolo che il virtuale allontani dalla realtà e non stimoli alla ricerca del vero, della verità”.

In tale contesto, dunque, la stampa cattolica è chiamata “in modo nuovo, ad esprimere fino in fondo le sue potenzialità e a dare ragione” della sua irrinunciabile missione. Ha così affermato che per la Chiesa “il mezzo e il messaggio coincidono”: il Figlio di Dio è infatti, allo stesso tempo, “messaggio di salvezza e mezzo attraverso il quale la salvezza si realizza”. E’ una realtà, ha detto, “accessibile a tutti” anche a quanti, “pur vivendo da protagonisti nella complessità del mondo, sono capaci di conservare l’onestà intellettuale propria dei ‘piccoli’ del Vangelo”: Ha infine ribadito quanto, per la Chiesa, sia oggi impegnativa la sfida della comunicazione:

“I cristiani non possono ignorare la crisi di fede che è sopraggiunta nella società, o semplicemente confidare che il patrimonio di valori trasmesso lungo i secoli passati possa continuare ad ispirare e plasmare il futuro della famiglia umana. L’idea di vivere “come se Dio non esistesse” si è dimostrata deleteria: il mondo ha bisogno piuttosto di vivere “come se Dio esistesse”, anche se non c’è la forza di credere, altrimenti esso produce solo un “umanesimo disumano”.

(A. Gisotti per la Radio Vaticana)

Tesori e gioielli


TRE SECOLI DI GIOIELLERIA FRANCESE
Da non perdere a Valenza (Al) presso la Villa Museo Scalcabarozzi l'esposizione di tesori e gioielli della collezione petit Palais di Parigi, questa antica dimora della corporazione degli orafi-gioiellieri di Valenza ospita un omaggio alla corporazione degli orafi gioiellieri parigini.
Nel XVII secolo l'alta gioielleria francese spicca il volo, alcune stampe di Gilles permettono di scoprire questi esordi, scopriamo inoltre i gioielli e gli oggetti preziosi del XVIII secolo attraverso le stampe di Pouget. A quel tempo i gioiellieri francesi regnano sull'Europa intera grazie all'esportazione delle loro creazioni, ai loro spostamenti così come alla diffusione dei loro disegni attraverso le incisioni. Questo prestigio internazionale si è perpetuato durante tutto il XIX secolo e buona parte del XX. Se ancora oggi tutti conoscono le Maison Boucheron, Cartier, Lalique, Van Cleef et Arpels, molti ignorano i nomi e le opere di altri grandi maestri gioiellieri purtroppo scomparsi come Crouzet, Baugrand, Wièse, Fannières, Philippi, Mellerio, Falize, Fontenay, Vever, Fouquet, Lacloche [...]
Sono tre secoli di gioielleria francese dal 1660 al 1950 che si offrono all'ammirazione del pubblico attraverso l'esposizione di più di duecento opere, anche dei disegni che sono l'anima di queste creazioni di luce e di raffinatissima eleganza.
Tra lo splendore di diamanti, oro e metalli preziosi si rivive l’evoluzione dell’arte gioielliera che segue il mutare degli stili, del gusto e della raffinatezza che si modificavano parallelamente al corso del periodo storico in cui venivano progettati.
L’esposizione, a cura di Martine Chazal, prende in analisi le varie epoche in cui quest’arte si è affermata, a partire dalla metà del 1600 con le acqueforti di Gille L’Egaré per passare, nel secolo successivo, alle creazioni di Jean-Henry Pouget, i cui gioielli abbellivano i décolleté delle dame della corte di Luigi XV. Dalla sezione che ripercorre l’età napoleonica si giunge alla fervida creatività di Simon Petiteu (1782-1860), di cui viene presentato uno splendido bracciale. Particolarmente interessante è la sezione dedicata al periodo dell’art nouveau con personalità che hanno deciso la storia del gioiello negli anni futuri, da Boucheron a Lalique, da Fouquet a Jacqueau attraverso opere di incomparabile bellezza.

mercoledì 29 settembre 2010

Grazie Padre Andrea!


Nella primavera del 1999 mi trovano nello stato indiano del Kerala per un'esperienza di vita missionaria. Durante i primi giorni avevo molte difficoltà per la preghiera e le varie attività a causa del clima particolarmente caldo e umido. Nella piccola biblioteca del convento trovai un piccolo libro di Padre Andrea Gasparino sulla preghiera del cuore. Mi piacque tantissimo e mi fu di grande utilità in quei primi difficili giorni di adattamento climatico. Da allora in poi la preghiera interiore per me è divenuta "automatica". Grazie per questo e per tutto il resto!

(Agenzia Fides) – Nella notte tra domenica 26 e lunedì 27 settembre è morto don Andrea Gasparino, 87 anni, fondatore del Movimento Contemplativo Missionario P. de Foucauld, oggi presente in America, Asia, Africa ed Europa. Il primo nucleo dell’attuale Movimento nacque il 7 ottobre 1951, a Cuneo (Italia), quando il giovane sacerdote don Andrea Gasparino accolse 5 ragazzi rimasti senza casa e senza famiglia dopo la fine della II guerra mondiale (1940-1945). I ragazzi nel tempo aumentarono dando vita a quella che venne poi chiamata la Città dei Ragazzi. A don Andrea si unirono quindi un gruppo di volontari e poi le prime sorelle consacrate. L'importanza della preghiera diviene chiara e centrale, soprattutto di fronte alle molte situazioni di sofferenza dei ragazzi: l'adorazione eucaristica continua ha inizio l'11 febbraio 1959. Il desiderio di servire gli ultimi nei paesi più poveri si concretizza nel 1961, con la prima fondazione in Brasile, cui seguono le presenze missionarie in altri paesi di Asia, Africa ed Europa.
In ogni missione è centrale la preghiera, in particolare attraverso l'Eucaristia e l'adorazione eucaristica, e il condividere la vita dei poveri nelle loro baraccopoli. Nella seconda metà degli anni '60, appena viene a conoscenza degli scritti di Padre de Foucauld, la Comunità vi si trova in grande sintonia ed è per questo che oggi porta il suo nome. Contemporaneamente allo sviluppo delle missioni, la Comunità centrale di Cuneo si sviluppa come centro di spiritualità, con l’attività di scuole di preghiera e scuole della Parola rivolte a giovani e adulti. Nel 1990 la Santa Sede approva il “Movimento Contemplativo Missionario P. de Foucauld”, oggi presente in Africa (Madagascar, Kenya, Etiopia), Asia (Bangladesh, Corea, Hong Kong), America (Brasile), Europa (Russia, Albania), al servizio dei poveri, come bambini di strada, malati di lebbra e tubercolosi, carcerati, immigrati, persone sole o in difficoltà, curando la gestione di mense, scuole popolari, laboratori professionali.

(SL) (Agenzia Fides 28/09/2010)

Annunciazioni

Inaugurazione sabato 2 ottobre 2010 | ore 18.00 | a cura di cristiana collu, saretto cincinelli, alessandro sarri | casa masaccio e museo della basilica di santa maria delle grazie | san giovanni valdarno (ar)


Si apre al pubblico, sabato 2 ottobre, a San Giovanni Valdarno, la mostra L'EVENTO IMMOBILE. ANNUNCIAZIONI, che per la prima volta coinvolge due luoghi espositivi, Casa Masaccio e il Museo della Basilica di Santa Maria delle Grazie, dove è conservata l'Annunciazione del Beato Angelico.
Promossa da CASA MASACCIO arte contemporanea e dal Museo MAN di Nuoro, l'esposizione, a cura di Cristiana Collu, Saretto Cincinelli e Alessandro Sarri, si configura come la quarta edizione della rassegna con quarta edizione della mostra L'evento Immobile che cerca di indagare attraverso molteplici modalità un evento ambiguo, sfuggente, inclassificabile, che sta tra il movimento e la stasi, tra il prima e il dopo, il già e il non-ancora. Dopo le passate edizioni Contrattempi, Incantamenti, Lo sguardo ostinato: la mostra Annunciazioni (il plurale del termine non va sottovalutato) è il tentativo di declinare l'immobilità di un evento tramite il ricorso al topos pittorico dell'Annunciazione, tanto più tradizionale tanto più problematico e di difficile decriptazione in virtù della sua continua rielaborazione iconografica.
Nel corso dei secoli, la scena canonica dell'Annunciazione, è stata trattata pittoricamente, come una modalità di congiungimento fra la dimensione celeste e quella terrestre, un congiungimento che riposa su una invisibile sutura fra due mondi. Soprattutto durante il '400 e il '500 nella figurazione del tema gioca un ruolo essenziale la prospettiva. Contrariamente a quanto sostiene lo storico dell'arte Erwin Panofsky e secondo le interpretazioni di storici come Daniel Arasse e filosofi come Gerges Didi Hubermann, l'utilizzo della prospettiva sembra svolgere un ruolo decisamente diverso: la griglia prospettica è spesso utilizzata dai pittori del periodo per mostrare l'inadeguatezza di una visione razionale a manifestare l'incarnazione del divino nell'umano, dell'invisibile nel visibile, dell'immensità nella misura.

Le opere in mostra (video, fotografie, installazioni), la maggior parte inedite in Italia o site-specific, si misurano con il tema dell'Annunciazione non in maniera frontale e diretta ma tramite uno sguardo obliquo che nel luogo del confronto pare dissolversi, ritrarsi. Se infatti escludiamo il riferimento esplicito di Serge Domingie all'Annunciazione Martelli di Filippo Lippi, quello molto libero ma puntuale di Megan e Murray McMillan all'opera di Carlo Crivelli e l'implicito, duplice metaforico omaggio reso da Massimo Bartolini all'Annunciazione del Beato Angelico a San Giovanni Valdarno, nessuna delle opere in mostra appare geneticamente riconducibile a questo importante topos della storia dell'arte. Lo sguardo è quello selettivo di chi l'ha curata, offre un punto di vista che interroga un territorio anacronistico e inattuale che, al limite, sconfina, continuamente, in qualcos'altro e costringe costantemente a fare un passo indietro. A far da collante fra le opere resta la comune dimensione incoativa che collega indissolubilmente l'immobilità di un evento al suo annuncio.

Opere di: Jennifer Allora & Guillermo Calzadilla, Massimo Bartolini, Emanuele Becheri, Elie Cristiani, Daniela De Lorenzo, Serge Domingie, Kim Sooja, Yaron Lapid, Megan e Murray McMillan, Noëlle Pujol, Luca Rento, Carolina Saquel, Ruth Scott

In occasione dell'inaugurazione, nella Pieve di San Giovanni Battista, sarà visibile un'installazione video di Luca Rento

da www.exibart.com

venerdì 24 settembre 2010

Lettera di Padre Lombardi

CITTA' DEL VATICANO, 23 SET. 2010 (VIS). Di seguito riportiamo il testo della lettera, resa pubblica oggi, che il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Padre Federico Lombardi, S.I., ha inviato al quotidiano inglese “Financial Times”, sul caso IOR (Istituto per le Opere di Religione).

“Ieri lo IOR è tornato nelle cronache internazionali a motivo di una indagine, a sorpresa, della Procura di Roma”.

“Dato che l’attività dello IOR si svolge a livello internazionale e il suo Presidente è una personalità autorevole e ben nota nel mondo della finanza internazionale, è giusto dire una parola di chiarimento da parte mia, in qualità di responsabile dell’Ufficio stampa della Santa Sede, perché non si diffondano informazioni inesatte e non ne rimanga danneggiata l’attività dell’Istituto e il buon nome dei suoi dirigenti”.

“Lo IOR non è una banca nel senso comune del termine, è un istituto che amministra i beni delle istituzioni cattoliche che operano con finalità di apostolato religioso e di carità a livello internazionale, ed è situato nel territorio dello Stato della Città del Vaticano, cioè al di fuori della giurisdizione di sorveglianza delle diverse Banche nazionali”.

“Il suo status particolare fa sì che il suo inserimento nel sistema finanziario internazionale e nelle sue regole richieda una serie di accordi, in particolare alla luce delle nuove normative stabilite dalla Unione Europea per la prevenzione del terrorismo e del riciclaggio dei capitali, per stabilire le procedure necessarie affinché la Santa Sede sia inserita nella White List”.

“Proprio la garanzia assoluta di trasparenza delle attività dello IOR e il loro rispetto delle norme e procedure che permettano di inserire la Santa Sede nella White List è il compito a cui il Presidente dello IOR, prof. Gotti Tedeschi, si sta dedicando con grande impegno, per mandato esplicito delle massime autorità vaticane e del Consiglio di sorveglianza dell’Istituto, fin dal giorno della sua nomina. Sono perciò in corso intensi e fecondi contatti con la Banca d’Italia e con gli organismi internazionali competenti, OECD e GAFI”.

“Perciò la Segreteria di Stato vaticana, nel suo comunicato ufficiale di martedì, ha manifestato perplessità e meraviglia per una iniziativa di indagine della Procura di Roma, proprio mentre questo impegno e questi contatti sono in corso con la migliore buona volontà di arrivare rapidamente a soluzioni stabili”.

“La natura e lo scopo delle operazioni che sono oggetto di indagine potevano essere chiariti con estrema semplicità e rapidità, trattandosi di operazioni di tesoreria di cui è destinatario lo stesso Istituto su conti di sua pertinenza esistenti presso altri istituti di credito. L’inconveniente si è creato per un misunderstanding (che è in via di approfondimento) tra lo IOR e la banca cha aveva ricevuto l’ordine di trasferimento”.

“La Santa Sede ribadisce perciò, sia la sua totale fiducia nei dirigenti dello IOR, sia la volontà della piena trasparenza delle operazioni finanziarie da esso compiute, coerentemente con le procedure e norme richieste oggi dalla sicurezza e trasparenza delle operazioni nel campo della finanza internazionale”.

venerdì 17 settembre 2010

L'ateismo è un falso ideologico

L'ATEISMO E' UN FALSO IDEOLOGICO

E' poco noto, perché i bombardamenti mediatici sono impegnati a lanciare "boules rouges" (1) sulle colpe vere o presunte del mondo laico-ecclesiatico-religioso cattolico, ma oggi è diventato impossibile servirsi della scienza come in passato per negare Dio. Attualmente, delle "cose invisibili di Dio", lo scienziato trova nel mondo tracce più chiare e più suggestive di quelle che erano a disposizione dei suoi “colleghi” delle epoche precedenti. (2)

Il filosofo Claude Tresmontant (3) sostiene che "l'ateismo è rigorosamente impensabile se si tiene conto dei dati sperimentali oggettivi che oggi ci sono noti grazie alle scienze sperimentali", cioè “l'ateismo è incompatibile con la realtà dell'evoluzione cosmica, fisica e biologica" che la fisica moderna ha definitivamente accertato”.

L'ateismo, almeno in ambienti culturalmente e scientificamente avanzati, non può più avanzare pretese scientifiche! Gli argomenti con cui gli atei hanno negato il Trascendente e assolutizzato l'immanente, non sono assolutamente scientifici ma filosofici e smentiti clamorosamente dalla fisica moderna.

Il filosofo francese così spiega la questione: "l'ateismo consiste nel sovraccaricare l'universo da un punto di vista ontologico" cioè operare una divinizzazione dell'universo. Come il paganesimo antico, spiega Tresmontant, è obbligato ad attribuire all'universo proprietà fisiche non discernibili nell'esperienza e che le scienze sperimentali hanno rivelato come false: il “non cominciamento”. L'ateismo moderno proprio come il paganesimo antico, è costretto a dedurre dalla propria affermazione iniziale proprietà fisiche inverificabili, è costretto cioè a dedurre una fisica da una metafisica preliminare, posta a priori. La questione diviene paradossale per ogni filosofia che si pretende scientifica!

Lo scienziato che ancora si appella alla scienza per giustificare il proprio ateismo commette un errore perché la scienza non può dirsi estranea alla questione religiosa che riguarda il senso ultimo delle cose e non il loro modo di accadere. La conclusione di questo ragionamento è molto diversa da quello che l'opinione pubblica di massa ancora purtroppo ritiene e cioè che l'ateismo non può mai essere una conseguenza di certe "avanzate" conoscenze scientifiche bensì di una "precomprensione" della realtà (4) possiamo forse anche dire di preconcetti, o pregiudizi che lo scienziato assume come uomo, o filosofo, o metafisico. L'ateismo scientifico è oggi un falso ideologico e nello scienziato a volte anche un "difetto etico: è carenza di coraggio nell'ambito della razionalità".(5) Alcuni scienziati non si rendono conto che quegli stessi principi di razionalità delle leggi che riscontrano nella natura sono incompatibili con il loro credo ateo perché conducono piuttosto evidentemente nella direzione del teismo e non dell'ateismo!

La questione delle prove dell'esistenza di Dio e della inevitabile ripercussione della credenza sui modelli e lo sviluppo delle società ha toccato tutti i pensatori dall’alba della storia del pensiero umano a partire già dai presocratici come ad esempio Senofane e Anassagora. Platone può essere considerato un apologista dell'esistenza di Dio. La sua intuizione del mito del demiurgo ha esercitato una influenza sulla cosmologia cristiana e medioevale per la conoscenza dell’intellegibile. Il demiurgo infatti plasma l’universo sensibile a imitazione dell’ “esemplare” eterno intellegibile, pertanto non è creatore ma artefice agendo su un sostrato informe, primordiale, l’estensione indeterminata (chòra) forma il mondo secondo gli archetipi eterni.

Secondo Platone il legislatore doveva punire con severe sanzioni tre tipi di atteggiamenti a questo riguardo: chi non credeva nell'esistenza degli dei; chi pur credendo alla loro esistenza non ritiene che si occupino degli uomini; chi pur credendo nella esistenza degli dei conduce vita immorale, convinto di poter placare l'ira divina con sacrifici e preghiere.
Il filosofo ateniese non si occupò del peso della religione nella vita della città nella “Repubblica” ma nel decimo libro delle “Leggi” dove ha presentato la sua prova dell'esistenza di Dio basata sul movimento.

Nel dialogo intitolato “Il Politico”, Platone presenta il suo modello di uomo politico dotato, come è noto di “sapere”, e specifica che la sua attività di governo non deve essere analoga a quella di un pastore. Questa metafora, risalente a Omero, presumeva che i soggetti dell'attività di governo del re appartenessero a una specie inferiore. Questo per Platone poteva andar bene ai tempi antichi di Crono, l'età dell'oro, in cui gli uomini venivano affidati alle cure di demoni superiori a essi che provvedevano al soddisfacimento di tutte le loro necessità. Nell’attuale situazione di necessità si imponeva invece, che fossero gli uomini a dover provvedere con le proprie attività ai propri bisogni. In questa mutata situazione il politico è uomo tra gli uomini. Il suo compito è come quello del tessitore che si sforza di fare della città un buon ordito, intrecciando le tecniche esercitate dai concittadini. Deve essere capace dell'arte della misura evitando l'eccesso e il difetto e potrà così intrecciare in giusta misura le doti degli uomini coraggiosi e intelligenti. Nell'ultimo Platone Dio e non l'uomo, come nel pensiero di Protagora, è misura di tutte le cose. (MLA)


(continua)







NOTE

1.Significa lanciare palle di cannone arroventate, appena uscite dalla fornace, come si usava in certe antiche e cruente battaglie.

2.Battista Mondin, “La metafisica di S. Tommaso d’Aquino e i suoi interpreti”, ESD, Bologna 2002, pp 337.

3.C. Tresmontant, “L’ateismo dal punto di vista scientifico e razionale” in AA.VV. “L’ateismo, natura e cause, Milano 1981”, pp 148.

4.Battista Mondin, “La metafisica di S. Tommaso d’Aquino e i suoi interpreti”, ESD, Bologna 2002, pp 337.

5.Ibidem

domenica 5 settembre 2010

S. Nicola a New York

I greco-ortodossi di New York: ricostruire S.Nicola, unica chiesa distrutta l’11 settembre

Fu l’unico luogo di culto distrutto nel crollo delle Torri Gemelle l’11 settembre 2001, la chiesa ortodossa di San Nicola, un edificio di quattro piani che ora le autorità di New York - è la denuncia dell’arcidiocesi ortodossa greca d’America - non vogliono ricostruire. La polemica, riportata sull’Osservatore Romano, si è rinfocolata dopo l’annuncio del via libera del sindaco alla costruzione di un centro culturale islamico nei pressi di Ground Zero, anche questo seguito da accese polemiche. Secondo il portavoce dell’arcidiocesi ortodossa greca, padre Alexis Karloutsos, l’amministrazione della città avrebbe “dimenticato” la chiesa di San Nicola che sorgeva a Manhattan, nonostante i colloqui in merito intrattenuti da tempo con l’autorità portuale di New York e del New Jersey, proprietaria del terreno sul quale sorgeva il World Trade Center. (R.B.)

Da www.radiovaticana.org

domenica 29 agosto 2010

Stati generali del cristianesimo

Francia: il bisogno di Dio al centro degli “Stati generali del cristianesimo”


“La nostra epoca ha bisogno di Dio?”: la domanda sarà al centro della prima edizione degli “Stati generali del cristianesimo” che si terranno a Lille, in Francia, dal 23 al 25 settembre. Organizzato dal settimanale “La Vita”, il convegno si articolerà in forum, dibattiti e momenti di preghiera. In un’intervista pubblicata sul sito Internet della Conferenza episcopale francese, mons. Laurent Ulrich, arcivescovo di Lille, spiega: “È giunto il momento di far parlare cristiani di mondi diversi, persone che vivono in quei ‘circuiti’ della Chiesa che non sono automaticamente in comunicazione fra loro”. “La nostra epoca – continua il presule – ha bisogno di Dio né più né meno che le epoche precedenti o seguenti. Però, oggi abbiamo l’opportunità di parlarne”, poiché “siamo segnati da una forma di indifferenza che non soddisfa nessuno. E un certo numero di nostri contemporanei portano nel cuore il desiderio di rimettere l’interiorità al centro della vita”. Poi, l’arcivescovo di Lille fa un’ulteriore precisazione: “La nostra società liberale non impedisce di parlare della fede, ma i suoi interessi sono altrove, ossia nell’immediatezza, nella sfera materiale, nei progetti a breve termine”. Ma tutto questo, aggiunge il presule, “non riempie a sufficienza le nostre vite. Le invade, sì, fa molto rumore, ma non ci fa vivere davvero”. Per questo, ribadisce, “la gente ha bisogno di ritrovare i valori fondamentali”. Tre gli argomenti che saranno affrontati nei diversi giorni del convegno, ognuno portatore di un singolare interrogativo: “Qual è la presenza cristiana nel dibattito pubblico?”, “C’è bisogno di un nuovo Concilio?” e “Evangelizzare vuol dire provocare?”. A proposito di quest’ultimo argomento, mons. Ulrich sottolinea: “Sono molti i cristiani presenti ed impegnati nella vita sociale. Ma se è vero che la ragione del loro impegno è il legame con Cristo, è anche vero che oggi ciò è molto difficile da dire. Queste persone portano avanti il loro operato, ma hanno delle riserve a testimoniare la loro fede”. La provocazione, quindi, ribadisce il presule, sta proprio nel capire se oggi si può parlare liberamente dell’amicizia con Dio, della fede che stimola il nostro impegno. Tra i presenti agli “Stati generali del cristianesimo” anche Bernard Podvin, portavoce dei vescovi francesi, e suor Nathalie Becquart, co-direttrice del Servizio nazionale per l’evangelizzazione dei giovani. (I.P.)

Bollettino Radio Vaticana 27-9-2010

Congresso sul ruolo della stampa cattolica

Monsignor Celli anticipa temi e prospettive del prossimo congresso promosso dal dicastero

La stampa cattolica a scuola di comunicazione digitale


Il mandato di Benedetto XVI è chiaro: trasformare il multiforme pianeta digitale in un'accogliente piazza virtuale dove gli uomini possano conoscersi per dialogare, sfruttandone a pieno le potenzialità. E per rispondere al compito ricevuto dal Papa l'arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, ha convocato un congresso sul ruolo della stampa cattolica nell'era digitale che si svolgerà dal 4 al 7 ottobre in Vaticano.
Presentando l'incontro al nostro giornale, monsignor Celli libera il campo da ogni possibile equivoco e anticipa che dal congresso vaticano "non ci si devono aspettare chissà quali pronunciamenti, annunci di nuove strategie o chiamate alle armi". Si tratta di "un punto privilegiato di osservazione per analizzare le questioni cruciali della comunicazione cattolica a livello mondiale, in un contesto di dialogo e di apertura verso tutti". Un "mattone in più" per la realizzazione del "cortile dei gentili", per usare un'espressione del Pontefice.

Chi parteciperà al congresso?

Abbiamo chiesto a tutte le conferenze episcopali di inviare tre rappresentanti: due coinvolti direttamente nella stampa e uno nel campo di internet. Insomma non abbiamo scelto noi i partecipanti, sono le conferenze episcopali a delegare le persone che ritengono più adeguate. Ovviamente si tratta quasi esclusivamente di laici. Non mancano, però, vescovi e sacerdoti.

Come procedono le adesioni?

A oggi registriamo l'iscrizione di 58 Paesi per un totale di almeno 180 persone. Prevediamo che entro ottobre il numero crescerà, e non di poco. È un dato incoraggiante perché le conferenze episcopali hanno percepito l'importanza di ritrovarsi insieme alla ricerca di un confronto che verterà soprattutto su due tematiche: dove sta andando la stampa cattolica e su quali basi si può intavolare un dialogo con il mondo.

Sarà un incontro a numero chiuso ma non a porte chiuse, dunque.

Sì, ai lavori parteciperanno solamente i rappresentanti delle conferenze episcopali. In questi giorni stiamo ricevendo molte altre domande di iscrizione ma, con rammarico, non possiamo accoglierle.

Cosa ci si deve aspettare dal congresso?

In linea generale, l'iniziativa si inquadra nella missione di favorire nel mondo cattolico una maggiore conoscenza degli strumenti della comunicazione digitale, favorendo una visione di insieme dei problemi e delle prospettive che si aprono in questo variegato universo. In particolare, ci sarà un'attenzione specifica alla carta stampata, con una significativa apertura alle novità digitali. Del resto oggi molti giornali, anche cattolici, vengono prevalentemente consultati su internet, attraverso aggiornatissimi siti, piuttosto che letti sulla carta. Una realtà che non ci coglie impreparati. La Chiesa, nel suo approccio comunicativo ab intra e ad extra, conta già qualificate presenze su internet.

Come si articoleranno i lavori?

Partiremo subito con due tavole rotonde. Alla prima interverranno alcuni direttori di grandi giornali laici di tutto il mondo per un confronto sulle problematiche e il futuro della stampa. Il programma è ancora in via di definizione ma posso assicurare che i nomi saranno di prim'ordine. La seconda tavola rotonda farà il punto, nel dettaglio, sullo stato di salute della stampa cattolica dando voce ai direttori delle maggiori pubblicazioni cattoliche internazionali.

Una delle questioni più scottanti è quella dello spazio che sulla stampa cattolica possono trovare le cosiddette voci del dissenso.

È vero, stiamo rilevando come la questione stia già suscitando un particolare interesse. Nel congresso ci si chiederà essenzialmente se ci sono argomenti da evitare e se si deve dare voce al dissenso. Sono temi che abbracciano anche il rapporto tra comunione ecclesiale e nodi controversi, tra libertà di espressione e verità nella Chiesa. È importante vedere questi problemi sotto diverse angolazioni, esaminandoli dalle prospettive di vescovi, teologi, giornalisti, sociologi e blogger.

Sarà perciò un congresso aperto al dibattito libero.

È solo con un dialogo aperto, rispettoso, che potremo tracciare una panoramica completa e moderna della presenza cattolica nei media. Per questa ragione il programma del congresso dà ampio spazio ai gruppi di lavoro e al dibattito. Ne ho fatto esperienza, di recente, anche a New Orleans, in occasione della convention della Catholic press association. È stato stimolante il dialogo diretto, inedito, tra i giornalisti e i rappresentanti delle conferenze episcopali degli Stati Uniti d'America e del Canada.

L'ultima parte dei lavori sarà dedicata a internet.

Ci sono prospettive enormi, con nuove opportunità pastorali e le possibilità di collaborazioni. È naturale per la Chiesa interrogarsi su come affrontare le sfide del futuro con una visione globale. È chiaro che la comunicazione corre a velocità diverse: un conto è l'Europa e un altro conto è l'Africa. Lo scambio di esperienze resta un punto fondamentale per una crescita nella comunione e anche nell'efficienza della comunicazione stessa.

Come è nata l'idea di un congresso specifico sulla stampa cattolica?

È il completamento di un lavoro di analisi e approfondimento avviato da tempo dal Pontificio Consiglio. Nel 2006 a Madrid si era fatto il punto sulla realtà delle televisioni cattoliche. Nel 2007 abbiamo valorizzato la missione delle facoltà di comunicazione sociale delle università cattoliche per studiare come il mondo accademico prepara i futuri operatori nel campo dei media, puntando sui riferimenti antropologici ed etici. Quindi siamo passati a esaminare le radio cattoliche. È in questa linea che si pone il nuovo congresso.

Quali sono le regole per la stampa cattolica su internet?

C'è una sola regola ma fondamentale: sempre aperti al dialogo con rispetto. Ci siamo accorti, e ne siamo pienamente consapevoli, che le nuove tecnologie hanno dato origine a una vera e propria cultura digitale. In linea con il concilio Vaticano ii si tratta di costruire un dialogo, non facile ma irrinunciabile. Il Papa ci ha chiesto di esercitare una diaconia della cultura, una vera e propria pastorale nel mondo dell'espressione digitale. Lo ha espresso chiaramente nell'ultimo messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. Dunque la nostra attenzione si è spostata, a poco a poco, dai singoli mezzi di comunicazione alla prospettiva culturale che le nuove tecnologie, la cosiddetta multimedialità, hanno creato.

Come pensate di realizzare il mandato del Papa per un confronto aperto sul terreno moderno dei nuovi sistemi di comunicazione?

Benedetto XVI ha parlato di un "cortile dei gentili". Da parte nostra non lasceremo nulla di intentato per individuare sempre nuovi punti di incontro sulle grandi autostrade della comunicazione, del web, facendo in modo che gli uomini possano avere un dialogo aperto. Proprio questo genere di congressi sono occasioni di continuo aggiornamento e fonte di nuove idee. A questo proposito, importantissimo è stato il recente seminario con i vescovi responsabili per i mass media di oltre cinquanta conferenze episcopali. Cerchiamo di non perdere mai di vista le novità che i sempre più diffusi e influenti nuovi media stanno esercitando in tutto il mondo.

(di Giampaolo Mattei Osservatore Romano 29-9-2010)

Raimon Panikkar

Uomo di frontiera
tra Oriente e Occidente

La frontiera traspariva nel suo stesso aspetto ed era iscritta nei suoi stessi dati: biologici, culturali e religiosi. Figlio di padre indiano indù e di madre catalana cattolica. Classe 1918 è morto a 91 anni compiuti nella Fondazione Vivarium di Tavertet presso Barcellona, che aveva fondato come centro internazionale di studi e di ricerca sulle religioni del mondo, e dove viveva, dopo la docenza in prestigiose università come Harvard e la California University. Durante gli anni della sua docenza universitaria passava l'estate in un suo villino, in India, sulle rive del Gange, nella lettura di testi antichi, nella scrittura dei suoi libri e nella preparazione dei corsi.
Identità culturale e religiosa complessa, e pur armonica, quella dello studioso indo-catalano, perché nutrita di conoscenza e di esperienza. Uno dei suoi testi più letti è Il dialogo intra-religioso (1978), che tende a una sintesi tra pluralismo e armonia, dove scrive: "Sono partito come cristiano, mi sono trovato indù e ritorno come buddhista, senza aver mai cessato di essere cristiano". E, da ultimo, aggiungeva: "Al mio ritorno mi sono scoperto un cristiano migliore". Il dialogo è dialettico, quando si muove sul piano intellettuale; ma il dialogo religioso, come dialogo di vita, coinvolge la spiritualità dei dialoganti: è più che dialogo interreligioso, è "dialogo dialogico", "dialogo intra-religioso", come si esprimeva nelle sue molteplici e suggestive innovazioni linguistiche, che potevano sconcertare lettori e uditori, ma che sono da interpretare come una versione di teologia negativa, presente nella tradizione del pensiero cristiano, e che l'autore delle Lettere da Benares aveva illustrato in un grande libro, Il silenzio di Dio. La risposta del Buddha (1970).
Una delle categorie più importanti immessa nella filosofia e teologia delle religioni da Panikkar, è quella di "esperienza cosmoteandrica" illustrata nella nuova edizione, curata da Milena Carrara Pavan, editor dell'opera omnia presso Jaca Book, La realtà cosmoteandrica. Dio, Uomo., Mondo (2004). Se il teandrismo è stata l'espressione tradizionale per esprimere l'unione dell'umano e del divino in Cristo, nell'esperienza cosmoteandrica (da nominare meglio come teo-antropo-cosmica) è l'esperienza dove si sperimenta la complessità del reale nelle sue tre dimensioni: cosmica, umana, divina. Il cosmoteandrismo è lontano dalla Ragione dialettica, armata dalle sue categorie per dominare il reale; esso è armonia con se stessi, con il mondo e con il divino, che trascende uomo e mondo, ma che immane nell'uomo e nel mondo come Realtà delle realtà. Egli scrive a conclusione dell'opera citata: "Una spiritualità cosmoteandrica non riduce Dio a un concetto o a un elemento in più rispetto agli elementi della realtà. Totum in quolibet, "il tutto in ogni cosa" diceva Nicola da Cusa, ma ogni cosa è cosa perché in un certo qual modo riflette il Tutto. È una spiritualità religiosa". In parole semplici, il grande studioso delle religioni avverte l'uomo secolare (ma anche l'uomo confessionalmente religioso) di tenersi "aperti al mistero" per vivere una vita compiuta, e non decurtata, di esperienza umana.
Nelle analisi delle varie tendenze di teologia delle religioni - tema che esula, ora, in questo ricordo - Panikkar è annoverato tra i rappresentanti della cosiddetta teoria pluralista delle religioni, che contrasta con la posizione cattolica della unicità e universalità della salvezza in Cristo. Ma si deve pur dire che il pluralismo di Panikkar è sempre attraversato da un tentativo di riconduzione all'armonia, e dall'esperienza esistenziale di "apertura al mistero", a cui può attingere l'uomo secolare e anche l'uomo religioso.
Il giovane indo-catalano venne ordinato sacerdote nel 1946 e ha celebrato il cinquantesimo di ordinazione sacerdotale il 29 settembre 1996 nella chiesa dell'abbazia di Montserrat, dove si celebreranno i solenni funerali il prossimo 3 settembre. Nella lettera di invito agli amici (inviata anche a me), si invitava a celebrare il cinquantesimo di sacerdozio "con tutto il creato". È una ulteriore conferma della visione cosmoteandrica, che ha animato il sacerdote, il filosofo e il teologo.

(di Rosino Gibellini dall'Osservatore Romano del 29 agosto 2010)

sabato 28 agosto 2010

Rimini Meeting: "passare dalla paura dell’altro alla paura per l’altro"

Il dialogo fra le religioni al centro stamani del Meeting di Rimini. “Chi crede si incontra” il titolo della conferenza nel corso della quale sono intervenuti il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, Shodo Habukawa, monaco buddista e docente alla Koyasan University, e Tareq Oubrou, imam della Moschea di Bordeaux. Sull'incontro Debora Donnini ha intervistato lo stesso cardinale Tauran:

R. – Io ho cercato di mostrare che, prima di tutto, non sono le religioni che dialogano, ma i credenti: persone del tutto normali, dunque, con problemi comuni. E queste persone, poiché sono credenti, hanno un patrimonio di valori comuni che permette di capire che non solo siamo fratelli, ma anche figli di Dio. Quando si crede, per esempio, che ogni persona umana ha ricevuto dal Creatore una dignità unica, quando uno crede nel servire il prossimo, una persona che non abbiamo scelto, quando si crede che la Terra e le sue risorse sono affidate alla gestione degli uomini per servire il bene comune: tutto questo fa sì che si abbiano molte cose da dire in comune e da fare in comune. Le religioni non sono fonti di divisione, sono i credenti che tradiscono, talvolta, questo patrimonio. Allora chi crede e si incontra deve essere un credente coerente, in modo da portare avanti quattro compiti: una pedagogia del vivere assieme, una proposta etica - dobbiamo avere il coraggio di distinguere il bene e il male, di ricordare i diritti e i doveri - poi una passione per servire e, infine, una condotta di cittadini responsabili, perché siamo credenti e cittadini. Non siamo credenti o cittadini, ma siamo credenti e cittadini. E, ovviamente, la cosa ancora più importante è la testimonianza religiosa, perché noi non diffondiamo valori umanisti: noi cristiani diffondiamo soprattutto valori evangelici. E allora direi che noi credenti abbiamo appuntamento con la storia di oggi ed è importante far capire ai nostri fratelli dell’umanità ciò che vedo qui davanti a noi, il “Portico della gloria”: in fondo al cammino c’è Qualcuno che ti aspetta. Penso che questo sia il messaggio che noi tutti credenti abbiamo da dare a tutti.

D. – Il dialogo fra le religioni, anzi fra i credenti delle varie religioni, è importante anche per la costruzione della pace...

R. – Certo, perché se non siamo capaci di vivere in pace all’interno delle nostre comunità, tra noi credenti, vuol dire che la pace è impossibile e noi sappiamo che è possibile. Io dico sempre che Dio ci ha fatto due grandi doni: un’intelligenza per capire e un cuore per amare, e con la nostra intelligenza e il nostro cuore possiamo cambiare il mondo.

D. – Infatti, il titolo del Meeting dice: “Quella natura che ci spinge a desiderare cose grandi è il cuore”. Un cuore, dunque, che si converte, un cuore che aspira a cose grandi come la pace è un cuore capace di costruirla...

R. – ... di costruirla e di cambiare il mondo. Noi dobbiamo passare dalla paura dell’altro alla paura per l’altro: ciò vuol dire che quando mio fratello non ha assicurati i suoi diritti, quando viene maltrattato deve essere un mio affare, io soffro per lui. Bisogna passare dalla paura dell’altro alla paura per l’altro.

E ieri al Meeting si è parlato molto di libertà religiosa. L’Italia presenterà all’assemblea generale dell’Onu una risoluzione per garantirla. Lo ha detto il ministro degli esteri italiano, Franco Frattini, in un incontro dedicato a questa tema. Vi hanno preso parte il ministro degli esteri della Nigeria, Salamatu Hussaini Suleiman, e quello della Repubblica di San Marino, Antonella Mularoni, oltre ad ambasciatori di Pakistan, Turchia e Senegal. Il servizio della nostra inviata a Rimini, Debora Donnini.

Chi uccide in nome della religione offende profondamente la propria religione. Così il ministro Frattini nel suo intervento dedicato al tema della libertà religiosa. Compito della politica quello di garantire questa libertà non solo come un fatto privato, ma anche pubblico. Diversamente si cade nella spirale dell’estremismo. Frattini ribadisce il suo impegno su questo fronte in un incontro con i rappresentanti di Nigeria, Pakistan, Turchia, Senegal, Repubblica di San Marino. Tutti concordano sull’importanza di questa tematica. Il ministro degli Esteri della Nigeria, Salamatu Hussaini Suleiman, ricorda: “ Il nostro governo nel 2000 ha creato il Consiglio interreligioso nigeriano, una piattaforma per il dialogo fra le due principali religioni del Paese, con la convinzione che una maggior conoscenza reciproca porterà anche ad un maggiore apprezzamento”. “Il Meeting - ricorda Mario Mauro, rappresentante dell’Ocse contro razzismo, xenofobia e discriminazioni, in particolare contro i cristiani, che ha partecipato all’incontro - mette al centro il tema del cuore e questo cuore è anzitutto esigenza di Dio”. Tutto, infatti, al Meeting parla di questo anelito, di questo desiderio insopprimibile di Infinito presente in ogni uomo.

(dal sito della Radio Vaticana)

domenica 22 agosto 2010

Insegnamento della religione nella scuola

Indicazioni sperimentali
Per l’insegnamento della religione cattolica nel secondo ciclo di istruzione

(giugno 2010)

L’insegnamento della religione cattolica (Irc) risponde all’esigenza di riconoscere nei percorsi scolastici il valore della cultura religiosa e il contributo che i principi del cattolicesimo hanno offerto e continuano a offrire al patrimonio storico del popolo italiano. Nel rispetto di tali indicazioni, derivanti dalla legislazione concordataria, l’Irc si colloca nel quadro delle finalità della scuola con una proposta formativa originale e oggettivamente fondata, offerta a tutti coloro che
intendano liberamente avvalersene.
L’Irc mira ad arricchire la formazione globale della persona con particolare riferimento agli aspetti spirituali ed etici dell’esistenza, in vista di un efficace inserimento nel mondo civile, professionale e universitario; offre contenuti e strumenti che aiutano lo studente a decifrare il contesto storico, culturale e umano della società italiana ed europea, per una partecipazione attiva e
responsabile alla costruzione della convivenza umana.
Lo studio della religione cattolica, effettuato con strumenti didattici e comunicativi adeguati all’età degli studenti, promuove la conoscenza del dato storico e dottrinale su cui si fonda la religione cattolica, posto sempre in relazione con la realtà e le domande di senso che gli studenti si pongono, nel rispetto delle convinzioni e dell’appartenenza confessionale di ognuno. Nell’attuale contesto multiculturale della società italiana la conoscenza della tradizione religiosa cristiano cattolica costituisce fattore rilevante per partecipare a un dialogo fra tradizioni culturali e religiose diverse.
In tale prospettiva, l’Irc propone allo studente il confronto con la concezione cristianocattolica della relazione tra Dio e l’uomo a partire dall’evento centrale della Pasqua, realizzato nella persona di Gesù Cristo e testimoniato nella missione della Chiesa.

Competenze

Al termine del primo biennio, che coincide con la conclusione dell’obbligo di istruzione e quindi assume un valore paradigmatico per la formazione personale e l’esercizio di una cittadinanza consapevole, lo studente sarà in grado di:
 porsi domande di senso in ordine alla ricerca di un’identità libera e consapevole,
confrontandosi con i valori affermati dal Vangelo e testimoniati dalla comunità cristiana;
 rilevare il contributo della tradizione ebraico-cristiana allo sviluppo della civiltà umana nel
corso dei secoli, confrontandolo con le problematiche attuali;
 impostare una riflessione sulla dimensione religiosa della vita a partire dalla conoscenza della Bibbia e della persona di Gesù Cristo, cogliendo la natura del linguaggio religioso e specificamente del linguaggio cristiano.
Al termine dell’intero percorso di studio l’Irc metterà lo studente in condizione di:
 sapersi interrogare sulla propria identità umana, religiosa e spirituale, in relazione con gli altri e con il mondo, al fine di sviluppare un maturo senso critico e un personale progetto di vita;
 riconoscere la presenza e l’incidenza del cristianesimo nel corso della storia, nella valutazione e trasformazione della realtà e nella comunicazione contemporanea, in dialogo con altre religioni e sistemi di significato;
 confrontarsi con la visione cristiana del mondo, utilizzando le fonti autentiche della rivelazione ebraico-cristiana e interpretandone correttamente i contenuti, in modo da elaborare una posizione personale libera e responsabile, aperta alla ricerca della verità e alla pratica della giustizia e della solidarietà.

Obiettivi specifici di apprendimento

Gli obiettivi specifici di apprendimento sono declinati in conoscenze e abilità riconducibili in vario modo a tre aree di significato: antropologico-esistenziale, storico-fenomenologica, biblicoteologica.

Primo biennio

Conoscenze
In relazione alle competenze sopra individuate e in continuità con il primo ciclo, lo studente:
- si confronta sistematicamente con gli interrogativi perenni dell’uomo e con le risorse e le inquietudini del nostro tempo, a cui il cristianesimo e le altre religioni cercano di dare una spiegazione: l’origine e il futuro del mondo e dell’uomo, il bene e il male, il senso della vita e della morte, le speranze e le paure dell’umanità;
- approfondisce, alla luce della rivelazione ebraico-cristiana, il valore delle relazioni
interpersonali, dell’affettività, della famiglia;
- coglie la specificità della proposta cristiano-cattolica, distinguendola da quella di altre
religioni e sistemi di significato, e riconosce lo speciale vincolo spirituale della Chiesa con il popolo di Israele;
- conosce in maniera essenziale e corretta i testi biblici più rilevanti dell’Antico e del Nuovo Testamento, distinguendone la tipologia, la collocazione storica, il pensiero;
- approfondisce la conoscenza della persona e del messaggio di salvezza di Gesù Cristo, come documentato nei Vangeli e in altre fonti storiche;
- riconosce la singolarità della rivelazione cristiana di Dio Uno e Trino e individua gli elementi che strutturano l’atto di fede;
- conosce origine e natura della Chiesa, scopre le forme della sua presenza nel mondo
(annuncio, sacramenti, carità) come segno e strumento di salvezza, si confronta con la testimonianza cristiana offerta da alcune figure significative del passato e del presente;
- ricostruisce gli eventi principali della Chiesa del primo millennio;
- si confronta con alcuni aspetti centrali della vita morale: la dignità della persona, la libertà di coscienza, la responsabilità verso il creato, la promozione della pace mediante la ricerca di un’autentica giustizia sociale e l’impegno per il bene comune;

Abilità

Lo studente:

- riflette sulle proprie esperienze personali e di relazione;
- pone domande di senso e le confronta con le risposte offerte dalla fede cattolica;
- riconosce e usa in maniera appropriata il linguaggio religioso per spiegare le realtà e i contenuti della fede cattolica;
- riconosce il contributo della religione, e nello specifico di quella cristiano-cattolica, alla formazione dell’uomo e allo sviluppo della cultura, anche in prospettiva interculturale;
- rispetta le diverse opzioni e tradizioni religiose e culturali;
- consulta correttamente la Bibbia e ne scopre la ricchezza dal punto di vista storico, letterario e contenutistico;
- sa spiegare la natura sacramentale della Chiesa e rintracciarne i tratti caratteristici nei molteplici ambiti dell’agire ecclesiale;
- è consapevole della serietà e problematicità delle scelte morali, valutandole anche alla luce della proposta cristiana.

Secondo biennio

Conoscenze

Come approfondimento delle conoscenze e abilità già acquisite, lo studente:

- prosegue il confronto critico sulle questioni di senso più rilevanti, dando loro un
inquadramento sistematico;
- studia la relazione della fede cristiana con la razionalità umana e con il progresso scientifico-tecnologico;
- arricchisce il proprio lessico religioso, conoscendo origine, senso e attualità delle ‘grandi’ parole e dei simboli biblici, tra cui: creazione, esodo, alleanza, promessa, popolo di Dio, messia, regno di Dio, grazia, conversione, salvezza, redenzione, escatologia, vita eterna; riconosce il senso proprio che tali categorie ricevono dal messaggio e dall’opera di Gesù Cristo;
- legge direttamente pagine scelte dell’Antico e del Nuovo Testamento e ne apprende i
principali criteri di interpretazione;
- conosce la comprensione che la Chiesa ha di sé, sapendo distinguere gli elementi misterici e
storici, istituzionali e carismatici;
- conosce lo sviluppo storico della Chiesa nell’età medievale e moderna, cogliendo i motivi
storici delle divisioni ma anche le tensioni unitarie in prospettiva ecumenica;
- individua il rapporto tra coscienza, libertà e verità nelle scelte morali;
- conosce gli orientamenti della Chiesa sull’etica personale e sociale, sulla bioetica, sull’etica
sessuale, sulla questione ecologica.
Abilità
Lo studente:
- si interroga sulla condizione umana, tra limiti materiali, ricerca di trascendenza e speranza di
salvezza;
- imposta criticamente la riflessione su Dio nelle sue dimensioni storiche, filosofiche e
teologiche;
- si confronta con il dibattito teologico sulle grandi verità della fede e della vita cristiana
sviluppatosi nel corso dei secoli all’interno alla Chiesa;
- affronta il rapporto del messaggio cristiano universale con le culture particolari e con gli effetti storici che esso ha prodotto nei vari contesti sociali e culturali;
- riconosce in opere artistiche, letterarie e sociali i riferimenti biblici e religiosi che ne sono all’origine;
- documenta le fasi della vita della Chiesa dal secolo XI al secolo XIX con peculiare
attenzione alla Chiesa in Italia;
- riconosce differenze e complementarità tra fede e ragione e tra fede e scienza;
- argomenta le scelte etico-religiose proprie o altrui.

Quinto anno

Conoscenze

Nella fase conclusiva del percorso di studi lo studente:

- conosce l’identità della religione cattolica nei suoi documenti fondanti e nella prassi di vita che essa propone;
- approfondisce la concezione cristiano-cattolica della famiglia e del matrimonio;
- studia il rapporto della Chiesa con il mondo contemporaneo;
- conosce le linee di fondo della dottrina sociale della Chiesa;
- interpreta la presenza della religione nella società contemporanea in un contesto di pluralismo culturale e religioso, nella prospettiva di un dialogo costruttivo fondato sul principio del diritto alla libertà religiosa.

Abilità

Lo studente:
- giustifica e sostiene consapevolmente le proprie scelte di vita, personali e professionali,anche in relazione con gli insegnamenti di Gesù Cristo;
- riconosce nel Concilio ecumenico Vaticano II un evento importante nella vita della Chiesa contemporanea e sa descriverne le principali scelte operate, alla luce anche del recente magistero pontificio;
- discute dal punto di vista etico potenzialità e rischi delle nuove tecnologie;
- sa confrontarsi con la dimensione della multiculturalità anche in chiave religiosa;
- fonda le scelte religiose sulla base delle motivazioni intrinseche e della libertà responsabile.

Nota esplicativa per i licei

L’Irc condivide il profilo culturale, educativo e professionale dei licei ed offre un contributo specifico sia nell’area metodologica (arricchendo le opzioni epistemologiche per l’interpretazione della realtà) sia nell’area logico-argomentativa (fornendo strumenti critici per la lettura e la valutazione del dato religioso). Sul piano contenutistico, l’Irc si colloca nell’area linguistica e
comunicativa (tenendo conto della specificità del linguaggio religioso e della portata relazionale di qualsiasi discorso religioso), interagisce con quella storico-umanistica (per gli effetti che storicamente la religione cattolica ha prodotto nella cultura italiana, europea e mondiale) e si collega (per la ricerca di significati e l’attribuzione di senso) con l’area scientifica, matematica e tecnologica.
È responsabilità dell’insegnante adattare le presenti indicazioni ai diversi indirizzi scolastici anche attraverso la realizzazione di opportuni raccordi interdisciplinari.

Nota esplicativa per i tecnici

L’Irc fa proprio il profilo culturale, educativo e professionale degli istituti tecnici, si colloca nell’area di istruzione generale, arricchendo la preparazione di base e lo sviluppo degli assi culturali attraverso una peculiare opzione epistemologica per l’interpretazione e la valutazione critica della realtà, mediante contenuti disciplinari, declinati in obiettivi specifici di apprendimento e articolati in conoscenze e abilità, in conformità con le linee guida.
L’Irc modellerà una proposta che aiuti l’allievo ad approfondire il rapporto tra dimensione etico-religiosa e dimensione tecnico-scientifica nella lettura della realtà. È responsabilità dell’insegnante adattare le presenti indicazioni ai diversi indirizzi scolastici anche attraverso la realizzazione di opportuni raccordi interdisciplinari.

Nota esplicativa per i professionali

L’Irc fa proprio il profilo culturale, educativo e professionale degli istituti professionali, si colloca nell’area di istruzione generale, arricchendo la preparazione di base e lo sviluppo degli assi culturali con la propria opzione epistemologica per l’interpretazione e la valutazione critica della realtà, mediante contenuti disciplinari declinati in obiettivi specifici di apprendimento e articolati in conoscenze e abilità, come previsto dalle linee guida per questo tipo di percorsi.
Nel caso in cui gli istituti professionali, ai sensi dell’art. 8, comma 5, del regolamento di cui al DPR 15-3-2010, n. 87, realizzino corsi triennali per il conseguimento dei diplomi di qualifica rilasciati secondo gli ordinamenti previgenti, sono adottati nei primi due anni gli obiettivi indicati ordinariamente per il primo biennio e nel terzo anno viene rimessa alla responsabile valutazione dell’insegnante la selezione, tra quelli previsti per il secondo biennio, degli obiettivi più idonei ad assicurare una coerente conclusione del percorso.

(dal sito del Ministero della P.I.)

venerdì 20 agosto 2010

La mort de Francesco Cossiga, électron libre de la politique italienne

La mort de Francesco Cossiga, électron libre de la politique italienne

L’ancien président italien, figure de la Démocratie chrétienne, emporte avec lui bien des secrets de l’Italie contemporaine


Francesco Cossiga, ancien président italien est décédé le mardi 17 août (AP/Files).

Figure majeure de la vie politique italienne durant quatre décennies, l’ancien président Francesco Cossiga est décédé mardi 17 août, à l’âge de 82 ans. Personnage brillant et versatile, cet ancien avocat fut une figure majeure de la Démocratie chrétienne (DC), parti pivot de la politique italienne des débuts de la République jusqu’au milieu des années 1990.

« Je suis un catholique libéral, qui a milité dans la gauche démocrate-chrétienne, un amoureux du catholicisme français, de Montalembert à Marc Sangnier, de Lubac, Congar, Maritain, Mounier, écrivait-il dans une tribune parue en 2002 dans La Croix. Pourtant, je suis un démocrate anti-jacobin. »
Un caractère imprévisible

Né en 1928 à Sassari, dans le nord-ouest de la Sardaigne, Francesco Cossiga adhère à la DC dès l’âge de 17 ans. Secrétaire départemental, il devient député à 30 ans, avant d’être plusieurs fois secrétaire d’État à la défense, puis ministre de l’intérieur en 1978. Il démissionne au lendemain de l’assassinat du chef de la DC, Aldo Moro, par les Brigades rouges. Pendant les cinquante-cinq jours de la captivité d’Aldo Moro, Francesco Cossiga est constamment critiqué pour sa gestion de l’affaire.

Cela ne brise en rien sa carrière. Brièvement président du Conseil (chef du gouvernement) en 1979, Francesco Cossiga est élu président du Sénat en 1983, puis président de la République en 1985. Dans cette fonction habituellement protocolaire, il fait montre d’un caractère de plus en plus imprévisible, multipliant les déclarations à l’emporte-pièce. Il démissionne en avril 1992, trois mois avant l’échéance de son mandat, sans avoir pu faire adopter le régime présidentiel qu’il appelait de ses vœux.
Le « picconatore » ou celui qui donne des coups de pic

Devenu sénateur à vie, il garde une liberté de parole qui lui vaudra son surnom de « picconatore », celui qui donne des coups de pic tous azimuts. Il révèle l’existence de Gladio (le « glaive »), un réseau armé secret destiné à combattre le communisme au lendemain de la Seconde Guerre mondiale.

Cela ne l’empêche pas de créer un parti, qui apporte par son alliance, en octobre 1998, une majorité parlementaire au premier gouvernement d’Europe occidentale dirigé par un ex-communiste, Massimo D’Alema. Avant de lui retirer son appui un an plus tard, puis de soutenir Silvio Berlusconi. En cela, Francesco Cossiga aura incarné le passage de la République des partis à celle du bipolarisme.

On a appris mardi 17 août que l’ancien président avait laissé trois lettres scellées, adressées au président de la République, au président du Conseil et à celui du Sénat. « L’homme des mystères » – un autre de ses surnoms – sera donc resté fidèle jusqu’après sa mort à sa réputation de receleur des secrets de l’Italie contemporaine, et d’amateur des coups de théâtre.

Laurent D’ERSU

lunedì 16 agosto 2010

Teologi: Convegno mondiale

27 July 2010 Fondazione Bruno Kessler

Si chiude oggi il convegno teologico internazionale organizzato dalla Fondazione Bruno Kessler e dal comitato scientifico "Catholic Theological Ethics in the World Church" che ha richiamato 600 partecipanti provenienti da 73 Paesi.

Con il convegno internazionale "In the Currents of History: from Trento to the Future" organizzato dalla Fondazione Bruno Kessler e dal comitato scientifico "Catholic Theological Ethics in the World Church", che ha richiamato oltre 600 partecipanti provenienti da 73 Paesi, Trento si è trasformata per quattro giorni nella capitale mondiale della teologia morale.

Da sabato 24 ad oggi in città si sono incontrati i più importanti teologi morali del mondo e oltre cento giovani ricercatrici e ricercatori per un dialogo sul futuro dello studio dell'etica, sia nell'ambito della teologia che nei settori della vita pubblica.
La città è stata scelta come protagonista dell'evento per le radici storiche che ha dato alla teologia morale (definita come disciplina nel quadro della formazione del clero proprio in occasione del Concilio del XVI secolo) nonché per la presenza del Centro per le Scienze Religiose della Fondazione Bruno Kessler, diretto da Antonio Autiero (professore di Teologia morale all'Università di Muenster) che ha presieduto il convegno con il padre gesuita James Keenan, professore di teologia morale al Boston College negli Stati Uniti.

"L'obiettivo" ha specificato Autiero facendo un bilancio dei lavori "non è stato solo parlare di temi etici, ma mettere a tema l'etica stessa. Alla base c'era l'idea che per fare etica è necessario mettersi in rete, riflettere insieme, percepire le differenze come ricchezza. Questa intuizione fondamentale del convegno è stata confermata. Oggi ci chiediamo anche come perseguire questa finalità in futuro. Dovremo adottare modalità etiche e sostenibili, ad esempio le persone, anziché spostarsi fisicamente, potranno proseguire a lavorare a distanza grazie alla rete creata qui a Trento".

Molti i temi che sono stati approfonditi dagli esperti: sostenibilità, cittadinanza, etica del sistema sanitario, HIV e Aids, tortura, genocidi, guerra e pace, bioetica, economia, questioni di genere, famiglia, Internet e molte altre questioni trattate nell'ambito dell'etica teologica. In totale circa 240 interventi.

"Fra i temi etici più rilevanti", sottolinea Keenan "c'è sicuramente quello del superamento delle disuguaglianze. Dove ci sono problemi e violenze, spesso ci sono questioni di disuguaglianza, fra i diritti di donne e uomini e fra le diverse economie del mondo".

In tutto al Convegno sono state organizzate dieci sessioni plenarie (nell'Auditorium del Centro Servizi Culturali S. Chiara) con la traduzione simultanea in italiano, inglese, francese e spagnolo e 20 sessioni parallele (presso il Seminario Maggiore in Corso Tre Novembre).

Circa la metà dei partecipanti al convegno sono stati laiche e laici impegnati nel campo della teologia. Fra i relatori anche l'Arcivescovo di Monaco di Baviera, Reinhard Marx, che oggi ha tracciato una visione del futuro dell'etica teologica.

Il programma dettagliato dell'evento e la lista dei partecipanti sono disponibili all'indirizzo: http://www.catholicethics.com

***


Seicento teologi moralisti, provenienti da 73 Paesi di tutto il mondo, si sono ritrovati nei giorni scorsi a Trento per un Convegno mondiale che ha affrontato i temi più scottanti di questo periodo storico: dalla bioetica alla comunione ecclesiale, dalle principali questioni morali e sociali al concetto di verità. Massicia la presenza dei laici (circa il 40%), 130 le donne teologhe invitate. Ad aprire e chiudere i lavori le relazioni di due vescovi-teologi, mons. Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto, e mons. Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e Frisinga. Fabio Colagrande ha chiesto a mons. Bruno Forte il significato di questo incontro internazionale:

R. - Nel villaggio globale le sfide sono sempre più globali e dunque la riflessione teologico-morale, dovunque sia vissuta nei contesti più diversi della storia, si confronta con sfide comuni – basti pensare, per esempio, soltanto a quella della bioetica – e quindi c’è un bisogno di confrontare insieme le sfide e i problemi. C’è poi un’altra esigenza, più profonda, che è quella di sperimentare, vivere e testimoniare la comunione della Chiesa. Il teologo moralista, come ogni teologo, non è un avventuriero dell’intelligenza, ma deve percorrere i mari e la storia sulla barca di tutti che è la barca di Pietro, dove al timone appunto c’è Pietro, e con lui ci sono i vescovi, c’è il Magistero. Credo che il senso profondo e positivo di questo incontro sia stato proprio il voler sottolineare, come più volte mi ha ripetuto l’amico Antonio Autiero, che è stato l’organizzatore principale di questo convegno, teologo di fiducia della Conferenza episcopale tedesca: non si può elaborare un pensiero etico-morale oggi, senza un forte radicamento di comunione.

D. - Uno dei punti centrali della sua introduzione, mons. Forte, è stato il concetto che non c’è etica senza trascendenza: cosa significa?

R. - Io qui faccio mia un’analisi di Romano Guardini, il quale diceva che il grande dramma dell’epoca moderna, quella che ha portato a tutte le avventure dei totalitarismi e delle ideologie, è stata l’esasperazione dell’idea di autonomia. Quando un uomo vuol fare da sé, da solo, allora tutto diventa possibile nel bene e nel male, ma si perde l’ancoraggio e il riferimento che è necessario. Dunque, perché ci sia etica, è necessaria un’eteronomia fondatrice, che non significa annegare il valore della libertà e del discernimento da parte dell’uomo, ma significa dire che si è tanto più liberi quanto più questa nostra libertà si àncora su un riferimento di verità, di bene assoluto. E’ un po’ il messaggio che ci ha dato il Magistero morale in questi ultimi anni: pensiamo alla “Veritatis splendor”, pensiamo alla “Donum vitae” e così via.

D. - Che non ci sia etica senza trascendenza vuol dire anche in qualche modo che l’etica, oggi, nel villaggio globale va letta non in chiave individualista, ma sempre come un’etica che mira anche a una giustizia sociale?

R. - Non c’è etica dove non c’è il riconoscimento di una alterità, che è prima di tutto quella del prossimo, dell’immediato, “tu” a noi vicino. Per essere eticamente responsabile, per essere corrispondente a qualcuno io devo riconoscere la dignità di questo qualcuno. Ma questo “tu” non è soltanto il “tu” immediato e vicino, è in generale il “tu” della socialità, ed ecco allora una seconda dimensione di questa trascendenza che è quella della solidarietà, della responsabilità verso altri. E finalmente, in questo movimento di trascendenza, noi riconosciamo un’esigenza assoluta che è quella dell’imperativo morale. Ebbene, questo avviene da un “tu” ultimo e trascendente che è il “Tu” divino, quello che la morale teologica annuncia in riferimento a Gesù Cristo, Rivelazione di Dio. Senza questo “Tu”, l’uomo è solo e quando l’uomo è solo anche la sua autonomia si indebolisce perché non trova un aggancio ultimo e liberante che ci accomuni tutti e esiga da tutti obbedienza alla verità e al servizio degli altri.

Dal sito wwww.radiovaticana.org

lunedì 9 agosto 2010

The Man Who Expected to Be a Librarian...

There have been a number of providential turning points in the life of Pope Benedict XVI. His birth, of course, on Easter Saturday, 1927. Then there was the summer of 1945, when he was an American prisoner-of-war at age 18. And the moment in the mid-1950s when his dissertation was almost rejected, and it briefly seemed his academic career might be derailed. And the moment in 2002 when he handed in his resignation to Pope John Paul II, only to have it rejected. (If that resignation had been accepted, he might not have been as prominent a candidate to succeed John Paul II.) Now another ironic "turning point" in Joseph Ratzinger's life has come to light. In 1997, it seems, he was expecting to end his Vatican career by becoming, not Pope, but the chief Librarian of the Vatican Library...

The Pope Who Wanted to Be a Librarian


And now for a change of pace.

In my most recent letter, I talked about sex and Catholicism, about Christopher West's version of John Paul II's "Theology of the Body" and Alice von Hildebrand's critique of that teaching. Previous to that letter, I wondered aloud about the cathartic effect Benedict XVI's profound intelligence and spiritual insights might have as he tries to engage the British people and its leaders in dialogue over the fundamental issues of human life during his visit Scotland and England in September (16-19).

Both of these subjects are subject to facile misinterpretations, and tend to arouse moral and religious passions.

In this letter I would like to "change gears" and deal with a curious, little known yet moving incident in the life of Joseph Ratzinger.

I recently received a warm note from Cardinal Raffaele Farina, SDB (Society of Don Bosco), Prefect of the Vatican Library.

(The members of the Society of Don Bosco are commonly known as Salesians -- followers of St. Francis de Sales -- because the full name of their order is the "Congregation of St. Francis de Sales of St. John Bosco"),

The note recounts an encounter Cardinal Farina (photo) had with Cardinal Joseph Ratzinger (now Pope Benedict XVI) 13 years ago, in 1997, shortly after Farina became Prefect of the Vatican Library.

At that time, Farina had just succeeded Father Leonard Boyle, OP, my dear friend and mentor, as Prefect.

Unfortunately, Boyle had involved the Library in licensing deals which ended up in complicated lawsuits. Among the tasks Farina faced was sorting out those problems. Boyle, a brilliant paleographer and saintly man, was unexperienced in business, as he told me personally on several occasions. He died a few months after his dismissal; I believe it was due to a broken heart — to the shame he felt at his failure to obtain funds for his beloved Library through the licensing initiatives he entered into.

Boyle's successor, Farina (another photo), who will turn 77 in September, a month from now, is another wonderful man, scholarly, precise, kind.

Since 1997, he has been promoted, and currently serves as Archivist of the Vatican Secret Archives, Librarian of the Vatican Library (the one post above that of Prefect) and president of the Vatican School of Paleography.

Farina has given his entire life to the Church.

He entered the Salesians at the age of 16. He was ordained to the priesthood by Cardinal Maurilio Fossati on July 1, 1958, under the reign of Pope Pius XII.

Farina studied Church history at the Pontifical Gregorian University in Rome, and received his doctorate in 1965. For the following three years, he worked at the German Foundation "Humboldt" in Freiburg and Bonn, so he knows German well.

From 1968 to 1972, he was Professor of Church History (covering the early Church to the fall of the Western Roman Empire in 476 A.D.) and of Methodology in the Theological Faculty of the Pontifical Salesian University. He then served as dean of the same faculty until 1974, then was rector of the Salesian University for two terms (1977-1983, 1992-1997).

So he has been an able administrator as well as a scholar.

He was named Prefect of the Vatican Library by Pope John Paul II on May 25, 1997. He received his episcopal consecration on the following December 16 from three cardinals, fellow Salesian Tarcisio Bertone (now the Secretary of State -- this is why this period in Vatican history is sometimes termed the "Salesian period"; there are many Salesians in high Vatican posts) as principal consecrator, with James Stafford and Jean-Louis Tauran as co-consecrators, in St. Peter's Basilica.

Ten years later, Farina was named Archivist of the Vatican Secret Archives and Librarian of the Vatican Library, on June 25, 2007. He replaced Cardinal Tauran, who was made President of the Pontifical Council for Interreligious Dialogue (Tauran is another exceptionally learned and competent cardinal).

On the same date, Farina was given the rank of Archbishop.

Pope Benedict created him Cardinal-Deacon of S. Giovanni della Pigna in the consistory of November 24, 2007 -- the last time cardinals were created (we are awaiting the next consistory, which is expected during the next 12 months).

Cardinal Farina will be eligible to participate in any future papal conclaves until he reaches the age of 80 on September 24, 2013.

Cardinal Farina currently sits on the Pontifical Academy of Sciences, and is fluent in German, Spanish, Japanese, French, and English as well as Italian.

This is the note he sent to me, when I asked him if he had any memories to share of Pope Benedict XVI on the 5th anniversary of Benedict's election (April 19, 2005.


Cardinal Ratzinger's Secret Project to Become a Librarian


By Cardinal Raffaele Farina

It is well known that the Vatican Library bears the name Apostolic not by chance, since it is an institution regarded since its foundation as “The Pope’s Library,” his personal property, as it were.

This is what Benedict XVI said on the occasion of his visit to the Vatican Library and the Vatican Secret Archives on June 25, 2007.

At the end of his speech, addressed to the staff and management of the Library and the Archives, the Pope said: “I confess that, on reaching the age of 70 [in April 1997], I very much hoped that the beloved John Paul II would have allowed me to devote myself to the study of interesting documents and manuscripts which you preserve with such care, true masterpieces which help us study the history of humanity and Christianity. In His providential designs the Lord had other plans for me and now I’m here among you not as a keen student of ancient texts, but as a shepherd called on to encourage all believers to cooperate for the salvation of the world, each carrying out the mission God has assigned to him."

It was the year 1997.

Cardinal Ratzinger had turned 70 on April 16.

On May 24, I was named Prefect of the Vatican Library, and as I began to carry out that task, I began to realize bit by bit realized the difficulties, economic and managerial in particular, which I would have to confront.

I took over the full management of the Library when my mandate as Rector of the Salesian University expired on July 12.On that same day I learned of the sequestering under seal of the sales counters in the Galleries of the Library, which are, still today, part of the public area of the Vatican Museums, as well as of the laboratories and storage room of the Belser publishing company from Stuttgart, located in the Vatican Library in the rooms under my offices.

The Cardinal Librarian was at the time His Eminence Luigi Poggi; we knew already, during the month of July, that both of us would have the thankless task of dismissing as many as 39 of our employees.

In the midst of this worrisome situation, I received, among other things, an application for employment from a young woman from Munich in Bavaria who had worked as a trainee in our manuscript restoration laboratory.

She was in Rome and she called me almost every day, asking to be hired by the Library or at least to be accepted as an apprentice in our laboratory for a year or two.

I could not hire her, despite her excellent record of studies and her degree, obtained in Germany, not only on account of the firings which had been planned, but also because the Library had been put under the administration of an external commissioner (I was the external commissioner!) owing to the judicial proceedings connected to the aforesaid sequesterings, caused by the licences which my predecessor had incautiously granted to companies in California.

Tired by my refusals to hire her, polite though they were, this young woman got to the point of threatening me, saying that, unless I took into serious consideration her request to work in our Library, she would enter a convent.

As you might imagine, it came to me naturally and spontaneously to tell to her that I thought her decision was a blessing from God, for many reasons. So I deluded myself into believing that I had solved this problem.

In August 1997, I received a letter from Cardinal Ratzinger, who was on holiday in Munich.

In his letter, the cardinal recommended the young woman to me. He said she had paid him a visit, accompanied by her parents, to seek his help. He said that he was disposed to pay personally for a two-year scholarship for her as an intern.

I did not know what to do.

I consulted with Cardinal Poggi, who counseled me to wait for Cardinal Ratzinger to return to Rome and ask to see him.

That’s what I did.

On September 22, the cardinal received me for about 40 minutes.

Without waiting for me to tell him about my problem, he began to speak as if he already knew the reason of my visit.

He went on for half an hour talking about his work at the Congregation for the Doctrine of Faith, making reference, among other things, to a project on which I had worked on with him, the opening of the Archive of the Index to researchers.

He continued to speak until I, reflecting on what he was telling me, realized that he thought I knew a piece of news which was in fact then circulating within a restricted number in the Roman Curia: that, having turned 70 on April 16 that year, he had asked the Pope to relieve him of his burdensome task as Prefect of the Congregation for the Doctrine of Faith and to grant his wish to spend his last years in the Vatican as Cardinal Librarian.

In other words, he was asking me what I thought of his idea and what being Archivist and Librarian of the Holy Roman Church involved.

When I realized what the Pope-to-be really meant, I gave him to understand that I had already heard the news, and I expressed clearly how happy I and the whole staff of the Library were to have him join us.

Only when I took leave of him did I tell him about the problem of Elizabeth, the young woman who later, in fact, entered a convent.

(end of Farina's text)

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What If?

Of course, Cardinal Ratzinger did not become the Archivist and Librarian of Holy Roman Church.He remained at his post at the Congregation for the Doctrine of the Faith for another eight years, right up until he was elected Pope Benedict XVI.

But what if he had become the Librarian, as he apparently hoped?

Would Dominus Iesus (signed by Cardinal Ratzinger and published in August of 2000) not have been written?

Would the investigation of the Legionaries, undertaken at Ratzinger's urging and under his direction at the Congregation for the Doctrine of the Faith, not have been pursued?

Had he become Librarian, would he have been elected Pope?

If he had not been elected Pope, in what ways would the last five years have been different?

Impossible questions to answer, but perhaps interesting to turn over in one's mind on a warm summer's day...

Robert Moynihan (Inside the Vatican)

Dorothy Day on the Atom Bomb at Hiroshima

by Dorothy Day

(Note: This is the article that the American Catholic convert Dorothy Day wrote just after the bombing of Hiroshima and Nagasaki in 1945. She begins by commenting on the reaction of US President Harry Truman to the news of the destruction of the two Japanese cities. The figure of 318,000 she gives for the number killed was what was first reported in the press; the figure was later reduced. This is how one serious Catholic at that time reacted to these events; I make no further comment.)

Mr. Truman was jubilant. President Truman. True man; what a strange name, come to think of it. We refer to Jesus Christ as true God and true Man. Truman is a true man of his time in that he was jubilant. He was not a son of God, brother of Christ, brother of the Japanese, jubilating as he did. He went from table to table on the cruiser which was bringing him home from the Big Three conference, telling the great news; "jubilant" the newspapers said. Jubilate Deo. We have killed 318,000 Japanese.

That is, we hope we have killed them, the Associated Press, on page one, column one of the Herald Tribune says. The effect is hoped for, not known. It is to be hoped they are vaporized, our Japanese brothers, scattered, men, women and babies, to the four winds, over the seven seas. Perhaps we will breathe their dust into our nostrils, feel them in the fog of New York on our faces, feel them in the rain on the hills of Eaton.

Jubilate Deo. President Truman was jubilant. We have created. We have created destruction. We have created a new element, called Pluto. Nature had nothing to do with it.

The papers list the scientists (the murderers) who are credited with perfecting this new weapon. Scientists, army officers, great universities, and captains of industry — all are given credit lines in the press for their work of preparing the bomb — and other bombs, the President assures us, are in production now.

Everyone says, "I wonder what the Pope thinks of it?" How everyone turns to the Vatican for judgment, even though they do not seem to listen to the voice there! But our Lord Himself has already pronounced judgment on the atomic bomb. When James and John (John the beloved) wished to call down fire from heaven on their enemies, Jesus said:

"You know not of what spirit you are. The Son of Man came not to destroy souls but to save." He said also, "What you do unto the least of these my brethren, you do unto me."

(Houston Catholic Worker, Vol. XXV, No. 5, July-August 2005. (Reprinted from The Catholic Worker, September 1945)

(Inside the Vatican Mgazine 7-8-2010)

Biografia


Nella vita di Dorothy Day, il punto di svolta è l'adesione al cattolicesimo; la fede si fonde con la sua esperienza di vita politica e sociale, iniziando una singolare presenza, non solo sindacale, con i lavoratori statunitensi.
Insieme a Peter Maurin ha fondato il Catholic Worker Movement nel 1933; il movimento, iniziato con la pubblicazione del giornale Catholic Worker, fu avviato per delineare una nuova collocazione neutrale e pacifista (negli anni trenta sempre più lacerati dalle guerre), che sposava la nonviolenza e l'ospitalità per gli impoveriti e i diseredati.
Dorothy Day aprì in seguito una "casa di ospitalità" nei quartieri poveri di New York. Il movimento si diffuse rapidamente in altre città degli USA, in Canada e in Gran Bretagna: dal 1941 sono state fondate più di trenta comunità, ognuna indipendente, ma tutte affiliate ai Catholic Workers. Oggi esistono ben più di cento comunità, incluse alcune in Germania, Olanda, Irlanda, Svezia, Messico, Australia e Nuova Zelanda.
Dagli anni sessanta la Day abbracciò la "sinistra" cattolica. Anche se negli anni dieci aveva scritto appassionatamente in difesa dei diritti delle donne, della libertà dell'amore e del controllo delle nascite, si oppose alla rivoluzione sessuale degli anni sessanta, dicendo che fu l'effetto malato di una simile rivoluzione sessuale negli anni venti (in quel periodo, precedente la sua conversione, aveva avuto un aborto).
Dorothy Day è sepolta nel Resurrection Cemetery di Staten Island, a pochi isolati da dove si trovava il suo cottage vicino al mare, ove iniziò ad interessarsi al cattolicesimo.
La sua causa di canonizzazione è stata proposta dai Missionari Clarettiani nel 1983. Molti oppositori l'hanno giudicata indegna a causa dei suoi "peccati di gioventù" (sessualità prematrimoniale e aborto); altri, tra cui i Catholic Workers, hanno giudicato non degno della persona lo stesso processo di canonizzazione. Ciononostante, il papa Giovanni Paolo II ha concesso all'arcidiocesi di New York il permesso di aprire la causa nel marzo del 2000, conferendole ufficialmente il titolo di serva di Dio.

Biografia

Dorothy Day (New York, 8 novembre 1897 – New York, 29 novembre 1980) è stata una giornalista e attivista sociale (membro dell'Industrial Workers of the World) statunitense, famosa per le sue campagne di giustizia sociale in difesa dei poveri e dei senza casa.

Opere

Tra i suoi molti scritti, l'opera più importante è la sua autobiografia, The Long Loneliness, pubblicata nel 1952. Un resoconto di Dorothy Day sul movimento dei Catholic Workers, Loaves and Fishes, fu pubblicato nel 1963.
Le è stato inoltre dedicato un film, Entertaining Angels: The Dorothy Day Story, sulla sua vita e le lotte da lei intraprese (1996), nonché un lungometraggio documentario, Dorothy Day: Don't Call me a Saint (2006, premiato alla Marquette University, dov'è stato aperto un archivio dei suoi documenti il 29 novembre 2005.

Premi e riconoscimenti

1972: Laetare Medal dell'Università di Notre Dame;
1978: Pope Paul VI Teacher of Peace Award, di Pax Christi USA;
2002: inserita nella National Women's Hall of Fame.

giovedì 5 agosto 2010

La grazia, trasfigurazione del mondo

La grazia è quel meccanismo della trasfigurazione del mondo che si pregusta come amore e bellezza. La grazia è bellezza, è luce che rivela la salvezza.
Il premio della virtù è di essere illuminato dalla luce più pura, diventando figlio di quel giorno che non è interrotto da nessuna oscurità; lo fa sorgere un altro sole che illumina con la luce vera, il quale dopo che una volta si è riversato su di noi, non si cela più a occidente, ma con la propria potenza luminosa circonda tutte le cose e produce in coloro che ne sono degni una luce continua ed ininterrotta, rendendo quanti partecipano di questa luce, degli altri "soli", ecco perché i santi sono strumenti dello Spirito Santo, dopo aver ricevuto lo stesso atto che esso ha.[...] I cuori puri che Gesù dice beati sono quelli che lo Spirito Santo riceve in se stesso: li rimodella completamente, li rimette a nuovo, li rinnova in modo straordinario. Ma come fa a non essere in nessun modo contaminato dalla loro sporcizia? Come il fuoco non contrae il nero del ferro, anzi comunica al ferro le sue proprietà, così lo Spirito divino, incorruttibile, dona l'incorruttibilità.

("L'uomo, mistero di luce increata" G. Palamas)